La letterina del sabato 29 novembre 2025
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- Pubblicato Sabato, 29 Novembre 2025 10:33
- Scritto da Maurizio
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Care Amiche e cari Amici,
stiamo per straccare l’ultimo bigliettino di novembre sul nostro calendario e, anche qui, in questa bellissima fettina del pianeta, possiamo accorgerci che sta arrivando il Natale. Arriva con quella apparente e insulsa fretta di vivere che brucia ogni cosa e vanifica l’assaporare delle emozioni. Appartengo a una di quelle generazioni che, pur in un clima di semplicità, diciamo anche si povertà, ha potuto vivere i tempi dell’attesa, delle preparazioni certamente meno impegnative e sfarzose, delle vigilie che non erano ancora festa, insomma uno scorrere dei giorni che oggi potrebbe sembrare insopportabilmente lento ma che era, invece, era solo più umano. Oggi ci stiamo abituando passivamente, come in tante altre cose, alla scansione dei tempi dettata da strategie commerciali che forse amplificano effetti scenografici, aumentano la fantasmagoria delle lucine, ci rincitrulliscono di messaggi pubblicitari espliciti e subliminali e ci ritroviamo a Natale che ci sembra già di avere fatti dieci ogni anno e aspettiamo di viverne almeno altri dieci nei giorni successivi.
Fanno fatica a resistere, aggrappati alle loro posizioni tradizionali, passaggi che avevano una cadenza e che oggi si bruciano in pochissimi attimi. Gli addobbi son pronti già a novembre, abbiamo già visto cataste di panettoni e pandori, le corsie di market piccoli e grandi sono state già risistemate con offerte natalizie molto prima di quell’otto dicembre che segnava per noi l’avvio di riti casalinghi e non solo, fatti con la calma che consentiva lo spazio di ancora tanti giorni prima di arrivare al 24 dicembre.
Care Amiche e cari Amici, sapete che in questo spazio di libertà non si vanno sbandierando facili nostalgie né impensabili appelli di ritorni al passato. Mi limito, avendo questo tempo che lo consente, a condividere una semplice riflessione con i miei eroici ventitré Lettori (+24°). Sappiamo che il Natale è già sotto attacco, da parte di chi ritiene di dover cancellare le radici oltre che la tradizione cristiana del Natale. Lo stanno facendo senza che noi possiamo opporre null’altro che il raccontarci bei ricordi nei quali scoviamo quei ritmi di cui parlavo prima. Forse nei piccoli centri come la nostra Cittadina, potremmo ancora far qualcosa per seguire ritmi più lenti che consentano di assaporare la festa mentre arriva e, poi, nel giorno nel quale deve esplodere. Non occorre fare alcuna battaglia contro i mulini a vento. Non dobbiamo sfidare le multinazionali né le lobby di diversa collocazione che da non pochi decenni stanno sistematicamente e inesorabilmente cancellando pezzo a pezzo le nostre tradizioni che sono parte di quegli ancoraggi culturali oltre che religiosi della nostra bimillenaria tradizione cristiana. Dobbiamo, anzi, dovremmo provare a mantenere qualcosa, quel che si può, senza integralismi e senza inutili nostalgie ma con la maggior tenacia di cui siamo capaci. Come? Sarebbe bello discuterne perché sono certo che ciascuno di noi avrebbe la sua valida proposta e ci sarebbe solo da scegliere. Faccio esempi forse troppo semplici ma sarebbero quelli che, in forza delle mie poche capacità farei in quell’ipotetico incontro da organizzare su “Tradizioni non solo natalizie: siamo capaci di esserne custodi?”. Nelle nostre case nessuno ci obbliga a fare addobbi prima di certe date. E questo sarebbe un segnale piccolo ma non privo di significato perché inciderebbe sulla vita stessa delle nostre Famiglie, le piccole cellule della nostra piccola comunità locale. Si potrebbe così contagiare chi deve far gli addobbi pubblici non chiedendo polemicamente di correre dietro agli altri e di imitali ma di mantenere fermi alcuni punti come quelli del calendario delle nostre tradizioni, non quelle antiche ma quelle che abbiamo vissuto proprio noi. Se poi volessi esagerare, potrei buttare là la proposta provocatoria di non comprare nulla di “natalizio” prima di quell’8 dicembre al quale facevo riferimento poco fa. Negli ipermercati forse non se ne accorgerebbe nessuno ma nei nostri negozi cittadini sì. Sarebbero poche cose, lo so. Tante altre forse se ne potrebbero fare. Però non occorre partire con troppa animosità. Basterebbe fare qualcosa, possibilmente prima che la gomma cancelli tutto e ci resti il solo il racconto di piccole storie.
Care Amiche e cari Amici, sono contento di aver potuto dedicare queste epoche righe ad una riflessione che ritengo utile per poter capire meglio dove stiamo andando e cosa stiamo perdendo. L’ho potuta fare perché, come potete constatare facilmente anche voi, non abbiamo (ancora) notizie di eventi pubblici organizzati da maggioranza e opposizione e men che mai da referenti politici locali. Non ci sono da tempo questi momenti di informazione, di comunicazione e di confronto.
Però le cose accadono, accadono lo stesso, anche se non ce le racconta nessuno.
Buona Domenica.











