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Acta Cotidiana /16

Mentre si affastellano le previsioni sull’esito di questa tornata elettorale, arriva il primo comizio. Vincendo una storica ritrosia ed evidentemente rivedendo il consolidato cliché del suo agire propagandistico, Miglianico cambia” stasera apre le danze decidendo di parlare a tutti. Il comizio è stato annunciato e si terrà alle ore 21:00, presso l’Auditorium del nuovo Polo scolastico, probabilmente fuori per motivi di capienza. La scelta della location, penso, sia vincolata a nuove regole dettate per lo svolgimento della campagna elettorale. Quelli come me, legati anche sentimentalmente ai comizi fatti dai balconi, da tempo si son dovuti abituare a palchi o sale. Non è vero che sia la stessa cosa, come alcuni van dicendo, certo non son tutte da questo lato tutte le ragioni del mondo. La piazza, una via civica o uno slargo cittadino consentono più facilmente a speciali soggetti di ascoltare, di valutare l’ambiente, di annusare l’aria, quasi di “scannerizzare” con lo sguardo la scena e trarne valutazioni o convinzioni. Spazi meno aperti, benché all’aperto, limitano questa loro attività, che certamente si sarà rapidamente adattata alle nuove condizioni. Per questa specialissima analisi i mezzi informatici sono oggettivamente carenti.  

 

Non potrò fare a mia volta una valutazione a tutto tondo perché non ci sarò. Non mi illudo di trovare ancora in svolgimento la manifestazione quando riuscirò a rientrare a Miglianico dopo gli impegni di lavoro ed associativi imposti da eventi programmati da tempo. 

Non azzardo previsioni. Però, a questo punto, è onesto farle, visto che c’è tempo tanto ancora di questo giorno prima che il comizio si tenga. Prima di fare le mie piccole previsioni devo correttamente fare una simpatica precisazione.

Non conosco i dettagli del comizio di stasera e mai quelli di “Miglianico Cambia” mi anticiperanno i contenuti dell’intervento o degli interventi: non so neppure questo. Eh sì. Mi trovo nella singolare e divertente posizione di chi viene considerato parte attiva, addirittura voce o porta voce di “MC” e, come tale, vengo insultato in mia assenza, preso di mira da commenti social di sceltissime persone, fatto oggetto di gesti sgradevoli, dovrei dire deplorevoli ma non è la parola giusta perché non sono stati “deplorati”. Dall’altro lato, quelli di “Miglianico Cambia”, fatta eccezione per la normale cortesia e gli ottimi rapporti personali con più d’uno, mi trovano un soggetto alquanto deleterio, causa della perdita di non pochi voti, persona non ostile ma neppure da farcisi vedere troppo accanto. So che lo pensano, avverto che così si regolano ma nessuno me lo dice. Lo dicessero a quei Concittadini che dovrebbero votare contro di me, addirittura per “male-in-comune“, perché mi considerano parte attiva e determinate in “Miglianico Cambia”.

Ergo, questo conferma una cosa: sono felicemente un uomo libero, libero di raccontare, commentare, giudicare quando occorre, sbagliare e indovinare certe indicazioni. Sono quello di sempre, quello che incontrate in questo spazio di libertà, liberi di venire a respirare aria buona, liberi di non credere a una sola parola di quel che leggete, liberi di disprezzare chi le scrive, liberi di giudicarle interessanti o utili, casomai, dopo che i fatti hanno decretato un giudizio, quello del tempo, difficilmente appellabile.

Quindi non so cosa potrà esser detto. Posso augurarmi che si eviti di ripetere il dettaglio delle 200 cose fatte, e fatte bene: dal debito fatto da altri e recuperato in men che non si dica, alle tasse non aumentate, alle grandi prove superate, ai progetti fatti finanziare senza far spendere un centesimo ai contribuenti di Miglianico, alla scelta di mettere al primo posto la sicurezza e la dignità dei luoghi destinati ai più piccoli, il nostro futuro, fino alla illustrazione di quante cose belle si stanno ancora per realizzare. È stato già detto, spero che non si ripeta, o meglio che si ripeta solo qualcosa, di esemplare, per sottolinearla anche con la giusta enfasi, quella che occorre mettere nella comunicazione rivolta ad una platea. Posso solo sperare che chi si presenterà davanti ai Cittadini tra stasera metta davanti alla loro attenzione, con forza evocativa, la differenza di qualità, di esperienza, di disponibilità civica, di capacità innovativa, soprattutto di affidabilità, anche morale, tra i due candidati sindaco e tra le due liste, perché c’è, inevitabilmente c’è.  E su questa differenza, più che sui programmi, va fatta la scelta. Il voto è una delega ad operare anche per nostro conto personale, è un atto di fiducia non di avversione. Certo, ciascuno dei due schieramenti, per proprio, conto dirà la sua versione, così si capirà meglio ogni aspetto. 

Chiamare le cose col loro nome non è dire male a qualcuno. Se il mio competitore dichiara di essere capace di far questo o quell’altro ed il suo curriculum, più di esso i fatti della vita dimostrano il contrario, non lo si sta accusando ma si prova a far conoscere agli elettori la verità. Se lo stesso competitore o un altro dei candidati racconta in modo falso aspetti che qualificano non la sua persona come soggetto privato ma come personaggio impegnato nel pubblico (compreso il lavoro perché il lavoro è qualità costituzionale non privata) della sua persona, questo va chiarito davanti a tutti. In fondo, si dice anche dalle nostre parti che, se uno è capace di mentire spudoratamente per ingannare gli elettori, è capace anche di rubare. 

Dopodomani mi piacerebbe sentirmi raccontare che nel corso del comizio di stasera sono stati sgonfiati “li pallùne” lanciati da Federico in questi giorni, o, che venga spiegato esemplarmente che fine ha “lu pallone” della poesia di Modesto Della Porta (la poesia è capace di sintesi scultorea). Oppure che, finalmente, Fabio Adezio ed i suoi svelino con decisione non solo e non tanto “li pallùne” ma le trame che i loro avversari vanno tessendo nelle case e nei conciliaboli.

Immagino che loro in queste ore che li separano dal primo comizio siano in affanno perché hanno “troppe cose da dire”. Lo sapevano già. Regalo loro, anche come commento al tempo appena trascorso, un consiglio di persona moooolto più saggia e colta di me ed anche più brava nel tradurla in satira spiritosa, Leo Longanesi: “Quando potremo dire tutta la verità non la ricorderemo più”. Spero che tra oggi e la chiusura non debbano constatare la veridicità di questa massima che altri, in anni passati non da poco hanno dovuto verificare essere vera.  

Ade esempio, Miglianico Cambia fino ad ora ha dimenticato di dire, comunque di dirlo e riaffermarlo  con la giustissima energia, che, dopo dieci anni, non c’è stato un solo atto della magistratura né uno scandalo mediatico né - questo lo dovrebbero spiegare i protagonisti locali - un atto votato dal Consiglio comunale che metta in dubbio l’onesta del Sindaco e dei suoi, nonostante il movimento di 20/30 milioni di euro in opere. Si può dubitare della simpatia di un candidato. Però si deve esser sicuri della sua onestà ed affidabilità. Questo non è propaganda  

Dicevo prima che, per i motivi detti, non conosco i contenuti del comizio ma posso facilmente prevedere l’orchestrazione dello spartito, qualunque esso sia quello prescelto. Lo stile di “Miglianico Cambia” non cambia. Quindi nessuna foga, nessuna verve accusatoria e, men che mai, nessuna sorpresa ad effetto. Fabio Adezio ed i suoi confidano ciecamente nella sostanza dei fatti e nella loro narrazione, pulita, argomentata, illustrata. Però, un po’ di sottolineatura retorica, misurata, moderna ma sempre da piazza, forse a loro serve in questa fase. Il mio Amico, dottor Luigi D’Adamio, soleva dire “ripeto” per sottolineare due volte quel che aveva detto. Ecco un semplicissimo strumento che serve a richiamare l’attenzione di chi può esser distratto e a consigliare tutti a memorizzare meglio. Se uno dice all’avversario che ha detto una sciocchezza o, peggio, una cattiveria o ha mentito si può dire : “..ha mentito, ripeto, Federico/Dino/Altro ha detto questo ed ha mentito”.

Chi ascolta un comizio può esser distratto da tante cose, non sta lì a preparare un esame.  L’oratore deve tener conto anche di questo e richiamarlo ad una puntuale attenzione su quel che all’oratore interessa far emergere più nettamente.

La faccio breve. E mi ripeto perché ho già trattato questa materia sulla quale un po’ di esperienza l’ho maturata anche se in tempi remoti. Un comizio, alla fine, non convince nessuno, tranne casi davvero particolari. Però conferma la convinzione almeno dei tuoi sostenitori, dà loro rinnovate energie, ancora i quasi indecisi, può scuotere un distratto che non ha fiducia più in nessuno e di questi ce ne sono più d’uno. Argomenti, elementi vecchi e nuovi, verve polemica, anche gli effetti speciali, va tutto bene, purché funzioni per questo: un comizio ti manda a casa con una emozione complessiva. 

Se ne hai trasmesso una positiva a tutti o quasi tutti, hai fatto un buon comizio 

(16 – continua)

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