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Schizzi di populismo on line

Categoria: Notizie
Pubblicato Giovedì, 24 Giugno 2021 16:29
Scritto da Maurizio
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Come dice il ritornello della simpatica stornellata che spesso la mitica Olivia Sarra ci canta? C’aj’a fa’, nen pozz’a rimandinè…. 

Ho dedicato gli ultimi scritti, e anche i penultimi, pubblicati su questo spazio di libertà a cose buone. Ho provato a indicare modeste ma oneste previsioni relative ai problemi che la nostra Comunità secondo me vive. Mi sono permesso di sollecitare piccole, forse insignificanti ma sincere soluzioni a quegli stessi o ad altri problemi. L’ho fatto per i miei ventitré Lettori che non hanno bisogno oggi di spiegazioni se passo ad altro tono. 

Carissime e carissimi, non si può ascoltare certe cose. Cioè si può anzi in ceri casi si deve ma senza restare in silenzio. 

 

Il populismo ci ha rintronato in questi mesi già drammatici con un rimbombo di fesserie pseudo scientifiche, para-complottistiche, terrapiattiste o, più semplicemente, cretine. Ora ci si mette anche chi ha doveri più seri. Il mio Amico, il dott. Fabrizio Papponetti è stato scosso dal letargo amministrativo nel quale è accoccolato sin dalla tarda primavera del 2014 e si è messo a recitare in diretta video. Uno dice, che sarà mai successo? Se hanno risvegliato il mitico Papponetti (è ancora il mio candidato sindaco preferito nell’alveo della sinistra locale, ndr.) deve esserci qualche clamoroso sviluppo, una bomba. Invece il lungo monologo, letto sul gobbo, dal nostro redivivo consigliere di minoranza è solo una ben recitata ma esibizione di populismo da quattro soldi, anche se lui spara cifre milionarie. Alla fine ha lanciato anche lo slogan “Alle Piane andate piano”, l’unica cosa che si salva in oltre cinque minuti di banale propaganda.

Il tema ovviamente è quello dell’autovelox. Troppo facile, più facile del tema a piacere di scolastica memoria. Parlare male dell’autovelox è banalmente popolare, populistico appunto. È sfacciato in questo caso se si ha un minimo di memoria.

Non ricordo alcuna parola del dottor Fabrizio Papponetti a proposito dell’autovelox quando l’infernale strumento fu introdotto. Era il 2013. E neppure dopo quando lui si candidò alle comunali del 2014. Nel 2013 l’autovelox fece la sua apparizione a Miglianico per volontà della scolorita amministrazione di “Progetto Miglianico”, guidata dal mio Amico, Dino De Marco. Una sola voce si levò a contestare quella decisione. Infatti fui il solo a prendere posizione contro l’autovelox (Clicca qui per rileggere quell'articolo) Nessuno mi diede sostegno allora. Incredibilmente passò per buona la giustificazione affidata alla cortese delicatezza del compianto Fernando Ferrara che parlava di pura prevenzione e di immediato riutilizzo dei proventi per la segnaletica stradale. Tornai a trattare più volte di autovelox, soprattutto quando l’attuale maggioranza, quella di “Miglianico Cambia” decise di mantenere in vita quello stesso contratto attivato dalla precedente amministrazione appena sconfitta alle elezioni del 2014. Rimasi isolato. Felice ma isolato. Consapevole della coerenza della mia posizione trans-amministrativa (nel senso delle simpatie legate ai vari quinquenni di consiliatura, ndr.) ma isolato. Contestato amichevolmente da chi provò a spiegarmi un effetto dissuasivo o preventivo dell’autovelox, rimasi fermo nella mia assoluta contrarietà all’utilizzo di uno strumento che è come certe medicine, fa bene, poco, ad una o due cose, fa male, molto, a tutto il resto.  

Oggi non accetto la compagnia di chi per meri fini di sciocca propaganda si inalbera e va a caccia di misteri che tali non sono sull’uso e sui proventi dell’autovelox. Non devo né voglio esser io a spiegarli. Come non voglio neppure perder tempo a chieder spiegazioni al dottor Papponetti e ai suoi pochi e interessati sostenitori d’occasione sul fatto che né lui né altri suoi sodali citano, guarda caso, alcun esempio virtuoso di altri Comuni che userebbero bene l’autovelox. Avrebbe potuto parlare di Francavilla al Mare, che è un caso topico, o di Comuni viciniori che da anni presidiano i rispettivi tratti della Val Di Foro molto incassando, e anche qui nulla o quasi prevenendo, sulla quale arteria stradale non hanno certo speso soldi se non per due o tre cartelli legati appunto al controllo elettronico della velocità. 

Può darsi che la mia incombente senescenza mi abbia condotto a dimenticare interventi e proposte fatte dal dottor Fabrizio Papponetti o da suoi compagni di appartenenza al non-gruppo dell’insieme-che-divide. Sono pronto a fare ammenda e a rallegrarmi di esser richiamato ad un più attento ricordo. Dubito che possa accadere ma son qui. Non mi nasconderò, forte della mia antica e coerentissima posizione in merito.

Confermo che sono contro l’autovelox come lo conosciamo qui e altrove. Aggiungo però provocatoriamente la conferma di un principio incontestabile. Se si supera un limite di velocità, si viola una regola e si può prendere una multa. Nessuno può contestare al pubblico ufficiale, che giustamente ci sanziona, che poi i soldi della multa saranno spesi per pagare le indennità ai parlamentari. Se si parcheggia in divieto di sosta si può prendere una multa (a Miglianico non più, ndr.). Ma nessuno può contestare la multa dicendo che i soldi verranno spesi per pagare i gettoni di presenza dei consiglieri comunali. Nel primo o nel secondo caso o in tutti gli altri casi, nessuno può prendersela con il Presidente del Consiglio dei Ministri o col Sindaco o con il Presidente della Repubblica i quali non fanno multe così come non piazzano autovelox anche se sono proprio loro ai vertici di Governo, del Comune o dello Stato Repubblicano. Come nessuno immagina di dover ringraziare loro se poi il poliziotto o il vigile la multa non gliela fa perché chiude bonariamente un occhio.

Sono e resto contro l’autovelox. Preferisco esser fermato e, casomai, sanzionato da chi presidia le strade. È questo che serve: avere più Carabinieri, più Poliziotti, più Vigili Urbani che devono avere più mezzi e più benzina per presidiare le strade così da garantire controllo e sicurezza. Occorre investire denaro pubblico anche per questo, qui e soprattutto altrove. Ma ora il discorso ci porterebbe lontano.           

Un ultimo piccolo accenno ad altra esplosione di populismo da quattro soldi lo devo fare in relazione alle simpatiche prese di posizione seguite alla decisine della Santa Sede di agire per via diplomatica in merito ad alcuni specifici contenuti della disegno di legge Zan. 

Nessuno può contestare la serena necessità che non ci siano più, mai più, discriminazioni o, peggio, atti violenti o manifestazioni di odio, in relazione all’orientamento sessuale o alle scelte di genere dei singoli. Ma la decisione di uno Stato sovrano di richiamare attenzione da parte del nostro Stato sovrano sulla corretta applicazione di un accordo internazionale, tra l’altro sottoscritto da un presidente del Consiglio socialista e libertario come Bettino Craxi, è un fatto che nulla toglie alla laicità dello Stato Italiano né contesta l’impostazione ideale del progetto di legge in questione. Il concordato è un accordo internazionale e nella nostra Costituzione, all’art. 7 (votato anche dai comunisti), ha avuto e mantiene una speciale tutela. Del resto quel progetto di legge tutto è meno che perfetto. La storia recente e meno recente insegna che le grandi battaglie combattute a sostegno di scelte come il divorzio e l’aborto (temo assai anche per l’eutanasia) hanno portato a vittorie che hanno garantito nuovi diritti ma ci hanno lasciato leggi portatrici anche di non pochi né piccoli problemi. 

All’influencer molto seguito ma molto ignorante in materia di diritto internazionale, costituzionale, penale, amministrativo e fiscale ma anche in altre materie citate nella sua sciocca esibizione nella quale non ne ha indovinata una che sia una, ha pacatamente, delicatamente, fraternamente, compiutamente e perfettamente risposto monsignor Nunzio Galantino.     

Mi rifaccio ancora all’incipit di questa nota riservata ai miei ventitré Lettori e aggiungo una cosa che penso si stata detta e scritta almeno da duemila anni a questa parte: siamo ugualmente tutti figli di Dio, tutti amati da Dio, e fratelli in Cristo, come tali tutti amati da Cristo, senza distinzione e quindi senza discriminazione. È difficile da capire e da accettare, come la storia purtroppo ci insegna. Ma è così, semplicemente così. Poi c’è il libero arbitrio e ciascuno può rifiutare di seguire il comandamento nuovo, l’amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Ma non cesserà mai di esser amato da Dio, che è un Dio misericordioso in una misura per noi impossibile da capire. E a volte mi sorprendo a non capire come la Chiesa non riesca ad essere meno dura con divorziati (soprattutto quelli abbandonati semplicemente dalla propria “metà”), separati, conviventi, lesbiche, gay, alcolizzati, drogati che più di altri hanno bisogno di esser accolti con amore. Sono come immigrati che provano a entrare in un mondo che sembra respingerli. I canoni, i catechismi sono da rispettare con grande osservanza, ci mancherebbe. Ma l’Amore deve avere spazio per agire, altrimenti molti rischiano di non esserne contagiati e non possono né esser felici né amare a loro volta.  

Torniamo ora al piano dell’organizzazione della nostra convivenza civile, quella per la quale si fanno le leggi. Occorre stare attenti, molto attenti a consolidare e a proteggere sacrosanti diritti civili senza mai intaccare né oscurare né ritenere obsoleti i diritti naturali che oggi hanno ancora di più necessità di tutele e di ogni cura. La Famiglia cosiddetta tradizionale, quella basata sulla maternità e paternità cioè su una madre femmina e un padre maschio, l’orientamento eterosessuale dei singoli, la libertà di educare i figli secondo questo modello, la libertà di professare la propria fede religiosa, la libertà di insegnamento, la libertà individuale limitata dalle leggi dello Stato al quale si appartiene e altri valori di tale importanza non possono essere schiacciati, derisi, soffocati artatamente da parte di chi, pur avendo pieno diritto a vivere i propri orientamenti e le proprie convinzioni lo deve fare liberamente e serenamente sapendo di essere una minoranza, più o meno numerosa ma sempre minoranza. È una minoranza, absit iniuria verbis, certamente più agguerrita e meglio organizzata anche in lobby, ma che, godendo appieno della propria dignità umana e della piena libertà civile non deve mai pensare di imporre il proprio modo di vivere e di vedere le cose agli altri, sia alla maggioranza sia ad altre minoranze. Il mondo cambia? Lo ha sempre fatto. Ci sono modelli nuovi o riscoperti di organizzazione familiare, sociale e di relazione umana? Vanno studiati, organizzati in condivisione e non imposti creando e sfruttando mode che nascondo sempre tornaconti. Qualcuno pensa di potersi sostituire al Padreterno? Ha esempi ai quali far riferimento per regolarsi: una sequela di piccoli e grandi dittatori e finti filosofi, nessuno da ritenere un buon esempio. E poi c’è la lezione della “Torre di Babele”, che può essere letta laicissimamente senza nulla togliere al suo monito, terribile e sempre attuale.