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Articoli

Tutti gli articoli della stampa locale sugli incendi dell'ottobre 2010

Pubblichiamo il testo di tutti gli articoli della stampa locale in merito agli incendi dell'ottobre 2010 così da ricordare come venne accolta dalla comunità dell'informazione quell'evento.

Il "passaggio" del 2008: carta canta!

Siccome per molti la memoria è "corta" e si arriva anche a negare quanto è stato fatto, forse proprio giovandosi delle naturali dimenticanze dell'essere umano, viene in soccorso il web, che è ormai la "memoria storica" di tutti noi.

Poiché si è fatto riferimento, nel pezzo "Baffi scaduti", dell'ormai famoso "passaggio al Pdl" di tanti personaggi di spicco dell'Udc, tra i quali il sindaco, Dino De Marco, che continua a negare in ogni sede quello che potrebbe essergli rimproverato come una mancanza di coerenza politica (in vista di una probabile candidatura a scranni ben più lauti di quelli del primo cittadino), giova riportare qualche link che la stampa dell'epoca riservò a quel passaggio massiccio dall'Udc al Pdl, salvo poi fare una repentina marcia indietro, alla ricerca di "porti politici" più sicuri, allorquando la "scalata" alla Regione di Nicola Mincone, origine di quel passaggio, si fermò all'apertura delle urne.

E in Trentino gli schiavi del porfido

E in Trentino gli schiavi del porfido

di Paolo Tessadri

E' una regione ricca e accogliente. Ma tra le montagne c'è anche il Far West del lavoro: manovali italiani, macedoni, arabi, cinesi, marocchini non hanno altra scelta che il cottimo puro

(07 giugno 2011)

Era la pietra degli imperatori, rossa come la porpora per testimoniare nei secoli il potere assoluto. Oggi quel potere sa di sfruttamento. E il rosso ricorda il sangue dei lavoratori, spesso costretti a convivere con l'insicurezza. La Val di Cembra in Trentino ha una crepa lunga dieci chilometri, costeggiata da cento cave dove si estrae il porfido migliore: una miniera d'oro che frutta ai concessionari 220 milioni di euro l'anno.  
 
Ci sono mille dipendenti, di cui 600 stranieri che sudano in questi buchi di pietra e polvere, con un indotto che coinvolge altre 1.500 persone. Nelle cavità di queste montagne sbrecciate si spacca la roccia dieci ore al giorno, sei giorni la settimana, con la schiena piegata e la mazza in mano per rompere le lastre di porfido. Ma nel ricco e accogliente Trentino, c'è anche il Far West del lavoro: manovali italiani, macedoni, arabi, cinesi, marocchini non hanno altra scelta che il cottimo puro. Sollevano più di 200 quintali di pietra al giorno, mentre chi sta alle macchine deve produrre fra i 35 e i 50 quintali di cubetti, piastrelle o lastre.  
 
Chi non raggiunge il quantitativo viene messo in ferie; chi si ammala non viene pagato; chi s'infortuna sul lavoro viene considerato assente ingiustificato e può venire licenziato: si va avanti quando piove, in inverno col ghiaccio, in mezzo alla polvere che mina i polmoni. Le buste paga le decidono i gestori in una contrattazione individuale con immigrati che non parlano italiano. Ma anche per chi da sempre lavora qui la situazione non è ottimale: "Sono in cava dal 1974, a quel tempo si stava meglio, quando era brutto tempo ti mandavano a casa. Oggi ti trattano da schiavi. Ho visto gente che si è bloccata ed è stata portata all'ospedale".  
 
Joussef Marras, marocchino, ha protestato perché l'aspiratore della polvere non funzionava da tre anni: è stato licenziato. Kamber Mazllami, macedone, dopo 15 anni di cava ha avuto problemi di cuore: licenziato. Pure il trentinissimo Walter Ferrari, che aveva protestato per il rinnovo del contratto collettivo, è stato costretto ad andarsene: ora alleva capre e ha costituito insieme ad altri 150 il Comitato dignità per i lavoratori del porfido.  
 
Con la crisi, poi, si è creata una catena al ribasso: padroncini che affittano una parete di roccia, acquistano i vecchi macchinari - dismessi dalle grandi aziende perché meno sicuri - e con dipendenti extracomunitari cercano di ritagliarsi il loro guadagno di pietra. Spesso sono immigrati che assumo altri immigrati ma succede che questi artigiani al momento di pagare i dipendenti spariscono. Spiega l'avvocato Lorenza Cescatti: "I lavoratori che ho assistito non sanno parlare italiano. Subiscono continue contestazioni per fatti inesistenti o insignificanti. E spesso vengono lasciati senza stipendio".

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