La letterina del sabato 14 giugno 2025
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- Pubblicato Sabato, 14 Giugno 2025 10:04
- Scritto da Maurizio
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Care Amiche e cari Amici,
prima che tutto passi nel dimenticatoio, seppellito da eventi che, purtroppo, trattandosi di guerre, si fanno più evidenti, devo condividere con i miei eroici ventitré Lettori (+24°) qualche rapida riflessione sui risultati dei referendum dell’8 e 9 giugno scorsi. Quando si tratta di elezioni non si può che tenere conto innanzitutto dei numeri. A Miglianico l’affluenza è stata del 27,17%, hanno cioè votato 950 elettori sui 3.775 aventi diritto al voto. Non è la scarsa affluenza alle urne dei Miglianichesi che ha determinato il mancato raggiungimento del quorum, essenziale per la validità degli effetti di un referendum. È quella bassissima affluenza che però emerge come dato incontrovertibile per qualsivoglia valutazione. Siamo al di sotto della pur bassa percentuale nazionale, che è stata del 30,6%.
Solitamente Miglianico vede i suoi risultati in linea con quelli nazionali. Stavolta non è stato così. Però non è certo questo che ci importa. È vero, era il giorno delle Cresime, che poi tanta gente non è che l’ha coinvolta anche in considerazione del fatto che si poteva votare anche il lunedì. È vero che è stato il primo fine settimana di bel tempo. È vero tutto quel che si vuole addurre per giustificare l’assenza degli elettori al seggio. Sta di fatto che ha votato poca gente. Possono esultare quelli che hanno invitato a non andare a votare? Apparentemente sì. Ma non è che invitare la gente a non andare a votare sia stato un gran successo di certa propaganda. Perché, questo è il punto, non c’è stata propaganda. Non si fa più nulla per informare prima e poi per convincere le persone. È una deriva di indifferente rinuncia che non va affatto salutata in termini entusiastici. I promotori dei referendum, dal canto loro, han fatto quasi di peggio. Sì, hanno organizzato un incontro interessante, anche abbastanza affollato, visti i tempi correnti. Comune uno solo. Ma poi? Sono ancora convinti che quattro messaggini whatsapp e due fac-simile distribuiti una volta sola possano smuovere qualcuno o addirittura fargli cambiare idea? Anche qui, siamo in un avvitamento deteriore della partecipazione e dello stimolo a partecipare. In verità i “sinistri” come li chiamava l’ex Sindaco di Chieti, Nicola Cucullo, cioè i miei Amici del campo più o meno largo che ora sta all’opposizione del Governo, in fondo-in-fondo a Miglianico han portato a votare quasi tutti i loro elettori delle ultime consultazioni, fatta la tara di ogni altra cosa. Insomma, a voler fare polemica, ciascuno può controbattere che gli è andata bene. Ma bene non è andata se si guarda allo spirito democratico che dovrebbe tenere viva l’Italia e che di fatto sta scemando portandola al suo inevitabile mutamento che sarà sempre più reale nei prossimi anni. Ecco perché, trattandosi di questo che mi sembra ben chiaro, non dedico tempo e spazio all’analisi dei risultati di ciascuno di quesiti che ora sono nelle mani dei legislatori delegati dal Popolo sovrano e della Corte Costituzionale.
Non dedico spazio ad altro in questa nostra Letterina perché devo riservare un pensiero speciale a Franco Timperio, al nostro Amico “Tazio” che ci ha lasciati e che oggi la nostra Comunità saluterà per l’ultima volta pregando per lui e per i suoi Cari. Quando le persone diventano personaggi è difficile costringere il loro ricordo in poche righe che, se diventassero tante, rischierebbero poi di esser fastidiosamente retoriche. In questi momenti i ricordi si affastellano senza rispetto di una cronologia e senza neppure i contorni ben chiari di vicende e riferimenti. Resta intatto quel legame fatto di quei piccoli fili che diventano una corda che non si spezza, dove ogni singolo filo è un incontro, un aneddoto, un richiamo a cose ufficiali e meno ufficiali, dalle lunghe notti della passione politica dopo la sconfitta dell’80 e quelle di tutte le vittorie seguenti, alle goffe sudate di noi che facevamo, insieme ad altri, gli “attaccanti di peso“ nel mitico “Borgorosso” dei Tornei estivi di calcio. Sono lunghi tratti di vita, di vita vera, quella che si vive in posti speciali come Miglianico dove ci si conosce pian piano e non si ricorda mai quale è stato il primo incontro perché sembra di conoscersi da sempre. Quel sempre poi viene gelato da una notizia che non ti aspetti. E resti lì, attonito, a rivedere un filmato senza parole, senza poter parlare, senza poter affondare un respiro che, se non si fa preghiera, ti fa capire quanto sia impalpabile tutto il resto. E resta il saluto, l’abbraccio che non si può più dare, il “ci vediamo” che non è più terreno. Il Ciao Fra’ che oggi può dire solo il cuore, l’unica voce che arriva in cielo.
Care Amiche e cari Amici, ora consentitemi di rivolgermi ad uno solo, che posso annoverare tra i miei eroici ventitré Lettori per consonanza spirituale ma non più nella cadenza reale di questa piccola corrispondenza.
Caro Massimo, prima che ancora una volta le lacrime velino gli occhi e il mio pianto faccia singhiozzare queste povere mani, torno a scriverti. Lo faccio sapendo che non avrò bisogno di rileggere e sistemare qualcosa perché sai già quel che vado a digitare. Hai deciso di arrenderti un anno fa. Il tempo che non si può pesare non muta il dolore vero, quello profondo dell’assenza fisica, della mancanza del dono della tua energia intellettuale, del non trovare più il tuo impegno generoso e, soprattutto la tua limpida Amicizia. Mi manchi. Mi manca incontrarti, salutarti, sentire quella tua voce dal suono particolare eppure rimasta impressa come musica cristallina. Mi manca sapere che c’eri tu a fare da presidio, da stimolo, da iniettore di passione nella vita amministrativa locale. Non si può offendere nessuno se dico che manchi a Miglianico e manchi tanto a “Miglianico Cambia” che, inevitabilmente, è cambiata e sta cambiando, perché le persone hanno sì pari dignità ma nessuna è uguale a tutte le altre. Nessuno può esser uguale a te. Nessuno sicuramente riesce ad esserci come avresti fatto tu. Ci penso ogni tanto a come sarebbero diverse o diversamente uguali certe cose nei paraggi e dentro il Municipio. Penso che, nonostante tu sia l’angelo custode dei nostri amministratori, non ti riseca di far miracoli e qualche volta neppure di custodire, reggere e proteggere Sindaco, assessori e consiglieri comunali. In questo un anno di assenza sembra avere consistenza, spessore o diversità di spessore. Forse sarebbe stato lo stesso anche se tu fossi rimasto consigliere comunale perché le cose vanno così in questo mondo. Non è lo stesso per i rapporti personali. Un Amico speciale come te manca, la sua assenza fa tastare un vuoto prima solido di abbracci e di discorsi, di confidenze e di idee, di gioia di vita e di quel dolce assaporare la vita della propria comunità che ha sapori diversi a seconda delle persone con le quali si condivide questa esperienza. Con te questa esperienza è stata sempre sublime. Mi fermo qui, perché sai che ti ho sempre detto queste cose incontrandoti senza dovertele dire poiché era la nostra sintonia a dirle. Ora sai anche il perché di quella mia preghierina per te, messa lì ogni mattina. Non era la testardaggine di chi chiede un miracolo per un Amico che pure ha sperato fino all’ultimo quando mi dicevo, e dicevo a Nadia “ce la farà anche questa volta”. Era un esercizio, Amico mio, stavo provando a imparare a parlarti quando non avrei potuto farlo più. Spero di aver imparato almeno le poche parole che ogni tanto provo a dirti. Ti voglio bene.
Buona Domenica










