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La letterina del sabato 28 giugno 2024

Care Amiche e cari Amici, 

non son poche le cose che oggi voglio condividere con i miei eroici ventitré Lettori (+24°), e son tutte di una certa importanza. Non potrò dedicare tutto lo spazio necessario ad ogni argomento, come pure sarebbe giusto fare, ma non voglio neanche rinviare ad altra data qualcosa tra quelle a mio avviso di maggior rilievo, lasciandola ingiustamente in sospeso col rischio che il tempo sbiadisca alcuni dettagli.

Ecco i consuntivi e le riflessioni su quel che abbiamo appena vissuto.

 

Parto dalla processione del Corpus Domini. È stata bella per la sua bellezza intrinseca. Non è stata certo tra le più affollate e seguite della nostra storia locale. Si dirà che ormai anche a Miglianico si tocca con mano la mancata “vicinanza” delle masse popolari al credo cattolico. Si dirà questo e tutto quel che si vuole. Ma, solo sul piano organizzativo, una cosa va forse rivalutata. Quando eravamo piccoli noi, quella della mia generazione e anche quelli nati un po’ dopo, le prime comunioni si facevano la mattina e le cresime la sera della domenica del Corpus Domini. Inevitabilmente la festa era piena e la processione affollata. Non si può fare più? Pur avendo una chiesa quattro volte più grande di quella di San Michele? Anche se i bambini sono di meno sia perché ne son nati di meno sia perché prima era per tutti e oggi non tutti la fanno cresima a prima comunione. Mi han detto che lo spezzettamento, che vede due turni se non tre per le prime comunioni e un’altra domenica per le Cresime, è dovuto in realtà alla richiesta di indistinti genitori di poter trovare facilmente un ristorante e di non sovrapporre la propria festa con quella di altri. Se siamo a questo, se i sacramenti vengono dopo la prenotazione dei ristoranti e le scelte sono su basi organizzative di questo genere, non c’è più niente da dire.

A fronte di questo c’è stato il richiamo, insistito e motivato, di don Gilberto a noi che eravamo in chiesa per la Santa Messa vespertina sabato scorso di non metterci sparpagliati ma di stare davanti e vicini anche se uno suda e poi puzza di sudore. Don Gilberto ovviamente ha ragione (per fortuna non ha sentito chi commentava “dope dice ca une ‘n ci ve’ cchiù a la cchìse”, ndr). Chi sente caldo in quella condizione da “coniglio sotto il coppo”, perché quella è, non ha torto. La Chiesa di San Rocco è stata consacrata 20 anni fa e ogni anno ha fatto sempre più caldo. E noi, come Comunità Parrocchiale, non abbiamo ancora trovato tempo e risorse (che non sarebbero certo da deficit statale) per appendere ventilatori (come ci sono agli Angeli Custodi al Foro di Francavilla), riaprire le finestre che aiutano il naturale effetto camino o trovare qualsivoglia altra soluzione, affidandoci casomai ad esperti, che pure abbiamo gratis nella Comunità locale.        

Care Amiche e cari Amici, la settimana scorsa vi avevo condiviso una segnalazione che l’intelligence locale mi aveva dato, relativa ad una iniziativa che, seppur locale, cioè nata e circoscritta ad una Contrada, è destinata ad avere effetti importanti. Non potevo dire di più perché, in effetti, non sapevo nulla di più, almeno ufficialmente. La notizia è poi comparsa sui tavolini di qualche bar sabato mattina, mentre la Letterina vi veniva recapitata. Si tratta della costituzione e della presentazione dell’Associazione culturale “Montupoli tra radici e futuro”. Se fossi rimasto male per il fatto di non esser stato invitato, oggi mi limiterei a dire che questo fatto va registrato e che il nome scelto per l’associazione è talmente significante da non essere originale. Invece affermo che si tratta di una iniziativa bellissima, che merita attenzione e che sollecita plauso ed incoraggiamento ai suoi promotori e dirigenti. Non condivido lo scetticismo di chi la vuole ridurre alla solita cosa che nasce e muore. Tutt’altro, spero che sia presto una realtà attiva e propositiva con quella intelligenza dei tempi che le consenta di evitare tentazioni contradaiole in senso deteriore. Ho vivissimo l’insegnamento della maestra Maria Innamorati, madre della carissima Cinzia D’Adamio, che, ai tempi dei nostri gruppi giovanili, mi ripeteva spesso di coinvolgere i nostri coetanei di Montupoli, perché erano attivi e volitivi e non dovevano essere discriminati. Aveva ragione quando mi spiegava che Montupoli ha un suo antico orgoglio di contrada, un orgoglio sano che porta i Montupolesi ad impegnarsi nel fare piuttosto che nel lamentarsi. Detto ciò e tutto quel che di bene si può pensare e dire di questa bella novità, seppur ancora poco conosciuta almeno da me, vengo ad un aspetto istituzionale che va segnalato. Gli interessati la prenderanno male. Poco male. Un accidente in più o in meno non mi cambia la vita. L’evento di cui stiamo parlando è stato organizzato praticamente in contemporanea con il Concerto di beneficenza del Coro Puccini in memoria dell’indimenticato Nevio Cetrullo, che, sia detto fuor di polemica, era di Montupoli. Orbene, il Sindaco si è messo la fascia ed è andato a Montupoli. Ha fatto bene, direte. Certo, tra i dirigenti della novella associazione c’è l’Amico Mimmo Cicchitti, prossimo vice-sindaco e legittimo pretendente al trono. Aver dimenticato di segnalare che forse era meglio non fare le due cose in contemporanea avrebbe aiutato. Ancor di più, l’aver verificato che la Comunità locale fosse stata informata di un evento che avrebbe visto il Sindaco in veste ufficiale, avrebbe aiutato in non poche altre cose. Il non aver informato assolutamente il “Gruppo di Studio per la promozione della cultura”, che tra le altre cose, ha il compito di coordinare (o di provare a farlo) le attività delle associazioni locali, forse è stato un errore. Facciamo finta che è solo il mio modo di vedere e che qualcuno potrà lamentarsi, lontano da me, dicendo che si tratta di “fuoco amico” e chiudiamola in gloria. Vi risparmio note di colore, dietrologie simpatiche e le colorite espressioni che personalmente ho affidato ad alcuni Amici affinché le recapitassero ad Amici eccezionalmente dimentichi di certi rapporti.

Giovedì sera, come preannunciato e come previsto in termini di partecipazione della stampa locale, il Comitato feste 2025 ha presentato il programma delle Feste Patronali. È stata una bella iniziativa, utile a spiegare più che ad annunciare quel che accadrà nelle singole serate. Il Presidente del Comitato, l’Amico carissimo Gianfranco Mancinelli, ha illustrato i motivi che hanno portato il Comitato a fare scelte mirate ad accontentare tutte le fasce di età. Si parte il 26 luglio con un monumentale evergreen come Riccardo Fogli. La sera del 27 luglio andrà in scena, è il caso di dirlo, “Magia 90”, uno spettacolo incentrato sulla musica degli anni ‘90 remixata, con animazioni, spettacoli, dj set, ballo in piazza e tanto divertimento.  Il 28 sera, appuntamento recuperato in extremis, vedrà la prima edizione dell’Urban Festival, un momento di incontro e confronto oltre che di spettacolo, dove i giovani talenti abruzzesi possono ritrovarsi tutti insieme, per cantare, ascoltare musica, scambiarsi idee, divertirsi e provare a farsi capire dai grandi, contaminandoli con la loro passione fresca e gioiosa. Questa terza serata, prima cancellata dalla nostra tradizionale programmazione poi recuperata con questa straordinaria novità, è stata possibile, come ha spiegato la carissima Emma Di Bartolomeo, cassiera del Comitato, perché le iniziali previsioni sono state positivamente smentite da maggiori sensibilità dei Cittadini, delle aziende commerciali, delle imprese locali e anche di Comuni vicini. È stato poi un brillante Eduardo Sulpizio, Presidente dell’Associazione “GiovaMI” a spiegare com’è nata concretamente questa serata che anche organizzativamente è diversa da quel che conosciamo, poiché sono i giovani che l’hanno promossa, la organizzato e l’animeranno con l’apporto di artisti locali e provenienti da altre Cittadine e Città, utilizzando una rete diffusa e molto viva tra i giovani. È stato bello, infine, l’accenno che Gianfranco Mancinelli ha voluto riservare ai giovani. 

“L’anello di congiunzione tra il Comitato Feste e questo mondo emergente – ha spiegato il Presidente Mancinelli - l’abbiamo trovato subito nei giovani del Gruppo GiovaMI di Miglianico e in altri che sono attivi in questo settore musicale. Hanno accettato di stare vicino al Comitato per capire, apprendere, ideare, fare e, nel mentre, immaginare l’evoluzione della nostra tradizione locale. Siamo perfettamente consapevoli, non solo a parole, - ha sottolineato Gianfranco Mancinelli - che i giovani sono la nostra risorsa più importante e sono il motore del cambiamento. Noi, meno giovani, non dobbiamo esser chiusi, arroccati nelle nostre convinzioni ma dobbiamo saper aprire in tempo e per tempo la porta alle nuove generazioni”. Bravo Gianfranco.           

Prima di chiudere devo salutare un Amico che ci ha lasciato questa settimana. Camillo Cavuti se n’è andato il 25 scorso. C’è sempre, o almeno a me sembra di vederlo, un richiamo tra il giorno nel quale il Padre celeste chiama a sé i propri Figli per la festa dell’eternità e qualcosa di questa vita terrena che spesso ci trova distratti. Camillo se n’è andato proprio in questo periodo dell’anno, quello tra la primavera e l’estate, nel quale era più intensa la sua attività di fotografo. La sua Simca non c’era mai la domenica davanti casa, perché lui era al lavoro per un matrimonio o le comunioni o le cresime, con la sua adorata moglie Wilma, sempre sorridente, che gli faceva da assistente. Camillo non lo devo certo ricordare oggi, o in questi giorni nei quali sembra rituale doverlo fare, nel momento del distacco terreno. A lui ho dedicato parte di una Letterina, quella del 5 agosto 2017, che apprezzò molto (clicca qui per rileggerla), e che ho trasferito nel libro “Appunti per una  piccola storia locale” (èDICOLA editore - 2022). C’è anche lui tra i Personaggi scelti dalle pagine di questo spazio di libertà. Ma Camillo lo ritrovo nelle foto delle, feste di famiglia a casa di Nonno Raffaele e a Rocca Monte Varmine di Carassai con don Giuseppe Michetti e sua sorella Giuditta. Lo sento e lo vedo nelle piccole foto in bianco e nero che ho scattato sin dal 1966 sotto il suo paziente insegnamento e in tutte le altre più grandi, che molti di noi hanno in casa dove c’è il timbro “Foto Cavuti”. 

Per lui ho suggerito ed ottenuto che il Consiglio comunale gli tributasse il riconoscimento di “Cittadino benemerito per la sua lunga ed intensa attività di Fotografo, memoria storica di Miglianico, la sua partecipazione alle associazioni e la sua sensibilità verso le iniziative locali.     

Per dare seguito alle motivazioni di quel riconoscimento, altrimenti effimero, avevamo preso un impegno con Camillo, quello di organizzare tutto il suo archivio fotografico e lasciarlo come patrimonio comunale. Si tratta di migliaia di scatti che immortalano feste pubbliche e private, manifestazioni ed opere pubbliche, gruppi di amici, singoli personaggi, pagine di vita familiare: un film che racconta la nostra storia, ma che, come i capolavori segnati dal tempo, va rimesso in ordine e reso fruibile, altrimenti rischia di scivolare nell’inutilità sociale. L’impegno a lavorarci lo prendemmo Massimo Sulpizio e io davanti a Camillo. Le cose, nel frattempo, sono andate come sono andate. Oggi sarebbe inutile e anche poco simpatico provare a spiegare e anche a capire fino in fondo perché non si è fatto tutto per tempo. 

So che sono rimasto solo. Ma, se la Figlia di Camillo, la carissima Antonella, vorrà dar seguito a quell’impegno che era ed è un meraviglioso sogno per tutta Miglianico, ci sono, ci sarò sempre, fino alla fine dei miei giorni.

Spero di poterlo fare e di poter così onorare non tanto e non solo quell’impegno ma l’Amicizia verso Camillo Cavuti, aiutandoci a ricordarlo attraverso i tanti clic con cui ha raccontato silenziosamente i Miglianichesi e Miglianico.

Buona Domenica

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