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La letterina del sabato 9 dicembre

Categoria: Notizie
Pubblicato Sabato, 09 Dicembre 2017 14:14
Scritto da Maurizio
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Care Amiche e cari Amici,

il mistero di cui vi ho fatto cenno nelle due ultime settimane resterà nascosto ancora per un poco. Non posso rubare tempo e spazio alla trattazione di cose molto più importanti di quel che pure ha la sua dignità di attenzione ma non la rispondenza urgente al calendario delle cose accadute e in fase di evoluzione.

Giovedì sera, come vi avevo anticipato, c’è stata l’accensione dell’albero di Natale curata dalla nostra Pro Loco con a capo il presidente-ovunque Tommaso Palmitesta. Va detto subito che l’albero è stato allestito e addobbato davvero a tempo di record grazie alla solerzia e alle capacità organizzative degli operai del Comune e della Ditta Miccoli. Anche quest’anno è senza dubbio uno degli alberi di Natale più belli del circondario, anzi, siccome sono di Miglianico, dico che è il più bello di tutti. 

 

Piccoli schizzi di fango e altre meschinità già sperimentate nulla hanno tolto alla bellissima festa che ha aperto le Feste Natalizie a Miglianico. 

Qualcuno avrà notato che la serata è stata allietata dalla nostra Banda che ha accompagnato le nostre Majorettes. Mi fermo qui.

La festa, invece, è appena cominciata non solo per alberi, addobbi, musiche e danze. C’è chi apprezza senza star a guardare chi è che il Sindaco e chi è che guida la Pro Loco; c’è chi fa finta di non sapere perché nasconde imbarazzo o disappunto e chi fa finta di non ricordare e prova a contestare qualcosa, purché sia. La gente gli sorride davanti e poi gli ride dietro.

Prima dell’accensione dell’albero di Natale, a Miglianico è ricomparso l’asfalto, quello che rende una strada cittadina degna del suo nome e ruolo, liscia e senza buche. Ora si possono ridisegnare spazi per parcheggi ma soprattutto per posti riservati ai portatori di handicap e per il carico e scarico delle merci. Via San Giacomo, che da bambino ricordo addirittura senza asfalto, sta finalmente diventando via cittadina. Anche questa è festa, una festa che dura di più di quindici giorni di luminarie.

La prima festa vera è stata quella di ieri, giorno dedicato all’Immacolata Concezione. È un momento che dura più di un giorno. Inizia con la recita del Rosario la sera della vigilia, mentre si spargono profumi antichi di fritti e di sughi semplici, e prosegue con i fuochi che punteggiamo la valle e i colli, accecati a volte dai bagliori dei giochi pirotecnici. È il nostro inno alla Madonna. 

La Santa Messa dell’Immacolata poi ha sparso quelle gocce di profumo che tramortiscono chi quelle sensazioni le conosce e le ha vissute.     

Si è ripetuto un gesto semplice eppure tanto significativo. Il Parroco, don Gilberto, ha chiamato piccoli, giovani e adulti dell’Azione Cattolica parrocchiale a ritirare la tessera dell’associazione. Non è una tessera come altre. È un impegno, una promessa solenne, una scelta di vita che fa vibrare chi decide di prendere la tessera dell’AC e, forse, scuote di vergogna i tanti che, come me, non corrono a prenderla per fare azione cattolica, un agire gioioso nella sequela di Cristo, piuttosto che bighellonare tra cose solo apparentemente serie e importanti.

Mentre il Presidente, prof. Antonello Antonelli, e gli altri rappresentanti dell’Azione Cattolica parrocchiale erano lì davanti all’altare, quel profumo di bellezza mi ha tramortito facendo riemergere ricordi profondi. Ho rivisto le nostre tessere di cartoncino postate sul vassoietto d’argento. Il vassoio attendeva sulla balaustra del presbiterio davanti all’altare nella Chiesa di san Michele che arrivasse il momento della benedizione da parte di don Vincenzo. Poi il nostro Presidente ci chiamava, uno ad uno e ritirare la tessera. Non c’era festa conviviale. Non c’era altro che quell’impegno ad esserci e a fare. C’era l’adunanza alle 13,30 di ogni domenica. Progettavamo e realizzavamo il presepe in Chiesa o in Cripta. Facevamo anche il teatro, ma soprattutto giocavamo a ping-pong su una tavolo fatto di vecchie canne d’organo con racchette malmesse e palline a volte acciaccate. Don Vincenzo ci faceva fare qualche festicciola e ci accompagnava una volta l’anno in gita. Poca cosa, direte voi. Poca cosa, diranno i giovani oggi. Chi non c’era non può sapere di chi ci ha guidati e accompagnati: don Vincenzo ma anche Luisetta Martinicchio e con loro tanti altri giovani e meno giovani, donne e uomini, oltre alle nostre suore. Non posso dimenticare la zia Letizia né la breve stagione con don Ettore giovane vice-Parroco. Non è stata poca cosa. È stata tutta la nostra infanzia e l’adolescenza passata all’ombra del campanile (a volte anche sopra il campanile). Non son capace di spiegarlo se non confessando che ogni anno, ancora dopo tanti anni, l’8 dicembre, al tesseramento dell’Azione Cattolica parrocchiale mi commuovo di gioia e metto le mie lacrime nascoste nella preghiera grata per tutte quelle persone che sono luminose nella mia memoria.

Al termine della Messa, in fondo alla Chiesa ho trovato un paio di Confratelli tutti indaffarati nella confezione dei primi pezzi del Calendario 2018 della Confraternita di San Pantaleone.

Anche questo segno di festa è stato realizzato davvero a tempo di record, lo posso testimoniare direttamente. Nonostante il ritmo frenetico imposto per la sua preparazione il risultato è stato eccellente. Diciamoci la verità: a nessuno serve un calendario, perché è un oggetto alquanto obsoleto, superato da tanti accidenti tecnologici. Però, quando il Calendario non serve tanto a vedere che giorno è o che Santo ricorre in un certa data ma è un simbolo, allora l’oggetto emerge con tutta la sua la sua importanza, quella che nessuna tecnologia può cancellare o mettere in seconda fila.

Il Calendario della Confraternita di San Pantaleone per tutti i devoti del nostro Santo Patrono e per tutti i Miglianichesi, che siano devoti o no, fossero anche atei, è un elemento distintivo di una appartenenza della quale essere serenamente orgogliosi.

Credo che in ogni casa questo Calendario dovrebbe avere un posto d’onore, visibile, in un ostensione verso ogni ospite, tale da manifestare quel significato che ha anche per chi non lo apre e ne legge i bei contenuti: cioè il legame con il nostro Santo Protettore e l’orgoglio di essere suoi Amici.        

Buona Domenica.