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Il professor Demetrio Stefanoff, un grande amico di Miglianico

Stefanoff: chissà quanti Miglianichesi sanno chi era Demetrio Stefanoff. Chissà quanti Miglianichesi sanno quanto è importante Stefanoff per la nostra Miglianico anche se loro non lo conoscono affatto.

Tutti i dipinti che vediamo ogni volta che andiamo a Messa, sia a san Rocco sia a San Michele-Santuario di San Pantaleone, li ha dipinti lui, il professor Demetrio Stefanoff.

Come spesso accade da queste parti, ci si dimentica di chi ha fatto qualcosa di buono, figuriamoci poi di chi, tra le cose buone, ne ha fatto alcune che rientrano tra le opere d’arte.

1937, agli albori del calcio miglianichese

Qui siamo agli inizi del calcio a Miglianico. La foto di questa squadra, meglio, di questo gruppo di appassionati, risale e poco più di ottant’anni fa. Molti, quasi tutti noi abbiamo necessità di chiedere a chi ha almeno settant’anni per sperare di dare un nome a tutti quelli raffigurati in questo vecchio scatto in bianco e nero. Qualcuno riconoscerà un parente, un amico, un volto conosciuto chissà attraverso quale altra vecchia fotografia, difficilmente arriverà a più della metà dei componenti da identificare.

I nomi sono riportati dietro la fotografia ma è bene tenerli ancora non svelati così che, chi vorrà, potrà impegnarsi un poco in questa bella ricerca. 

Il 18 aprile del 1948 a Miglianico

Si votò anche a Miglianico in quel 18 aprile del 1948, giorno in cui gli Italiani, dopo aver riassaporato il gusto della democrazia due anni prima, il 2 giugno del 1946, vennero chiamati ad eleggere il primo parlamento dell’era repubblicana.
Quelle votazioni sono state le più importanti della nostra storia democratica. Votando, le Italiane e gli Italiani hanno deciso di collocare definitivamente l’Italia nel quadrante occidentale dello scacchiere politico internazionale. Hanno affidato la guida del Paese al più grande statista dell’ultimo secolo, cioè ad Alcide De Gasperi, tanto onesto da meritare la beatificazione. Hanno scelto candidate, candidati e programmi della Democrazia Cristiana, che, insieme al Partito Comunista di Togliatti e poi di Longo e di Berlinguer, è stata il pilastro della nostra democrazia e, più di altri, è stata il motore della ricostruzione prima e poi dello sviluppo, perfino del cosiddetto “boom economico” della nostra amata Italia. Hanno garantito soprattutto la libertà, un bene divenuto assai raro nel ventennio precedente.

Il richiamo dell'etichetta (parte seconda)

Come promesso torno al racconto del celebre scrittore e giornalista oltre che grande personaggio del secolo scorso, Mario Soldati, sui vini e sui personaggi miglianichesi che ha descritto a metà anni Settanta, prima con articoli su Epoca poi nel libro “Vino al Vino”

Questa seconda puntata aggiunge un altro dono al tesoretto messo qui su Viva Miglianico in occasione della prima puntata. Il racconto è relativo alla visita fatta da Mario Soldati nella dimora dei Masci e all’avventura di un incontro mai realizzato con don Vincenzo, pur presente nella narrazione per un accidente singolare.

Gita a...

Care Amiche e Cari Amici di Viva Miglianico, 

avere tra le mani una foto significa, a volte, provare emozione inattesa. Trovarci dentro affetti incancellabili, sentir risalire ricordi lontani, riascoltare quasi le voci di un tempo passato sono cose che provocano in ciascuno sensazioni indescrivibili e bellissime. 

Il richiamo dell’etichetta

In occasione di una recente conviviale accademica, che, giova precisarlo a beneficio di chi lo ignorasse, non è una mangiata tra amici ma un evento cultuale, ho notato un particolare nel ristorante che mi ha colpito. Tra le bottiglie esposte ce n’erano alcune evidentemente non in vendita poiché molto datate e sistemate a far bella mostra di se e dar colore al locale. Tra quelle, seminascosta, ho intravisto un’etichetta che ha acceso ricordi e curiosità. Ho dovuto attendere la fine della conviviale, i commenti, l’omaggio alla brigata di cucina, il suono della campana che segna il termine ufficiale dell’evento. A quel punto, mentre si passava ai saluti ho preso una sedia e ho raggiunto quell’etichetta dalla quale non avevo staccato lo sguardo per tutta la serata. Non mi sbagliavo. Era una bottiglia di “CERRETO” Montepulciano d’Abruzzo cerasuolo - annata 1977 - dell’Azienda Agricola Petrosemolo di Miglianico: un gioiello di quarant’anni fa.

“Gli ultimi giorni della Città di Sauria”, di Camillo Fabbucci

Premessa.

Ho già raccontato la storia d’amore dei due protagonisti, Diomede Valignani e la bella Rosalba dei Comneno, che generò la nascita di Miglianico (clicca qui per rileggerla) e, collegata ad essa, la storia dell’accoglienza che la fece crescere e diventare borgo abitato e attivo. Nel narrare ciò e nello spiegare che si tratta di quanto appartiene alla nostra tradizione orale, che ha un riferimento nella figura di Mastre Camille Fabbucce, poeta calzolaio, vice-podestà, appassionato di lettura e di storia locale, anticipai l’intenzione di pubblicare un poemetto che lo stesso scrisse sugli ultimi giorni di Sauria. Questo è il nome della cittadina che si trovava all’incirca laddove il ponte autostradale si va ad appoggiare sui colli del versante Ortonese e che fu saccheggiata e distrutta nel corso delle incursioni turche verificatesi a metà del quindicesimo secolo.

Foto anni ’30 e pensieri di oggi

 

Il 28 ottobre è una ricorrenza che, fortunatamente, non si festeggia più. È l’anniversario della Marcia su Roma, evento del 1922 che veniva ricordato in passato come l’avvio dell’era fascista. Di fatti, il giorno dopo, il 29 ottobre 1922, il Re, che aveva rifiutato di firmare lo stato d’assedio che avrebbe consentito all’esercito di fermare le colonne fasciste, diede al comm. Benito Mussolini l'incarico di formare il nuovo governo, cui, qualche settimana dopo, fu affidato dal Parlamento l’incarico specifico di ristabilire l’ordine. Fu fatto. Sappiamo come andò a finire.

Miglianico di fine Ottocento, nomi e ruoli in una ricerca dell’Amico Giuseppe Tinari

C’era un “Regolatore del pubblico orologio” (quello che troneggiò fino ai primi anni ’70 sulla facciata del Municipio) che era anche addetto alla “riscossione del dazio” e guardia comunale, tra i Miglianichesi notabili di fine Ottocento, si trattava di Antonio Firmani.
La notizia l’ho trovata in una bella pubblicazione donatami da un grande editore, fotografo, cultore di storia nonché uomo affabile, simpatico e generoso, Giuseppe Tinari, il quale da non pochi anni mi onora della sua amicizia. Il volume è “Notaio Serafino de Sanctis - Ari, Miglianico, Ripateatina, Vacri e Villamagna - 1897 – 1900” (Edizioni Tinari - 2014) Per chi volesse trovarlo in biblioteca o volesse più appropriatamente acquistarlo, il codice ISBN è 978-88-88138-38-1. L’immagine della copertina è la carta che segna i terreni ala confluenza tra Il Foro e il Dendalo.

Miglianico, nata per amore, costruita nell’accoglienza

Cosa c’è all’origine di Miglianico, com’è nata la nostra bellissima cittadina, perché queste case, le strade e i campi disegnati dal lavoro dell’uomo sono Miglianico?
Non c’è storiografia che attesti com’è nata Miglianico. Ci sono tracce documentali che dicono ancora poco. Ci sono state congetture sull’origine del suo nome. Oggi c’è la ricostruzione da ritenersi pressoché inconfutabile sull’origine del nome di Miglianico, fatta, con autorevole scrupolo e con appropriata ricerca e utilizzo delle fonti, dal prof. Antonello Antonelli, e presentata nel corso dell’ultima “Conviviale degli Sfigati di Ferragosto”, tenutasi presso il Ristorante Il Casolare a cura della Delegazioni di Chieti dell’Accademia Italiana della Cucina. Ma oltre a questo in verità c’è poco.
C’è un racconto, per alcuni una leggenda, per altri ancora una semplice tradizione orale che narra la nascita di Miglianico. La conosciamo tutti, probabilmente. Ciascuno ne conosce una versione con determinati dettagli. Qualcuno forse la ignora del tutto.

La mitica Peppinella

Il tempo non conta in certi casi. Non conta contarlo da quando è passato il giorno del suo compleanno a cifra tonda. Non si può contarlo quando gli anni compiuti sono stati così pieni di vita, di cose fatte, di generoso servizio speso per gli altri senza mai voler occupare posti di visibilità, di tanto altro ancora da non poter entrare nel contenitore di un circoscritto numero di anni. È il caso di Giuseppina Volpe, Peppinella, la “mitica Peppinella”, come la chiama da sempre il mio comparuccio, prof. Antonello Antonelli.
Raccontarla in poche righe è quasi impossibile. Si può solo trarre qualche spunto per tracciarne il profilo, sicché chi non la conosce possa avere l’idea di chi sia e chi la conosce possa riconoscerla subito, anche da uno solo di quei tratti.
Molto opportunamente anche il Calendario 2016 della Confraternita di San Pantaleone le ha dedicato il “paginone centrale”, occupandosi per la prima volta di un personaggio ancora attivo e non di chi ci ha lasciato.

La vigilia della Concezione in Cesidio D'Amato

Dolore e speranza a dieci anni dalla morte di don Vincenzo

La pioggia di questo fine settimana non sono lacrime di dolore che piovono dal cielo, dove don Vincenzo festeggia il suoi dieci anni di beatitudine. No, Lui non vive nella condizione di chi prova dolore, delusione e amarezza, sentimenti umani che provo ad esempio io nell’approssimarsi ormai inesorabile dell’11 ottobre. In Paradiso, per i meriti accumulati in terra, il buon Dio Gli avrà invece concesso di ridere fino alle lacrime. Nell’eternità quest’anno, questo scorcio di 2005, che avevamo promesso di dedicare alla celebrazione festosa e riconoscente in coincidenza con i dieci anni della Sua morte, è stato ovviamente senza tempo. Ma don Vincenzo avrà potuto ridere fin alle lacrime di noi, delle cose promesse e non fatte, di questo “paese dei fuochi di paglia”, come ci ha sempre fotografati ad ogni avvio di iniziativa, che pure non ostacolava, che accompagnava e sosteneva pur consapevole e divertito che sarebbe comunque durata, appunto, come un fuoco di paglia. E di fuochi di paglia ne ha visti accendersi e spegnersi tanti nei cinquantacinque anni della Sua attività pastorale come Parroco dei Miglianichesi.

Nonno Guglielmo

La mattina del 6 ottobre 1965, un mercoledì di bel tempo autunnale, era in pratica il quarto giorno di scuola della mia seconda elementare. Ero al mio posto a fianco alla mia compagna di banco, Maria Antonietta, e la la Signora Maestra, Lucia, stava facendo la sua lezione. Entrò Elsina, una delle nostre amate Bidelle - l’altra era Maria - e, guardando me, disse alla Signora Maestra che sarebbe venuta a prendermi lei alla fine della giornata. Quando, all’una, suonò la campanella trovai sulla porta della Scuola Elementare anche mio fratello Guglielmo e venimmo accompagnati dalla signora Elsina, lungo quel viale acciottolato che saliva da via Martiri Zannolli, a casa del Nonno Raffaele. Nessuno mi disse perché, anche se una certa malcelata mestizia era strana lì a ora di pranzo. Tutto mi fu più chiaro poco dopo, quando la zia Letizia ci accompagnò a casa. Il bar era chiuso e c’era tanta gente.

Miglianico, questione di genere

“La Miglianico Tour o il Miglianico Tour?”. Comincia così l’articolo che scrissi in occasione della 33^ edizione di quella che oggi è la gara podistica forse più longeva d’Italia, certamente è la manifestazione che ha fatto conoscere a tanti nel mondo il nome della nostra Cittadina. Quell’articolo, chiestomi da Nicola Mincone per il libretto di quella edizione, è ancora pubblicato sul sito della “Miglianico Tour” (clicca qui per leggerlo); da qualche tempo è stata tolta la firma dell’autore, chissà perché. Non importa. 

Il dilemma, quello sul genere maschile o femminile del nome dato alla manifestazione, affacciatosi subito nei primi anni Settanta del secolo scorso, quando nacque la nostra corsa d’agosto - nata in verità a settembre, l’8 settembre, che è un bel nascere - fu risolto facendo prevalere il genere femminile.

La festa del Santo Patrono, la nostra festa

Cominciano oggi le solenni Feste Patronali in onore di San Pantaleone Medico e Martire. Prendono avvio con un’anteprima semplice ma interessante, oggi, nel giorno nel quale la Chiesa fa memoria di San Giacomo, proprio nell’omonimo quartiere cittadino che collega il centro storico con il Cimitero, la Cantina Sociale e il Campo sportivo. Non è la prima volta che si festeggia San Giacomo, non tanto per le recenti iniziative “extra-comitato” attuate felicemente negli anni più recenti, ma perché non poche volte, cadendo il giorno di San Giacomo in un sabato o nella domenica, la festa si è a suo modo imposta. È la prima volta, a memoria d’uomo, che però la si celebra in quel quartiere nell’ambito del cartellone ufficiale delle Feste Patronali. Potrebbe essere l’avvio di una bella tradizione, sotto svariati aspetti. È diventata tradizione la Festa in località Caramanico di Contrada Piane, opportunamente fissata in una sola giornata, potrà diventarla anche questa di San Giacomo, che non sarà per un capriccio che si vede intitolato un intero quartiere cittadino.

Appunti per una piccola storia locale. Ventisettesima puntata

Espongo qui l’analisi del voto amministrativo che feci in quei giorni.
Non fu certo una riflessione riservata e piena di chissà quali aspetti segreti. È la stessa che rielaborai qualche mese dopo, per presentarla, seppur in stretta sintesi, la sera del 23 aprile 2010, quando promossi “Prima che passi un anno”. La manifestazione la pensai e la organizzai come segretario dell’UDC di Miglianico, insieme all’ottimo prof. Antonello Antonelli, anch’egli allora iscritto e attivo nel Partito. Forzai sull’elemento solo formale della mia permanenza in quel ruolo perché mi dava titolo per prenotare la Sala Civica, per convocare la Cittadinanza, per utilizzare lo stemma del Partito e per imporre tutto questo sia all’allora sindaco dr. Dino De Marco sia a chi, su sua perfida sollecitazione, provò a bloccarmi a livello provinciale.

Appunti per una piccola storia locale. Ventiseiesima puntata

Il comizio del dott. Mario Amicone fu ovviamente utilizzato da “Progetto Miglianico” per alzare la polemica e trarne un qualche vantaggio. La linea adottata si basò su due pretesti e un solo caposaldo. I pretesti furono: a) Amicone non aveva titolo per intervenire nella campagna elettorale, b) Amicone andava additato come uno che aveva guadagnato e guadagnava soldi con la politica. Per questo aspetto la sua era la condizione di molti altri che erano sostenitori di “Progetto Miglianico”, ma, in tempo di antipolitica, tutte faceva brodo. Il caposaldo fu che con la vittoria annunciata di “Viva Miglianico Viva”, avrebbe continuato a comandare il vecchio gruppo e soprattutto Amicone, che Lorenzo Antonelli definì “puparo”, additando i suoi amici come quelli della fantomatica “cupola”, dimenticando che il dr. Dino De Marco vi aveva operato da vice-sindaco e da sindaco per ben quindici anni. Ma, in fondo, isolata la difesa del Papà, l’Amico Remo Firmani, da parte della figliola candidata, la dolce Simonetta, non venne argomentata alcuna obiezione sostanziale al discorso.

Appunti per una piccola storia locale. Venticinquesima puntata

“Cos’hai deciso di dire?” fu pressappoco questa la domanda che misi sul tavolo, dopo i rapidissimi convenevoli di rito e l’immancabile caffè girato e rigirato energicamente dal dott. Amicone che protestava con me per il messaggio diffuso dall’auto che, secondo lui, non era andato bene. Gli spiegai che quel messaggio era stato confezionato da altri, che la voce registrata era quella di altro amico (di Pino Timperio o di Nicola Mincone che se n’era direttamente occupato, se non ricordo male ora) e che neanche lo avevo ascoltato perché ero stato fuori Miglianico.
Tornai a insistere non solo nel presentare i casi di alcuni candidati che nutrivano legittime aspirazioni ma soprattutto per far si che, prima della fine della campagna elettorale, la nostra candidata-sindaco potesse annunciare la composizione della giunta comunale. Il dott. Amicone mi gelò. Non solo era contrario al metodo e alla linea di propaganda che insistevo a proporre, ma mi spiegò che “avevano pensato a una soluzione“ che definirei “extra-ordinem”. La cosa, molto tempo dopo, mi fu confermata direttamente, senza che ne avessi chiesto conto, dall’amico Peppe Di Giovanni, che, devo ritenere, fosse tra quelli che “avevano pensato” a questa soluzione.

Appunti per una piccola storia locale. Ventiquattresima puntata

Prima di consegnare a queste povere righe il resoconto di quel che è nei miei ricordi, anticipo un elemento di valutazione. Quel comizio, quello che il dott. Mario Amicone fece la sera del 3 giugno 2009, non fu decisivo per il risultato delle Comunali di quella primavera. Per alcuni, forse, suonerà incredibile: avrebbe potuto essere un comizio determinante solo in senso positivo. Non lo fu in negativo.
Ma, procediamo per gradi.
Il dott. Mario Amicone, che all’atto della presentazione della lista fatta al Golf Club, aveva annunciato che quello sarebbe stato il suo ultimo intervento pubblico, decise, invece, di parlare ai Cittadini prima che finisse quella campagna elettorale.

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