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La letterina del sabato 20 luglio

Categoria: Notizie
Pubblicato Sabato, 20 Luglio 2019 09:45
Scritto da Maurizio
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Care Amiche e cari Amici,

tra le conseguenze della divisione generata volutamente e volutamente attuata nell’ultimo anno dall’insieme-che-divide c’è la confusione. La parte buona, quella che è destinata a scemare in un tempo più o meno breve, riguarda la più parte della Cittadinanza che ancora non ha chiara la visione di certe cose proprio perché sono state presentate e ancora oggi vengono raccontate in un certo modo. Solitamente questo fumo, questo polverone si dirada rapidamente dopo le elezioni. Da noi sembra ci vorrà qualche settimana in più, appunto per quel che sappiamo. C’è poi la confusione che viene ancora generata e che deriva dalla strategia studiata ed attuata in queste ultimi giorni dagli esperti chiamati a gestire la comunicazione dell’insieme-che-divide. Si tratta di dare notizie di servizio che sembrano provenire da chi è in maggioranza e non da chi è all’opposizione.

 

Qualcuno, pare, abbia commentato una di queste prime uscite sul profilo politico del mio Amico Carlo Biasone chiedendogli praticamente se lui era il sindaco o no.  Ogni tanto i consulenti di quel gruppo divisivo intercalano messaggi invece propri della minoranza, in verità venati da sciocca speculazione e da dozzinale populismo. I miei sherpa digitali segnalano l’assoluta mancanza di quelle proposte gettate come coriandoli e fatte volteggiare a botta di urla nei giorni della competizione elettorale. I più curiosi, ormai, di giorno in giorno sempre meno, attendono di assistere al ritorno di Carlo Biasone e dei suoi tra la gente. Per ora hanno brillato per assenza anche dove erano soliti essere alquanto presenti prima della primavera scorsa.

Tutti ci auguriamo che, quando avranno fatto le acque termali laddove saranno probabilmente andati per digerire e smaltire le tossine della sconfitta, torneranno ad essere i normali Cittadini che erano fino a quando non sono stati risucchiati dal vortice divisivo avviato nella primavera del 2018 nella sede di via Roma 90. Mi correggo in parte. Alcuni di loro, se decideranno di tornare, lo facciano dopo aver compreso il danno che hanno fatto così che la smettano anche quelli che lo stanno ancora facendo. Altrimenti è meglio che prolunghino le loro cure termali. O cambino stabilimento termale. Le Terme di Caramanico hanno appena riaperto.   

La prossima Letterina vi verrà inviata quando già saremo nel pieno delle Feste Patronali. Tra le cose che vi ho già presentato, tra le cose belle, pregevoli e lodevoli che sono state ideate e vengono allestite dal Comitato Feste 2019, ho voluto non citarne una. L’ho tenuta in serbo perché merita una piccola riflessione tutta sua, una riflessione importante. Sono le parole con le quali si apre il manifesto e che ritroviamo anche nel volumetto prodotto dal Comitato. Le ha scritte il nostro Parroco, don Gilberto. In particolare voglio sottolineare quelle che a molti saranno sembrate le più semplici ma che sono probabilmente quelle che più direttamente dobbiamo meditare e attuare. Scrive don Gilberto: “Uno di quei gesti semplici e più comuni che in quel giorno compiranno in molti, Miglianichesi e non, residenti o tornati in paese per l’occasione, sarà il salire alla Chiesa di san Michele per far visita al Santo. Un gesto semplice ma che significa molto. Mi piacerebbe che, per tutti, quella salita fosse un vero e proprio pellegrinaggio. Nel compiere questo cammino, casomai proviamo anche a ripercorrere la strada fatta dai nostri avi nei secoli passati, quella che saliva sull’acciottolato che da Borgo Forno costeggia la parte più vecchia del Castello, passa per Largo Croci, sale e ridiscende il dosso degli scalini di via della Chiesa. Fatta la visita, dopo aver sostato “in colloquio intimo con il nostro patrono San Pantaleone”, un incontro “faccia a faccia” come auspica don Gilberto, si può scendere per l’antico tragitto che passa per via Sud e fa ritorno in piazza. Ma si può più agevolmente fare anche la via relativamente più nuova, quella carrabile che, salendo verso il Santuario, spalanca il meraviglioso panorama della Val di Foro che passa dal verde dei campi all’azzurro dell’Adriatico. Comunque è bello mettere i propri passi, uno dopo l’altro, meditando le parole e l’invito di don Gilberto, riscoprendo così qualcosa che segna il valore della devozione, che è anche andare incontro ad un abbraccio unico e dolcissimo. 

Oggi però, non posso dimenticare un altro passo, quello di cui ricorre l’anniversario nella notte tra il 20 e il 21 luglio. Il passo di Neil Armstrong che nel 1969 che ha segnato una delle grandi conquiste dell’umanità: la presenza del primo uomo sulla luna. Ho vissuto quelle ore di attesa curiosa davanti alla tv, come tantissimi in Italia e nel mondo intero. La lunga diretta della RAI ha tenuto svegli non pochi Miglianichesi riuniti davanti al vecchio “Admiral”, il primo televisore di Miglianico, che mio Nonno Guglielmo aveva acquistato sul finire del 1955 e aveva collocato nella “grotta” retrostante il “Bar dello Sport”, in via Roma 64. Quelli che oggi vengono riproposti e vissuti a cinquant’anni di distanza con tutto quello che mezzo secolo di progresso culturale e tecnologico ha frapposto, sono stati momenti davvero di grande ed emozionata partecipazione. Non ho mai dimenticato quel fremito di orgoglio che scuoteva i presenti quando la telecronaca segnalava che nella rete planetaria dei collegamenti video, in posizione da protagonista c’era la stazione di Telespazio, che era (ed è) nel Fucino. Così come, nel presentare i tre astronauti dell’Apollo 11, venne sottolineato che c’era un po’ d’Italia lassù nel cielo blu scuro della luna, perché il pilota della capsula, Michael Collins, era nato a Roma. Ricordo anche il bisticcio tra Tito Stagno che conduceva la diretta dagli studi di Roma e Ruggero Orlando che era in collegamento da Huston nel Texas sul momento dell’allunaggio, neologismo che si impose dopo lunghe e dotte discussioni. In studio c’erano anche Andrea Barbato e Enzo Forcella più un giovane Piero Angela in collegamento da Cape Canaveral in Florida. Ho avuto la fortuna poi di conoscere in momenti diversi Piero Angela quando venne alla “d’Annunzio” e il mitico Ruggero Orlando, quando venne per un convegno in onore di un grande abruzzese, oggi alquanto dimenticato, Antonio Piccone Stella. Il corrispondente che si era affacciato tante volte nelle nostre case attraverso gli schermi in bianco e nero con il suo inconfondibile saluto “Qui Nuova York, vi parla Ruggero Orlando” era ormai a riposo ma il suo sorriso e i suoi occhi erano ancora vivacissimi.

Torno a quella notte, anzi alla conclusione di quella lunga emozionante trasmissione televisiva. Era ormai giorno quando la tv fu spenta e gli irriducibili rimasti fino ad allora uscirono dal bar che aveva formalmente appena riaperto. Ci fu chi, alzando gli occhi e guardano la luna nel cielo già chiaro del nuovo giorno, commentò: “Sarà, ma lì non ci sono andati”. 

La concretezza e lo scetticismo di gente semplice che era sinceramente frastornata da un progresso così veloce come mai c’era stato nella storia dell’umanità, era comprensibile allora. Fu davvero un momento di leggerezza, nulla più. 

Invece oggi ci sono quelli che credono ancora che la terra è piatta. Questo deve rasserenare quanti si sono meravigliati e si meravigliano ancora del fatto che, durante l’ultima campagna elettorale, l’insieme-che-divide è riuscito a far credere a qualcuno che sarebbe stato un bene per Miglianico.

Buona Domenica.