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“Miyaneche” di Margherita Anzellotti

Non possiamo dare valore alle coincidenze fin quando non accadono. Quando avvengono portano con sé lo stupore, incomprensibile e inafferrabile. Era in programma proprio oggi la pubblicazione di questa simpatica poesia di Margherita Anzellotti, che reca il segno dell’epoca nella quale è stata scritta, il tempo dell’atteso Centro di Ricerche Viticole ed Enologiche. Ed oggi Margherita Anzellotti se n’è andata. 

“Li Pizzifritte” di Cesidio D’Amato

Come spesso accade, non solo in poesia, il ricordo del tutto è racchiuso in quello di una singola cosa. Un cibo semplice, parte finale e, a volte accidentale, del rituale “fare il pane” come “Li Pizzifirtte” richiama un ricordo dolcissimo.

Senza titolo …ma è Miglianico

Scovata nel pieghevole che presentava la Miglianico Tour 1998, ecco una bella e suggestiva poesia. Descrive la Miglianico che l’autore vede alle soglie del millennio, non c’è romanticismo campanilistico ma con un afflato filiale mai sopito. In pochi tratti fotografa una realtà viva, un paesaggio impresso nel cuore, la visione di una capacita quasi magica che Miglianico ha di “assolvere ogn’uragano”. L’autore si firma con una sigla “E.D.M.”.

Miglianico Tour 1993 di Olivia Sarra

Ancora una volta, tra fantasia e dievrtimento, Olivia Sarra riesce a mettere i colori dell’allegria in una paio di pagine del libricino che presentava la Miglianico Tour. Siamo nel 1993.

“A Walter Sallustio, l’amiche de lu patimente”, per la Miglianico Tour 1992

È dedicata all’indimenticato Walter Sallustio, grande Presidente del G.S. ADES la poesia che Olivia Sarra ha scritto per la presentazione della Miglianico Tour 1992. In realtà il testo poetico non parla di Walter Sallustio ma narra la tragicomica corsa del marito di Olivia (che da sempre è la più tenace “aspirante vedova” d’Italia). Anche in questo componimento si incontrano alcuni dei componenti di quella che esecuzione corale per cui la Miglianico Tour, secondo l’efficace paragone della nostra Olivia è “gné la feste di Sante Pantalone”. 

La feste de lu purcelle

Non è cambiata poi più di tanto questa che è una tradizione plurisecolare dalle nostre parti. La festa che alcuni chiamano anche “Il funerale del maiale” ha una sua ritualità fatta di tenerezza, di gesti cruenti e infine di gioia per l’abbondanza del cibo che, allora più di ora, era cosa non frequente e meritava perciò una particolare festosità.

La Miglianico Tour 1989

Inizia con questa poesia del 1989 la presentazione che la nostra vulcanica e pirotecnica Olivia Sarra ha fatto della “Miglianico Tour”. I suoi versi compaiono anche nelle pubblicazioni edite per altre edizioni della celebre corsa d’agosto. Oltre al centro della sua affettuosa presa in giro, l’adorato marito Carletto Antonelli, nella gioiosa narrazione di Olivia fanno capolino alcuni dei personaggi co-protagonisti di quella bellissima favola moderna che è la “Miglianico Tour”. 

Mijàniche

Ecco un piccolo tuffo nel passato recente. Questa bella poesia è di Ester Volpe, allora giovanissima studentessa, oggi nostra brillante e volitiva amministratrice, il nostro Vice Sindaco.

La Miglianico che descrive è quella che lei vedeva in quella fine anni ‘80 del secolo scorso, viva anche di politica locale e di piccoli vizi paesani.

Le pie donne

Oggi è domenica, un’altra domenica senza poter andare a Messa, senza poterci incontrare, senza fare quelle cose semplici che abbiamo sempre fatto e che ora emergono invece per la loro grandissima importanza: l’umanità.

Ieri mattina, mentre assistevo alla Santa Messa che don Gilberto ha celebrato nel Santuario di san Pantaleone, rinnovando poi l’affidamento e intonando l’Inno che tutti abbiamo nel cuore, pensavo a quei momenti che precedono le cerimonie religiose.

C’era una volta “Marzo pazzerello…”

Siamo cresciuti con quel proverbio in testa Marzo pazzerello, guarda il sole e prendi l’ombrello. Cesidio D’Amato contempla questo mese cogliendo il risveglio della vita così come lo abbiamo sempre fatto, o meglio, come lo abbiamo fatto quando vi abbiamo dedicato il nostro, prima che l’affanno di tante inutilità lo soffocasse velandoci gli occhi.

La lontananza

È breve la distanza che separa i due innamorati descritti nei versi di Cesidio D’Amato: è non più lunga dello sguardo gettato verso la finestra dell’amata. Oggi apprezzeremmo come dono una distanza di pochi passi da chi, amata o amico, aspettiamo di ritrovare nella consuetudine della quotidianità. Questo ci sta facendo riscoprire il valore di tanti piccoli momenti che quasi non tenevamo più in considerazione.

Il profumo del pane

Fare il pane è un rito antico quasi quanto l’uomo. Si è andato perdendo e oggi alcuni lo stanno riscoprendo per riempire il tempo casalingo forzatamente dilatato.

Cesidio D’Amato si culla nel ricordo della sua Mamma che faceva il pane ogni settimana. 

La neve

Abbiamo dovuto attendere la primavera in questo fine marzo per rivedere la neve. Ci è mancata anche se non siamo appassionati di sport invernali, anche se non la invochiamo più per non andare a scuola, anche se abbiamo dimenticato che la neve fa bene alla campagna e alla salute.

GUTT, il colosso mai nato

Chi si ricorda il “GUTT”? Probabilmente pochi. 

Pochissimi saprebbero anche metà di quella storia. Ancor meno saprebbero ricostruire il vero inizio e il vero finale senza andare a tentoni. Eppure la vicenda risale a poco più di trent’anni fa. E’ vero, in un certo qual senso si tratta di un secolo fa, ma non è passato poi così tanto tempo. 

“GUTT” era il nome di un mega progetto turistico-commerciale che, se realizzato, avrebbe cambiato, stravolto il nostro territorio e anche il destino della nostra Cittadina.

Il professor Demetrio Stefanoff, un grande amico di Miglianico

Stefanoff: chissà quanti Miglianichesi sanno chi era Demetrio Stefanoff. Chissà quanti Miglianichesi sanno quanto è importante Stefanoff per la nostra Miglianico anche se loro non lo conoscono affatto.

Tutti i dipinti che vediamo ogni volta che andiamo a Messa, sia a san Rocco sia a San Michele-Santuario di San Pantaleone, li ha dipinti lui, il professor Demetrio Stefanoff.

Come spesso accade da queste parti, ci si dimentica di chi ha fatto qualcosa di buono, figuriamoci poi di chi, tra le cose buone, ne ha fatto alcune che rientrano tra le opere d’arte.

1937, agli albori del calcio miglianichese

Qui siamo agli inizi del calcio a Miglianico. La foto di questa squadra, meglio, di questo gruppo di appassionati, risale e poco più di ottant’anni fa. Molti, quasi tutti noi abbiamo necessità di chiedere a chi ha almeno settant’anni per sperare di dare un nome a tutti quelli raffigurati in questo vecchio scatto in bianco e nero. Qualcuno riconoscerà un parente, un amico, un volto conosciuto chissà attraverso quale altra vecchia fotografia, difficilmente arriverà a più della metà dei componenti da identificare.

I nomi sono riportati dietro la fotografia ma è bene tenerli ancora non svelati così che, chi vorrà, potrà impegnarsi un poco in questa bella ricerca. 

Il 18 aprile del 1948 a Miglianico

Si votò anche a Miglianico in quel 18 aprile del 1948, giorno in cui gli Italiani, dopo aver riassaporato il gusto della democrazia due anni prima, il 2 giugno del 1946, vennero chiamati ad eleggere il primo parlamento dell’era repubblicana.
Quelle votazioni sono state le più importanti della nostra storia democratica. Votando, le Italiane e gli Italiani hanno deciso di collocare definitivamente l’Italia nel quadrante occidentale dello scacchiere politico internazionale. Hanno affidato la guida del Paese al più grande statista dell’ultimo secolo, cioè ad Alcide De Gasperi, tanto onesto da meritare la beatificazione. Hanno scelto candidate, candidati e programmi della Democrazia Cristiana, che, insieme al Partito Comunista di Togliatti e poi di Longo e di Berlinguer, è stata il pilastro della nostra democrazia e, più di altri, è stata il motore della ricostruzione prima e poi dello sviluppo, perfino del cosiddetto “boom economico” della nostra amata Italia. Hanno garantito soprattutto la libertà, un bene divenuto assai raro nel ventennio precedente.

Il richiamo dell'etichetta (parte seconda)

Come promesso torno al racconto del celebre scrittore e giornalista oltre che grande personaggio del secolo scorso, Mario Soldati, sui vini e sui personaggi miglianichesi che ha descritto a metà anni Settanta, prima con articoli su Epoca poi nel libro “Vino al Vino”

Questa seconda puntata aggiunge un altro dono al tesoretto messo qui su Viva Miglianico in occasione della prima puntata. Il racconto è relativo alla visita fatta da Mario Soldati nella dimora dei Masci e all’avventura di un incontro mai realizzato con don Vincenzo, pur presente nella narrazione per un accidente singolare.

Gita a...

Care Amiche e Cari Amici di Viva Miglianico, 

avere tra le mani una foto significa, a volte, provare emozione inattesa. Trovarci dentro affetti incancellabili, sentir risalire ricordi lontani, riascoltare quasi le voci di un tempo passato sono cose che provocano in ciascuno sensazioni indescrivibili e bellissime. 

Il richiamo dell’etichetta

In occasione di una recente conviviale accademica, che, giova precisarlo a beneficio di chi lo ignorasse, non è una mangiata tra amici ma un evento cultuale, ho notato un particolare nel ristorante che mi ha colpito. Tra le bottiglie esposte ce n’erano alcune evidentemente non in vendita poiché molto datate e sistemate a far bella mostra di se e dar colore al locale. Tra quelle, seminascosta, ho intravisto un’etichetta che ha acceso ricordi e curiosità. Ho dovuto attendere la fine della conviviale, i commenti, l’omaggio alla brigata di cucina, il suono della campana che segna il termine ufficiale dell’evento. A quel punto, mentre si passava ai saluti ho preso una sedia e ho raggiunto quell’etichetta dalla quale non avevo staccato lo sguardo per tutta la serata. Non mi sbagliavo. Era una bottiglia di “CERRETO” Montepulciano d’Abruzzo cerasuolo - annata 1977 - dell’Azienda Agricola Petrosemolo di Miglianico: un gioiello di quarant’anni fa.

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