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“Lu callècchie”

Tenevo sempre sul comodino della mia piccola camera dal letto/studio una penna e un blocchetto. Era fatto di carta riciclata, erano il retro di manifesti o di altre stampe ritagliati a misura di blok-note e tenuti fermi da un punto di spillatrice. Capitava, prima di addormentarmi, di appuntare qualcosa tratta dalle letture fatte a letto o di segnare qualche idea o qualche spunto di vario genere. 

La sera del 1 ottobre di alcuni anni fa venne fuori di getto questa poesiola, alquanto strampalata e senza alcuna pretesa. Venne così, senza correzioni ma anche senza alcun intento poetico o narrativo. Il giorno dopo la copiai a macchina e da allora l’ho conservata come un ricordo simpatico e sempre caro. 

“Ombre senza storia” di Manuel Sulpizio

Questa poesia intensa, tormentata e profonda me la regalò l’Amico Manuel Giampiero Sulpizio nel giorno del mio compleanno. Alla sua riscrittura ho preferito la pur meno nitida scansione dell’originale che ha un suo indiscusso valore.

Si intuiva già il suo grande talento. Oggi sarebbe facile dire che in questi versi già si vedeva questo o quell’aspetto o altro ancora. Non ero, non sono capace di critica letteraria né ho doti di talent scout. L’averla ancora con me, custodita con attenzione, non stato né è dettato dalla fama mondiale che il carissimo Cugino ha saputo conquistare grazie alle sue doti. 

“L’ultimo sguardo” di Cesidio D’Amato

Questa poesia del maestro Cesidio D’Amato ha tutta la profondità e il respiro lungo dell’azzurro mare che simboleggia in essa l’animo umano. Questi versi non appartengono alla raccolta “Tempe di villègne. Li copiai con il pc della redazione de “Il Tempo”, come evidenzia chiaramente il carattere della stampante ed ancor più il foglio forato che la alimentava all’epoca sul quale i versi sono impressi. Probabilmente era una di quelle che il maestro D’Amato mi diede quando gli fu chiesto di preparare l’omaggio in versi per il “Val del Foro Club” di Toronto, pubblicato ieri. 

“Agli amici del Club Val di Foro” di Cesidio D’Amato

Ho conservato il manoscritto originale di questi versi ora copiati per la bisogna, che il maestro Cesidio D’Amato scrisse, ma ovviamente non firmò, per la pergamena destinata come omaggio al “Val del Foro Club” di Toronto. La pergamena che potrebbe recare qualche piccola variante rispetto a questa che è la versione originale dell’autore, era tra gli omaggi che recò con sé la delegazione del Comune di Miglianico, guidata dal Sindaco Mario Amicone. Invitata appositamente essa fece visita a quel sodalizio animato anche da nostri Concittadini emigrati a Toronto, in Canada, sul finire degli anni ’80 del secolo scorso. Di quella delegazione mista di amministratori e Cittadini, se non ricordo male facevano parte, tra gli altri, l’ingegner Gianni Cataldo e l’indimenticato Tommaso Ricciuti detto “Calimero”.  

“Lu Paese me” di Alberto Ricciuti

È una riflessione amara e, per certi aspetti, sempre attuale quella che esce dai versi del ragionier Alberto Ricciuti poeta per passione. Nel 1975 vedeva questo nostro Paese prossimo a “fare una brutta fine”. Quando ha pubblicato “Lu Paese me”, nella primavera del 2013, evidentemente aveva ancora motivo di inserirli nelle sua prima raccolta “Pensieri sparsi” compilata a quasi quarant’anni da quel 1975.

“Magge” di Cesidio D’Amato

Entriamo in questo mese e lo vogliamo colorare di speranza con i versi del maestro D’Amato che ci propone questo come il mese dell’allegria. Il maggio dei suoi ricordi ci presenta qualcosa che pure molti di noi hanno vissuto e che quasi non c’è più. 

Il mese di maggio, il mese della Madonna era l’inanellarsi di appuntamenti quotidiani in chiesa per la recita del rosario, per la messa e per intonare quei canti che, a riascoltarli ora, trovano sulle nostre labbra parole che pensavamo di aver dimenticato.

“Lu cànte de la primavère” di Cesidio D’Amato

C’è serenità, c’è la gioia affidata alla sinfonia cantata dagli uccelli in questa poesia del maestro Cesidio D’Amato. Per chi non l’ha mai fatto, anche per chi non ha colto l’occasione di questa distanza dagli affanni quotidiani, per chi lo ricorderà tra undici mesi c’è anche l’invito a spegnere il rumore, inutile e confuso, della nostra fretta senza meta per ascoltare una delle sinfonie più belle del mondo: il canto della primavera.

“Tempe de villègne” di Cesidio D’Amato

Da molti secoli vino e poesia si incontrano spesso. È naturale che questo accada anche in un poeta come il maestro Cesidio D’Amato che, tra l’altro, è stato appassionato produttore di vini per la sua cantina personale e tra i primi ad animare l’ONAV (Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino) in Abruzzo. “Cesidio d’Amato il poeta dell’Onav che trasformava in verso ogni evento”, è questo il ricordo di Michele Alessandria, che è stato dal 1981 al 2018 Direttore nazionale di quella prestigiosa organizzazione. 

“Sa scioje le marrocche” di Cesidio D’Amato

Questa poesia del maestro Cesidio D’Amato racconta un rito contadino ormai scomparso. La rappresentazione che il poeta ci offre ha un’efficacia quasi cinematografica. Sembra davvero di esserci in quell’aia pronta a “la scujtùre de le marròcche” e poi animata di lavoro, di sentimento, di passione, di canto e di danza.

“L’amore fraterne” di Cesidio D’Amato

Fino a poche ore fa, lo confesso, ho ignorato che esistesse la “Festa dei Fratelli e delle Sorelle”. Penso che anche la gran parte dei miei ventitré lettori sia stata ignara di questa ricorrenza. Essa invece esiste. Nata negli USA si festeggia oltreoceano il 10 aprile e in Europa, dove si è scelto di farlo come nel Portogallo, il 31 maggio.

Il sospetto che qualcosa del genere poteva esistere m’è sorto mentre mi accingo a predisporre la pubblicazione di “L’amore fraterne”, questa bellissima poesia dedicata a suo fratello Angelo, dal maestro Cesidio D’Amato. 

“A Mijaniche” di SODA

Questa poesia, che pubblichiamo come testo e non nella scansione dall’originale, probabilmente è stata la più letta dai Miglianichesi in quella primavera nella quale cadde il 25 aprile del 1945. Fu pubblicata sul numero unico de “Il Risveglio” - “Ricordo della Gioventù Miglianichese” uscito ufficialmente il 31 dicembre del 1944 dalle stampe della “Tipografia C. D’Argento - Francavilla al Mare”. Scrivere anche oggi questo nome è per me estremamente emozionante, soprattutto perché quel “C. D’Argento” era il mio “Compare Camillo”, il mio padrino di battesimo, ed anche perché quella tipografia è stato il luogo di affetti straordinari, di esperienze intense, di tanti momenti indimenticabili. 

“La vite” di Cesidio D’Amato

Questa delicata poesia di Cesidio D’Amato presenta con grande efficacia lo scorrere della vita. È ritmata lentamente dal respiro lungo delle stagioni. Nei colori che cambiano c’è il mutare di un sentire, un tumulto continuo del cuore che pure viene narrato con grande pacatezza.

“Accande a lu fuchilare” di Cesidio D’Amato

Con la primavera allontanatasi per un poco non è poi così fuori calendario questa poesia del maestro Cesidio D’Amato. Fuori tempo, lontano ormai dal nostro tempo è invece quel buio all’esterno che non fa veder nulla oltre la finestra.

“Lu spaccaprete” di Cesidio D’Amato

È davvero inghiottita nel gorgo della memoria la figura dello spaccapietre. In qualche modo di dire forse resta ancora ma nei fatti e nel racconto della stragrande maggioranza di quelli che conosciamo “lu spaccaprete” non c’è più, da non pochi anni. L’efficacia descrittiva dei versi creati dal maestro Cesidio D’Amato però ce lo mostra, inquadrandolo in una cornice che, invece, conosciamo bene. È quella della strada che porta a Chieti, diversa oggi per dimensione e per altri aspetti, ma sempre la stessa da più di un secolo e mezzo a questa parte tragitto di viaggi fatte molte e molte volte.

“La casarella me” di Cesidio D’Amato

In questi versi c’è il ricordo della casa, “la casarella” dove è nato ed è cresciuto il maestro Cesidio D’Amato, la stessa dalla quale, se si allontanava sentiva un richiamo speciale. 

Nel ricordo di ciascuno di noi c’è quello della casa dove si è nati, dove si è trascorsa l’infanzia, dove si è cresciuti. Può anche essere la stessa dove si vive ancora, pur non essendo più la stessa. Gli ambienti cambiano col tempo. Cambia la percezione degli spazi anche quelli più familiari. Un bambino vede ad un’altezza che non sarà mai più la stessa. Un bambino coglie particolari che, ormai adulto, sembrano non esserci neppure. Un bambino ascolta suoni che per noi ora sono solo parte di un indistinto sottofondo della vita quotidiana.

“Le strade de na vote” di Cesidio D’Amato

Polveroso e a volte fangoso, il ricordo delle strade di un tempo è fatto di vita di quelli che per noi oggi sarebbero disagi inconcepibili, di povertà, di una vita comunque in movimento, produttiva, sociale, inarrestabile pur se lenta.

Non è lontano questo tempo, certo non quello delle carrozze, ma quello delle strade non asfaltate come quella, oggi centralissima, che da San Giacomo, proprio dalla casa del maestro D’amato va verso Montupoli. Ancora a metà degli anni ’70 la maggior parte delle strade comunali erano “brecciate”.  

“Gioja me” di Ettore Paolini

Questi versi ci aprono una pagina della storia di Miglianico. È il testo di una canzone scritta dal Maestro Ettore Paolini per la quale ovviamente egli compose anche la musica. Questa canzone è una delle più conosciute tra quelle del repertorio de  La Gojiosa”. Era questo il nome del gruppo corale, la “maggiolata” allestita e diretta dallo stesso maestro Paolini. Fu protagonista a Miglianico e in tutta la regione di applaudite esibizioni, arrivando a classificarsi ai primi posti in più di un concorso locale e nazionale prima del 1940. 

“Lu Tilare, ‘nu ricorde da bardàsce” di Cesidio D’Amato

Un ritmo quasi musicale è rimasto nel ricordo da bambino del mastro Cesidio D’Amato, è quel del telaio azionato da “Zà Ritucce”. Quel cadenza dà una sonorità tutta particolare a una descrizione che conferma quanto sia viva nella sua memoria quel ricordo, scolpito da una lavorio affascinante pur se quotidiano.

"Lu sandarelle" di Cesidio D'Amato

Ancora una volta un piccolo oggetto suscita un intero mondo di ricordi. Questo piccolo santino, messo nella busta di una lettera, ha seguito il poeta per tutta la sua vita, tenendo annodato il più bel rapporto che ci sia, quello tra Madre e Figlio.

“Lu pianine” di Cesidio D’Amato

Il ricordo che il maestro D’Amato ha affidato ai suoi versi è quello della sua prima gioventù. Il suono di un pianino, strumento a manovella che serviva a richiamare i passanti ad un gesto di solidarietà o di carità lo conosciamo solo attraverso brani di vecchi film o ci ha sorpreso in occasioni particolari, qualche evento folclorico o qualche viaggio turistico.

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