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La letterina del sabato 27 luglio

Categoria: Notizie
Pubblicato Sabato, 27 Luglio 2019 00:00
Scritto da Maurizio
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Care Amiche e cari Amici,

da quando è nata questa piccola rubrica tutta dedicata a voi, è la prima volta che un suo  appuntamento cada nel giorno di San Pantaleone.

Come vi dicevo sabato scorso, siamo in piena festa. Ma non è ancora il momento per fare il dovuto commento ad una manifestazione che oggi vive il giorno più importante. Resta immutato anzi crescente ad ogni ora il senso di gratitudine e di solidarietà per il Comitato Feste tutto intero fino al suo Presidente, la dottoressa Annalisa Palladinetti. 

Ieri sera, come accade da molti e molti anni, c’è stata la solenne intronizzazione della Statua di San Pantaleone. È una delle emozioni più forti che la nostra Comunità vive ogni anno. In realtà la si vive più come singoli, perché ognuno prova una commozione e un pathos che vibra per il dolore, le preoccupazioni, le aspettative, le speranze e i ringraziamenti legati a vicende proprie o dei propri cari. I lineamenti dei tanti visi rivolti al Santo si tirano, scendono lacrime a solcare volti oggi abbronzati al mare mentre prima erano scuriti negli orti e nei campi, altre lacrime si inghiottono a capo chino. La Chiesa si illumina di sguardi che sono discorsi intimi con il nostro Santo Protettore. In quel momento l’afa viene squarciata dall’Inno e il tempo sembra fermarsi per un po’. Oggi ci sono smartphone che si alzano a caccia di un’immagine da inviare subito a amici e parenti lontani. Anche questa condivisione online, rapida e incessante è a suo modo devozione perché vuole tenere uniti in quel momento coloro che non possono esserci. Ci sono ancora bambini issati a braccia da genitori e Nonni. Ci sono devoti che arrivano in Chiesa solo per quel rito. E ci sono altri che salgono la via del Santuario con calma, quando è già buio, per poter avere quei pochi secondi di visione “faccia a faccia”, come ha ricordato don Gilberto, per poter esser da soli con l’Amico San Pantaleone. 

Oggi, dopo le Sante Messe, dopo il mercato che anch’esso sta cambiando sempre più rapidamente, dopo la banda che gira per le strade e la piazza, ci sarà la processione. Un tempo si faceva a mezzogiorno. Ora esce quando la sera promette meno sole e più atmosfera. È un altro momento particolare. San Pantaleone, come ha notato ieri sera mia moglie, guarda tutti negli occhi. È questo il fascino di un rapporto che lega ogni Miglianichese al nostro Santo. Quel guardarsi negli occhi senza farsi distrarre da ori, candelabri, manifestazioni folcloriche chiassose e colorate è la traccia che segna il percorso della processione. 

Quello di ieri sera e questi di oggi sono i fondamenti che devono restare irrinunciabili, sui quali la tradizione si può innovare per restare salda.             

Val la pena di segnalare, tra le altre, una piccola novità che è frutto del progresso tecnologico più che di programmi speciali: la presenza di algide luci a led nel gioioso addobbo delle luminarie affidato alla “Premiata Ditta Miccoli” di Miglianico. A tal proposito è bello ricordare come il lavorìo intenso e paziente di allestimento delle luminarie da parte di Angiolino e Mario Miccoli è uno dei segni davvero tradizionali che annunciano l’arrivo delle Feste. È un opera lunga, faticosa, attenta fin nel controllo di ogni singola lampadina. È uno di quegli elementi che fanno davvero parte della festa. Manca, lo ricorderò ogni volta che ci sarà occasione, manca la presenza della cassarmonica, oggi elemento forse obsoleto per le dimensioni richieste da bande e gruppi musicali, forse anche fuori norma sul piano della sicurezza. Non conta. Certamente potrebbe essere, è un simbolo anche solo decorativo, un monumento, un segno storico identificativo che andrebbe recuperato, anche a soprattutto in considerazione del fatto che si tratta di una struttura di assoluto pregio artigianale, ideata e realizzata interamente a Miglianico. Non è poco. Per comprenderne il valore, chissà dovremmo aspettare che questo patrimonio ci venga “scippato” da qualche Comune più furbo e lungimirante. Lo so è una battaglia solitaria. Ma penso valga la pena combatterla, anche perché, come altre nate su questo spazio di libertà, non genera divisioni e contrasti. Al più è venata di troppo amore per Miglianico. 

Per Miglianico ha avuto sempre attenzione Germano De Cinque, morto ier l’altro e i cui funerali si svolgono proprio oggi, 27 luglio, festa di san Pantaleone. De Cinque, uomo colto, educato, onesto e competente, è stato presidente dell’Amministrazione Provinciale, poi deputato e senatore sempre come esponente della DC. Quando fui eletto nel comitato provinciale e subito dopo in quello regionale dei giovani DC, dove ricoprii il ruolo di segretario organizzativo, Germano De Cinque fu il politico che con più amicizia e passione mi fu vicino, spronandomi ad impegnarmi e vincendo la mia innata ritrosia per gli incarichi. Quella fu un’esperienza di grande formazione che ho maturato anche grazie a lui, alla sua paziente e continua vicinanza. In un qualche modo ho potuto ripagarlo quando, da segretario di sezione, potei consegnargli nel 1992 i voti di Miglianico, uno dei pochissimi se non l’unico risultato in aumento rispetto alle precedenti elezioni nel collegio senatoriale di Chieti-Ortona. Germano De Cinque è stato un amico sincero e sempre disponibile, anche come notaio, professione che ha amato e coltivato con passione pari se non superiore a quella grandissima riversata nella politica attenta al territorio e ai valori del cristianesimo liberale. Tra le sue doti, proprie di tanti veri democristiani, che oggi penso tutti gli riconoscono, c’era quella della capacità di unire e di evitare le divisioni.       

A proposito di divisioni. Beh, vabbè che è festa, ma non si può lasciar passare sotto silenzio quel che è troppo sfacciato per esser trascurato. Lunedì scorso c’è stato il Consiglio comunale. Il gruppo di minoranza ha cominciato a fare interrogazioni. È parte del suo dovere. Non ha avuto risposta perché le avrebbe presentate fuori dal tempo utile per istruire le pratiche, come ha precisato il Sindaco. Il mio Amico Carlo Biasone, capogruppo della minoranza ha commentato a modo suo e pro domo sua. Ci sta. Se pensa che il Sindaco ha trasgredito leggi e regolamenti sa come agire. Se sa che il Sindaco ha ragione può buttarla in polemica lo stesso. Questo è il gioco della democrazia consiliare.

Ma quando commenta certe cose non può passare il segno. 

Ha scritto: “Facciamo appello al senso di responsabilità del primo cittadino, responsabilità doppia rispetto a quella di tutti gli altri consiglieri, per scongiurare ulteriori divisioni, di cui in paese non si sente davvero il bisogno”.   

Beh, ci vo’ la faccia tosta o addirittura altro. 

Lui, proprio lui, capo dei divisori seriali, lui, il gran sacerdote della divisione pensata, fatta strategia, adattata tatticamente ad ogni evento da un anno a questa parte, propugnata con accanimento e cinismo durante tutta la campagna elettorale ora fa appello al Sindaco perché scongiuri altre divisioni!?! Vuole provocare? Vuole scherzare? Vuole prenderci per i fondelli? NO! Vuole ribaltare la verità dei fatti! Ecco perché vien da dire che ci vuole la faccia tosta, se non addirittura altro.   

Qualcuno, molto più colto, raffinato e infinitamente più riflessivo di me, leggendomi questo post attribuito a Carlo Biasone ha commentato con quella espressione dialettale che si può più delicatamente parafrasare come l’inversione equivalente del volto con le proprie terga. Ci siamo capiti.

Buona Domenica.