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La letterina del sabato 4 aprile 2026

Care Amiche e cari Amici,

siamo nel mezzo del triduo pasquale, solo poche ore e saremo illuminati dalla Resurrezione, certezza della vita eterna. Ieri sera non c’è stata la tradizionale Processione del Venerdì Santo. La decisione di non farla è stata presa per una serie di motivi che a qualcuno saranno sembrati intempestivi, visto il progressivo miglioramento del clima, ed eccessivamente prudenziali. Però va compreso che chi deve prendere certe decisioni deve farlo considerando tutti gli aspetti in un tempo utile per consentire la migliore organizzazione di una tale manifestazione. Nella chiesa affollata di fedeli i riti si sono comunque svolti regolarmente e, dopo l’esposizione delle statue del Cristo morto e della Madonna addolorata, lo spazio si è riempito di commozione al risuonare del nostro Miserere. La mente è andata per pochi, lunghi attimi al ricordo dei tanti che hanno fatto parte di quella specialissima orchestra-una-volta-l’anno e che ora non ci sono più ma che, per fortuna, non hanno lascito vuoti incolmati perché altri Concittadine e Concittadini giovani hanno man mano preso il loro posto. La nostra Orchestra del Venerdì Santo è un esempio perfetto di quella che è una tradizione popolare: nel tempo si susseguono i singoli protagonisti ma l’Orchestra rimane la stessa e trasmette la stessa emozione. 

 

Oggi, nel giorno del silenzio, senza le campane, senza le celebrazioni, nel lutto pieno della cristianità siamo già nei pressi della Pasqua.    

Oltre le angosce che perdurano per le guerre e le loro sempre più tristi conseguenze, oltre le forti preoccupazioni vissute nelle ultime settantadue ore per un clima che ha messo allo scoperto le nostre stupidità nell’aggredire il territorio che abbiamo avuto in cura dai nostri figli, oltre ogni problema personale, alziamo gli occhi e guardiamo a quella prospettiva ultra materiale che la Pasqua di Resurrezione spalanca per ognuno di noi. Domani, nel darci gli auguri per questa Santa Pasqua, proviamo ad essere meno formali e più gioiosi, meno legati ad obblighi e più spontanei, meno chiusi nei nostri “giri” personali e più aperti agli altri, soprattutto a chi vive anche questi giorni in una solitudine che spesso non vediamo ma che isola e quasi soffoca non pochi Concittadini, dai malati agli ultimi che poi sono soltanto il prossimo, alquanto vicini a noi ma che non raggiungiamo mai.

Anche quest’anno i nostri auguri vanno a tutti voi, Care Amiche e Cari Amici, in special modo ai miei eroici ventritré Lettori (+24°) e poi a tutti quelli che amano frequentare questo spazio di libertà anche a quelli che lo fanno con malanimo. Per questi ultimi i nostri auguri sono specialissimi e indifferenti a come verranno accolti.

Prima di fare una piccola e veloce riflessione con i miei eroici ventitré Lettori su quel che è accaduto nelle ultime settantadue ore di maltempo, è bello ricordare che il bel tempo illuminerà non solo la nostra Pasqua ma anche la Festa di Sant’Antonio Abate a Cerreto, organizzata dal Comitato Feste 2026 presieduto dal carissimo Gianfranco Mancinelli. Voler mantenere questo appuntamento è lodevole e segna la qualità dell’attenzione che il Comitato dimostra per le nostre tradizioni locali. La Festa di Sant’Antonio Abate, come sapete, qui a Miglianico cade in una data speciale per precisi motivi storici. Volerla mantenere, pur se con un programma ridotto rispetto non agli anni ma ai decenni passati, è segno di una volontà che punta a mantenere vivi il più possibile certi riferimenti che oggi possono sembrare vecchi “puntigli” ma che, invece, sono narrazione sempre attuale della nostra storia e custodia di un patrimonio che aspetta di esser sfruttato e rivalutato casomai anche a fini turistici. Certo, occorre anche che la Contrada Cerreto ritrovi sempre più l’orgoglio di questa sua festa, impegnandosi a fare ogni anno un passo in avanti, soprattutto recuperando quella partecipazione popolare fatta di singoli e di Famiglie che è essenziale sia come motore organizzativo sia come capacità di coinvolgimento sia anche come esempio per chi oggi sembra semplicemente distratto davanti al richiamo di questo appuntamento antico e di grande importanza.

Care Amiche e cari Amici, vengo alla piccola riflessione che mi ero ripromesso di condividere con i miei eroici ventitré Lettori sulle vicende che hanno segnato le ultime settantadue ore anche a Miglianico. Lo faccio oggi perché, forse, non è il caso di aspettare la vostra prossima Letterina, che potrebbe invece dover precisare e rincarare cose oggi solo sfiorate. È vero che le condizioni meteo nelle quali anche Miglianico ed il suo territorio di sono trovati sono state eccezionali. È vero che si è fatto il possibile per mitigare danni e ulteriori problemi. È vero che oggi non possiamo dedicare tempo ed energie nell’inseguire colpevoli di ogni tempo. Però è vero che questi accidenti, con la loro devastante portata, fanno emergere in modo inequivocabile quel che va e quel che non va. Va che le opere di mitigazione del dissesto del centro storico ci hanno messo in una condizione diversa rispetto ad altri centri, dove frane e smottamenti hanno interessato case e quartieri abitati, costringendo non poche famiglie e lasciare frettolosamente le proprie abitazioni. Va e va sempre bene che il nostro Sindaco ci tiene informati passo-passo e tiene in allerta tutto quel che c’è a disposizione, a cominciare dalla nostra Protezione civile, il che non è accaduto proprio in tutti i Comuni allo stesso modo. Va che, alla fine possiamo dire che è andata sostanzialmente bene rispetto a quel che è accaduto altrove, anche vicino a noi. 

Anche le cose che non sono andate bene potremmo valutarle positivamente, perché segnalano in modo evidente quel che va aiutando a capire su dove intervenire prima. Però sarebbe un gioco stupido quello di voler nascondere quel che non va. La mancata manutenzione si può nascondere come la polvere sotto il tappeto ma poi, in certi, casi viene fuori in tutta la sua inadeguatezza. È stata evidenziata anche la mancata vigilanza sulla manutenzione che tocca agli altri, enti pubblici e cittadini privati, dalla Provincia che lascia le cunette delle strade intasate a chi deve gestire gli assi fluviali fino ai Cittadini che non tengono in ordine le scarpate lungo le strade. Poi arriva il maltempo e, in quelle ore, ci si affretta a dare la colpa solo alla eccezionalità delle piogge che però non lavano le colpe e le responsabilità che invece ci sono. Tornato il sole, le responsabilità vanno verificate, senza assilli giustizialisti che non servono a niente sul piano pratico, ma con la urgenza di andare a sollecitare il da farsi. Il Comune deve dare il buon esempio, ovviamente, facendo subito quel che deve, prima di richiamare chi deve fare il suo. Diciamo che questa è stata l’occasione per mettere mano ad un rafforzato piano di manutenzione preventiva, al rispristino di asfalti a volte imbarazzanti, alla manutenzione di edifici anche abbastanza nuovi dove, vuoi per una finestra o una porta che non chiude (PalaMilginaico), vuoi per ammaloramenti precoci (Auditorium del Polo scolastico e Edificio Municipale), occorre intervenire perché il tempo che passa non sistema le cose ma le aggrava.      

Qualche anno fa, con particolare riferimento agli edifici di culto (di cui non tratto…perché è tempo di Pasqua) sottolineai l’importanza della “cura delle cose care”. Non era un gioco di parole. Era la sottolineatura che le cose care, se sono tali, vanno curate. Infatti, le abbiamo avute in consegna dai nostri figli, essendoci state tramandate dai nostri genitori, per lasciarle al futuro nelle migliori condizioni possibili. Se non abbiamo cura delle cose care non siamo degni dei nostri genitori e non meritiamo di esser stimati dai nostri Figli. Cosa ci può accadere di peggio? Pensiamoci da martedì, non oltre. 

Restiamo ora alla gioia della Resurrezione e incoraggiamoci, sperando che le cose, qui e nel mondo, vadano sempre meglio.

Buona Pasqua e Buon Lunedì dell’Angelo.  

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