La letterina del sabato 25 ottobre 2025
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- Pubblicato Sabato, 25 Ottobre 2025 08:36
- Scritto da Maurizio
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Care Amiche cari Amici,
anche quest’anno, con l’aiuto di Dio, la nostra Comunità locale potrà ritrovarsi per la “Venuta di San Pantaleone”, la festa, l’ultima, ma solo per l’ordine del calendario, tra quelle dedicate al nostro glorioso Santo Protettore.
In verità, chi avrà avuto il bene di legge con calma, senza la fretta inefficace e, se me lo si consente, irrispettosa, dello scrolling, avrebbe potuto contestare, per puntiglio ma anche per giusta precisazione che, vabbè “l’aiuto di Dio” che ci vuole sempre, ma senza il Comitato feste la Festa non arriva, non c’è. Vero, verissimo. Alla fine dell‘impegno preso per questo 2025 va sempre detto e sempre con maggior convinzione che senza la passione disinteressata, senza la generosità del proprio tempo, senza la disponibilità ed il sacrificio delle proprie piccole abitudini che ciascun componente del Comitato Feste mette in campo, le Feste che perpetuano la nostra tradizione locale non ci sarebbero. Sembra un fatto scontato ma così non è.
Chi ha seguito, come tutti dovremmo fare, gli sviluppi organizzativi del Comitato Feste 2025 - questo vale anche per i Comitati degli anni più recenti, ndr. - sa che non sono state poche le falle nella copertura della questua. Esse hanno riguardato la fatica di raggiungere tutte le case con la dovuta pazienza e costanza. Sono stati non pochi i “no, non posso”, i “non so chi potrebbe dare una mano qui”, i tanti svicolamenti dovuti non sempre a non giudicabili “motivi personali” che, messi tutti insieme, hanno privato intere zone del nostro territorio comunale di “deputati”, come si chiamavano con giusto onore i questuanti delle singole contrade, veri capi contrada. Eh si, perché chi faceva la questua, era un personaggio per la sua contrada, doveva esser tale perché godeva di stima e rispetto. E i Cittadini si fidavano. Oggi, il martellamento dei bastian-contrari-a-prescindere, da un lato, e il lassismo civico, dall’altro, hanno portato ad abbassare questo riconoscimento che era e dovrebbe esser parte stessa della tradizione, perché si tratta del segno caratterizzante di una Comunità che vede in queste realtà operative la propria articolazione viva.
Torno alla Festa e confermo la qualità del programma allestito dal Comitato, che è l’esatta realizzazione del possibile, frutto della generosità dei Cittadini e delle loro stesse abitudini raffinatesi tra indolenza, precedenza prioritaria alla tv ed al calcio in tv, a volte anche avversione verso chi governa che non è certo il festeggiato. Tutto questo ha portato al sensibile, direi sconsolante calo di presenze sia nei momenti religiosi e sia nelle ore dello spettacolo e del mercato che, come tale, potrà anche non esser attrattivo come una volta sul piano commerciale, ma è e resta una delle poche occasioni nelle quali poter rivedere i propri Concittadini e quelli che lo sono di origine ma vivono fuori.
Mi sbagliavo quando pensavo e scrivevo che la pandemia sarebbe stata un momento di grande rilancio, di vero risorgimento, qui e non solo qui. Non è stata la pandemia a far rarefare la partecipazione dei Cittadini ad ogni cosa che non sia il mangiare. Siamo noi che, convinti o, meglio, illusi di esser ancora animali sociali perché abbiamo strumenti di veloce e vasto contatto, ci siamo ridotti a alari di focolai spenti per non dire a cenere fredda.
Vediamo come va quest’anno. Non staremo certo a contare le persone ma sentiremo se qualcosa andrà meglio o se si continuerà a scivolare vero il nulla.
Il Comitato ha fatto la sua parte, l’ha fatta egregiamente. Merita solo ringraziamenti e applausi. Ora tocca a noi Miglianichesi far sì che il giorno dedicato alla festa sia un giorno di festa. La festa la fa il popolo, prima di ogni altra cosa.
Colgo l’occasione e lo spazio che resta di questa Letterina per rilanciare la proposta fatta nella corrispondenza del 4 ottobre scorso (clicca qui per rileggerla). Preciso che mi ha meravigliato un po’ sapere dalle mie sentinelle del web che non ci sono stati commenti corrosivi, dispregiativi e svilenti. Non mi aspettavo certo consenso e men che mai risposte immediate di condivisione e disponibilità ma l’assenza di negatività la registro come una reazione tutto sommato positiva. Non mi illudo e proseguo nel rilanciare la proposta.
Parto dalla conclusione. Spero che questa del 2025 sia l’ultima Festa della Venuta che continua ad ignorare, se non tutta, gran parte della sua origine. Spero che, già dal prossimo anno, col concorso delle responsabilità civiche e religiose, si possa avviare un rilancio della Festa con una rievocazione dei fatti che l’hanno generata. L’unica obiezione che si potrebbe fare, da parte dei soliti, sarebbe questa: “Non si è mai fatto, quindi non è una tradizione” (non ci sono le prove che non si sia mai fatto ma diamola per buona, ndr.). Vero. Ma se si scopre qualcosa che è alle origini di una plurisecolare festa locale, se la si scopre vera e fondata, se la si ritiene interessante e, per questo, si prova a costruirci qualcosa di valido, forse non è un errore, potrebbe esser una cosa buona. Tante cose sono nate dopo o sono state “ripescate” ultimamente anche solo per fini folklorico-turistici. Alcune sono state addirittura inventate forzando decisamente la storia. Però hanno ottenuto e ottengono in misura crescente quei risultati che noi andiamo ammirando, invidiando e usando come arma polemica verso i nostri organizzatori o i nostri amministratori per accusarli di non saper seguire certi esempi. Siamo sempre nel genere “l’erba del vicino è sempre più verde”. Ma non è questo che conta ora.
Partiamo dal tanto che abbiamo. Abbiamo la ricostruzione storica di quegli eventi, grazie all’egregio lavoro fatto dal carissimo e bravissimo professor Antonello Antonelli, che lo ha voluto donare attraverso il libro “RaccontaMI” di recente edizione. Abbiamo le organizzazioni in grado di progettare e organizzare una prima edizione con la consapevolezza che ci sarebbero ancora loro per non poche di quelle successive, cioè il Comitato Feste, la Confraternita, la nostra super Pro Loco, la Parrocchia e il Comune. Abbiamo le strutture capaci di ospitare tutto, in pratica la partenza e l’arrivo della rievocazione ed il vecchio tracciato stradale che è praticamente lo stesso. La partenza storica è la Chiesetta di località Caramanico alle Piane, o, più esattamente, l’antica fornace attigua (da restaurare al più presto, ndr.) che fu rifugio e salvezza per la statua di San Pantaleone. L’arrivo è la chiesa di San Michele Arcangelo che fu la sua dimora da allora e fino ai giorni nostri. Cambiata, ampliata ma sempre nello stesso posto. Come lo stesso posto occupa la statua del Santo dopo la miracoloso-leggendaria vicenda della sua allocazione, che pure potrebbe far parte della rievocazione.
Mi chiedo e chiedo ai miei eroici ventitré Lettori (+24°): sarebbe così difficile ripercorrere quel tragitto la mattina della Venuta? In una Cittadina che, da oltre mezzo secolo, corre per 18 km e dove, da molti anni, tanti Concittadini camminano o corrono per chilometri sin dalle prime luci dell’alba fino a notte per mantenersi in forma, l’ostacolo sarebbero i 3,2/3,5 chilometri di questo tragitto che richiedono un’oretta di cammino a passo di processione? L’ostacolo sarebbe quello di portare su e giù la statua perché è delicata? E quando va in visita estiva alle Piane invece non si rovina? Celebrare la Santa Messa Vespertina giù, il sabato sera, e la Messa delle 8:00 la mattina della domenica di festa, e poi partire per arrivare a metà mattina su a San Michele, così da poter celebrare la Messa solenne alle 11:00 è cosa così gravosa?
Come fanno altre Comunità locali anche più piccole della nostra a fare rievocazioni storiche, cortei, pellegrinaggi a piedi e corse con le statue? Sono più allenati di noi, hanno strade solo in discesa? O, forse, hanno un altro attaccamento alle proprie tradizioni che, guarda caso, resistono e attirano, quelle sì, sempre più persone da ogni parte d’Italia e del mondo?
La fatica non è organizzativa, non è podistica, non è mai economica, è dentro di noi. Preferiamo essere stanchi per scansare qualunque ipotesi del fare. Forse alcuni di noi sono stanchi di voler bene a Miglianico, aspettando, quasi augurandosi che le cose qui vadano male, che non si faccia più niente. Così son contenti di fare l’unica cosa di cui son capaci e per la quale eccellono: lamentarsi e protestare, criticare e maledire.
Buona Domenica e buona Festa della Venuta.









