La letterina del sabato 24 maggio 2025
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- Pubblicato Venerdì, 23 Maggio 2025 22:54
- Scritto da Maurizio
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Care Amiche e cari Amici,
siamo invasi dalla poesia, una bella invasione, di quelle che dovrebbero esserci ogni giorno in tutto il mondo. È iniziato, infatti, “PoetaMi - Miglianico Borgo in poesia” edizione 2025. Ieri mattina, alle 10:00, l’apertura è stata riservata alle ragazze e ai ragazzi delle scuole primarie e le secondarie di primo grado (le nostre “elementari” e “medie”) che hanno incontrato Peppe Millanta nell’auditorium del Polo scolastico. Al tramonto, nella Casa delle Monache, ancora i giovanissimi son stati protagonisti, perché c’è stata la premiazione del concorso “Paride Di Federico” alla presenza della Mamma di Paride.
Prima di svelare, si fa per dire, i vincitori delle due categorie, va fatta una considerazione che poi ne richiama un’altra. La sala era alquanto affollata, una bella sorpresa se si pensa che l’evento è stato fissato alle 18,30 di un venerdì pomeriggio, un orario non agevole per molti. La sorprendente presenza di premiati, genitori, docenti e autorità non deve però lasciar soddisfatti più di tanto gli organizzatori. Benché sia difficile trovare la soluzione ideale per luogo e orario, va detto che non è certo impossibile fare in modo di portare alla cerimonia di premiazione tutti i concorrenti e non solo quelli che, avvisati per tempo, si presentano per ritirare il meritato riconoscimento. Son state una settantina le poesie in gara. Significa che la cerimonia avrebbe dovuto vedere la presenza in sala di 70 famiglie, cioè oltre 200 persone, non una cosa fatta alquanto rapidamente e con bassa intensità cerimoniale. Non c’è alcun intento polemico in questa notazione né il mero consiglio ai bravi organizzatori di come si fa a riempire sale più grandi di quella della Casa delle Monache. Il suggerimento tiene conto di un elemento essenziale. È bello, forse è semplicemente giusto che i concorrenti, che poi non son poeti “professionisti” ma ragazze e ragazzi della scuola primaria e secondaria (elementari e medie, per capirci) possano partecipare tutti insieme alla manifestazione e con loro anche i compagni di classe che non hanno partecipato al certame poetico. È bello ed è giusto che possano scoprire solo lì quali poesie son state scelte. Che possano stare insieme ai loro compagni di scuola, ai coetanei di altre scuole, ai loro docenti ai Sindaci dei loro Comuni e alle proprie famiglie per far festa in nome della poesia.
Sarebbe meraviglioso.
Come è già meraviglioso che, da oltre tre lustri, visto che siamo alla 16^ edizione, questi nostri giovanissimi Concittadini hanno la fortuna di scrivere poesie e non solo di impararle a memoria come toccò a noi che siam venuti al mondo e siamo andati a scuola prima di loro. Ma se tutto si riduce solo ad una gara, senza mai incontrarsi, anche la poesia rischia di inaridirsi.
Veniamo alle cose che vanno raccontate, alla cronaca che poi quasi nessuno fa in certi casi. Per la categoria A, quella dei più piccoli, il primo posto se l’è aggiudicata la poesia “Nel cuore del tempo” di Alessia Ronchi seguita da “Le vie del Tempo” di Gabriele Olivieri mentre al terzo posto si è classificata ”Tra le mani del tempo” di Viola D’Aversa. Nella categoria B, la poesia vincitrice è stata “Tempo che vola” di Serena Primante, secondo posto per “Il Tempo” di Chiara Sammartino e, al terzo posto ex-aequo si sono classificate “Il tempo passa” di Francesco Primante e “Istanti” di Marta Di Naccio. Le poesie sono tutte molto belle, capaci di sorprendere, se si considera la giovanissima età dei loro autori, ma soprattutto di emozionare, che è l’essenza della poesia.
Oggi la manifestazione proseguirà con la novità assoluta, davvero interessante, anticipata e commentata nell’ultima Letterina, la “Passeggiata letteraria” curata dal carissimo professor Antonello Antonelli. Alle 20,30 ci sarà il gran finale nella suggestiva piazzetta antistante la Casa delle Monache, luogo che potrebbe non esser più così da qui a qualche anno se i progetti del Comune riusciranno a creare ulteriore spazio in quell’angolo del nostro centro storico.
Nella prossima Letterina, se avrò tempo e spazio, vorrò forse condividere con i miei eroici ventitré Lettori (+24°) qualche riflessione su questo evento, provando, da incompetente in materia di arte poetica, a evidenziare, oltre quello che ho già accennato, gli aspetti positivi ed eventualmente quelli negativi che possono essere facili da comprendere per un Cittadino di Miglianico e che vanno da ciò che ruota attorno al classico “carmina non dant panem” a tutto quel che sarà bene valutare con la necessaria calma.
Care Amiche e cari Amici, siamo ancora in attesa che qualcuno organizzi qualcosa di relativo alla propaganda elettorale per spiegarci cosa andremo a votare l’8 ed il 9 giugno prossimi come legislatori in sede referendaria.
Nel mentre possiamo ricordarci, il che non guasta mai, che oggi è il 24 maggio, data resa storica da “La Leggenda del Piave”, nata come canzone e divenuta inno della prima guerra mondiale e poi stra-utilizzata in cerimonie commemorative e non solo, anche per quel celeberrimo “non passa lo straniero”. È anche il più conosciuto richiamo ad un evento che, pur se legato all’unica guerra che l’Italia ha vinto, poi tanto bello non è, perché ricorda l’inizio di una guerra. Significa l’avvio del macello di tanti giovani italiani ma anche di giovani austriaci, tedeschi, ungheresi, slovacchi, francesi, inglesi, statunitensi, etc., insomma, giovani di tanti Paesi del mondo. La guerra non è mai una cosa bella. L’uomo che uccide l’uomo non può esser mai una cosa bella. A vederla da spettatori può esercitare anche un suo fascino ma chi la guerra l’ha vissuta non la racconterà mai come una cosa bella. Quando poi, a forza di uccidere e utilizzare armi sempre più costose che arricchiscono sempre i soliti mercanti di morte, si passa al macello indiscriminato dei civili, di bambini ne donne inermi, come accade nella striscia di Gaza e anche nelle guerre dimenticate che si stanno svolgendo in Africa, nessuno che abbia un briciolo di umanità può dire che la guerra sia una cosa bella.
Quel 24 maggio del 1915 avrebbe potuto esser messo in memoria come un giorno diverso, quello dell’avvio di un negoziato che, chissà, alla fine avrebbe portato a risultati identici o simili rispetto a quelli prodotti della conferenza di pace di Parigi, senza riempire cimiteri e lasciando i giovani liberi di sposarsi, di diventare genitori e nonni, di emigrare, casomai o di accogliere migranti, insomma di vivere senza dover odiare un nemico che neppure si conosce.
Comunque, questo 24 maggio ci fa ricordare i nostri Nonni e bis Nonni che hanno dovuto passare due volte nella tempesta della guerra e, avendola conosciuta, si sono impegnati tanto perché questo a noi non accadesse.
Loro ci sono riusciti. Ora tocca a noi.
Buona Domenica









