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La letterina del sabato 29 febbraio

Care Amiche e cari Amici,

forse non capiterà più che uno dei nostri appuntamenti cada il 29 febbraio. Pensare di scrivere e di leggere una “Letterina del sabato 29 febbraio 2048” è solo un augurio che possiamo farci tutti, “amici, nemici e semplici conoscenti”. Il tempo lo attendiamo e lo accogliamo, con pazienza, come dono. 

La pazienza del tempo che viene ha portato, ad esempio, all’arrivo della fibra. È un grande traguardo promesso e mantenuto dal Sindaco, Fabio Adezio e dalla sua maggioranza. La fibra è un bene ma anche un male allo stesso tempo, come accade ad ogni passo avanti della tecnologia. Ne beneficeranno imprese, professionisti, lavoratori, studenti, creativi, comunicatori e tante, tante brave persone. Alcune altre, oche starnazzanti, cretini e imbecilli di varia risma avranno uno strumento più veloce, per la sconfinata inutilità delle loro insulsaggini social.

Il tempo che intanto passa ha già segnato i primi due mesi dell’anno corrente anche a Miglianico e non è stato utilizzato per mettere in cantiere almeno un paio di cose che arriveranno inesorabilmente, con la loro cadenza annuale.

 

Siamo entrati in Quaresima e, anche quest’anno, non abbiamo nessuna ipotesi di strutturazione dell’Orchestra che avrà il privilegio di suonare il “nostro” Miserere durante la processione penitenziale del Venerdì Santo, il prossimo 10 aprile. Il giovane, volenteroso e bravo Maestro Giuseppe Cupido, che da qualche anno si impegna nel far provare e poi eseguire i brani che tutti abbiamo nel cuore, non può farcela da solo a strutturare un'orchestra. Occorre che la Parrocchia, con il supporto attivo di chi sa e di chi può, faccia appello da subito a quanti, tutti quanti, tra i nostri Concittadini son capaci di suonare uno strumento musicale, affinché si presentino alle prove e diano corpo e armonia alla nostra orchestra. L’ideale sarebbe/sarà avere qualcosa di più stabile. Intanto sarà il caso di non attendere gli ultimissimi giorni. I tempi sono cambiati. A forza di soluzioni dell’ultim’ora si rischia di perdere questa bellissima tradizione che Miglianico, a differenza di altri centri abruzzesi, ha e conserva da molti decenni. 

Dopo la Quaresima e dopo Pasqua arriveranno, da subito, le nostre feste tradizionali. Quest’anno, come i miei ventitré lettori sanno, rischiamo di perdere più di qualcosa delle nostre tradizioni. Non c’è ancora l’annuncio del Comitato Feste 2020 e, a differenza di altri anni, non si sente nessuna anticipazione in merito. Qualcosa verrà fuori, lo so, lo speriamo tutti, cioè tutti quelli che vogliono bene a Miglianico. Ma se deve essere una soluzione forzata più che voluta, il risultato difficilmente sarà adeguato alla nostra storia locale. Come inevitabile conseguenza ci sarà che chi avrà messo in campo la generosità del proprio impegno nell’organizzare le nostre feste tradizionali, ne uscirà scoraggiato, svogliato, demotivato a proseguire. Così si brucerà un altro gruppo di Concittadini e sarà sempre più difficile rimettere in piedi un Comitato efficiente l’anno dopo. A chi tocca muovere la situazione? Non tocca ai commercianti, che son pochi e poco potrebbero fare. Non tocca alla “Pro Loco”, perché è vietato alle “Pro Loco” organizzare feste patronali; che poi collabori e lo faccia egregiamente per certi aspetti è tutt’altra cosa che promuovere e guidare un Comitato feste. Non tocca in verità neppure alla politica. Il Sindaco può fare la sua parte sostenendo e incoraggiando, mettendo anche a disposizione tempo e luoghi per le riunioni di chi vuol allestire il Comitato. Ma con il clima divisivo introdotto cinicamente e strumentalmente dall’insieme-che-divide, non è facile per il Sindaco individuare chiunque tra i Concittadini senza esporlo ad un trattamento “non collaborativo” da parte di una fetta di cittadinanza. Il che, a quanto si è raccontato, è già avvenuto. Formalmente toccherebbe al Parroco, cosa che in realtà non è mai accaduta a memoria di Miglianichese. Il Parroco, quando tutto è stato deciso, dà la comunicazione ufficiale ai fedeli e questo sistema formalmente ogni cosa. Non ha mai scelto e nominato il Comitato in forza della sua autorità e delle norme vigenti. Potrebbe toccare alla Confraternita di San Pantaleone? No, per più di un motivo NO. 

Cosa resta? Resta la soluzione possibile. Parafrasando Sherlock Holmes (“Una volta eliminato l'impossibile ciò che rimane, per quanto improbabile, dev'essere la verità.”, ndr.) tolte le cose non praticabili, quel che resta è l’unica possibilità. Qual è? Deve venir fuori un gruppo di promotori che sia un misto calibrato di esperienza, nuovo entusiasmo, affidabilità da parte delle istituzioni locali (Parrocchia, Comune, Pro Loco, etc.) e, quindi, di autorevolezza nell’imporre anche quelle scelte che il tempo corrente suggerisce nella organizzazione e nella raccolta dei contributi per le varie feste tradizionali. La riserva, come accadeva anni fa - e non era né un fatto politico né di comodo - sta nel personale pubblico ma anche di aziende locali private attivo a Miglianico, a cominciare dai dipendenti (anche ex-dipendenti) comunali. Sarà così? 

Mentre si consuma questa attesa in un tempo che tutti i Miglianichesi di buona volontà sperano sia brevissimo, arrivano eventi che sono stati già organizzati. Sono calendarizzati per la prossima settimana e riguardano manifestazioni in rosa, poiché si va verso l’8 marzo, giorno in cui c’è chi convenzionalmente si ricorda di festeggiare le Donne, a differenza di chi - per fortuna non siamo pochi - le Donne le venera ogni giorno di ogni anno.

In ordine di tempo: la prima serata sarà quella del 5 marzo, alle 20,30, nella Cripta di San Pantaleone, dedicata a “Otto Donne che si raccontano”; la seconda, domenica 8 marzo, alle 19,00 alla Casa delle Monache sarà un “Aperitivo in rosa”. Quest’ultimo appuntamento è stato organizzato e promosso dal Comune con la collaborazione della “Pro Loco”. L’altro invece dall’associazione “Miglianico insieme”, con la collaborazione di lodevoli sodalizi non locali.

Non andrò né all’uno né all’altro evento, soprattutto per impossibilità personale, avendo già altro da fare. Ma, sinceramente, non andrò anche perché comincio ad esser stufo delle “celebrazioni” dell’8 marzo, nella quali viene sbandierato quel femminismo da ricorrenza, nelle quali si presenta quella solidarietà di facciata che nasconde a volte quella falsità immorale, quella doppiezza sociale di certe donne (scritto con la minuscola) che sgomitano per stare in prima fila l’8 marzo ma che hanno fatto salite e discese, scalate e impennate con mezzi e comportamenti che sono tra le peggiori offese fatte alle Donne e alla loro dignità di esseri collocati al massimo livello della creazione.

Faccio un appunto. I miei ventitré lettori sanno che non vuole esser polemico. L’evento del 5 marzo è, al pari dell’altro dell’8 marzo, importante, significativo, interessante, meritevole di ogni attenzione e condivisione. Le protagoniste di quella manifestazione hanno sin da ora il plauso sincero del mio cuore e la mia spassionata ammirazione che son meglio di un rituale e pigro battimani fatto quella sera. Ma c’è una cosa che non accetto. L’associazione che lo organizza a livello locale è, come tutti sappiamo, il motore di quella divisione attuata cinicamente e strumentalmente nella nostra Comunità locale, tant’è che la chiamo per quel che realmente ha dimostrato di essere ed è, l’insieme-che-divide. Possono esserci e sicuramente ci sono tutti i motivi acustici, scenografici, artistici e di qual si voglia altra ragione, ma non doveva chiedere di utilizzare la Cripta di San Pantaleone. Quel gioiello che dobbiamo a don Vincenzo, mai, a memoria non solo mia, è stata concesso ad un partito politico o a una fazione locale amministrativamente schierata. Quello non può esser il luogo per una attività organizzata da chi è parte, volutamente parte divisiva della nostra Comunità locale. Ripeto e lo ripeterò fino allo sfinimento, la testimonianza delle ”Otto Donne che si raccontano” e quel che farà da contorno alla loro straordinaria testimonianza son cose belle, bellissime. Però la scelta del luogo è sbagliata. È stata una scelta sbagliata perché Miglianico ha più di una location adatta, adattissima, anzi più adatta della Cripta per certe manifestazioni, a cominciare proprio dalla Casa delle Monache o dalla più centrale e per tutti raggiungibile, Sala civica comunale, che pure tanto dovrebbe star a cuore ai divisori locali, discendenti diretti di “Progetto Miglianico”. 

Ha sbagliato chi ha autorizzato l’insieme-che-divide a utilizzare la Cripta? Si, se lo ha fatto con la consapevolezza di quanto ho esposto. No, o non proprio, se ingannato o messo davanti al fatto compiuto, cosa non improbabile conoscendo il mellifluo ma falso atteggiamento di certi soggetti che hanno appoggiato e appoggiano più o meno apertamente quel sodalizio divisivo.  

Questo mi attirerà critiche e sberleffi. Si ritorceranno contro chi li lancerà. Mi auguro che nessuno, con riferimento a quel che state leggendo, faccia battute “raffinate” nella presentazione o a margine di quella manifestazione perché così facendo la rovinerebbe non solo sul piano dello stile. 

Se ci saranno chiarimenti, documenti, ricevute di pagamento, motivazioni ufficiali e ogni altra giustificazione formale, sarò pronto a prenderne atto e a raccontare qui, ai miei ventitré lettori, cosa ha sorretto la scelta di chiedere l’utilizzo di quello spazio e perché esso è stato autorizzato. Non cambierò idea sul fatto che sia stata ed è una scelta sbagliata ma saprò pubblicamente accettare le sue motivazioni. Anticipo che non mi aspetto proprio di esser seppellito da elementi tanto numerosi e forti da cancellare quel che ho appena espresso e motivato.

Dell’insieme-che-divide, associazione o gruppo consiliare che sia, ovviamente diffido sempre, perché ne ho gran motivo. Diffido anche quando appare buonista. Come scrisse il poeta? “Timeo Danaos et dona ferentes”. L’insieme-che-divide, stavolta come associazione (Carlo Biasone mi dicono non abbia “condiviso”, ndr.), ha recentissimamente dato un’altra egregia prova di sé, lanciando un allarme esagerato e ingiustificato in relazione all’utilizzo della palestra scolastica. Forse ci sono persone fin troppo zelanti che passano i documenti. Forse c’è chi li tratta con troppa fretta per fare “lo scoop” ma non sa valutare gli effetti che possono avere gli annunci e i commenti messi nel presentare quelle carte. L’insieme-che-divide, sempre come associazione, ha poi fatto una mezza marcia indietro schernendosi con lo sbandierare strumentalmente il rifiuto della polemica. Ha inviato una lettera al Sindaco, un testo che per stile non è gesuitico o democristiano, sarebbe un complimento immeritato per chi l’ha scritto e sottoscritto, come capirete tra poco. È un testo in vecchio stile Comintern o Politburo sovietico. Ma la cosa alla fine simpatica è un’altra. In tutto ciò viene fuori una notizia interessante. Si è manifestato il Presidente dell’associazione “Miglianico insieme”: è l’egregio dottor Sandro Di Prinzio. No, il capo “politico” dei divisori non è Carlo Biasone; chi li guida e conduce non è lui. Se Carlo ha scelto Sandro Di Prinzio deve aver avuto ottime ragioni oltre ad un rimescolamento complessivo di valori e di convinzioni politiche. O deve aver cominciato a lasciar liberi alcuni soggetti senza chieder loro di seguirlo ma anche senza farsi costringere nel seguirli. Si vedrà tra non molto. La mia convinzione da Amico è che per Carlo Biasone la nomina/elezione/designazione/usurpazione/altro di Sandro Di Prinzio a capo dell’insieme-che-divide è una vera deminutio, uno scivolamento, uno smottamento sul piano della leadership e sotto ogni altro punto di vista, checché ne possa dire ora lui o faccia dire ad altri per lui. 

Sapere che il capo dell’insieme-che-divide è il dottor Sandro Di Prinzio, ripeto, è una cosa simpatica. Perché lui è un miglianichese doc e perché vanta nel suo curriculum politico eccellenti esperienze come guida o coordinatore, tra l’altro, di “Progetto Miglianico” (scomparso, ndr.), del “PD” (distrutto a Miglianico, ndr.) e della campagna elettorale di “Miglianico insieme” (persa in modo cocente, ndr.): insomma è il peggio del vecchio che prova a farsi nuovo ad ogni cambio di sigla o di sede. 

Evidentemente questa è migliore notizia possibile per l’insieme-che-divide. 

Certamente è una bellissima notizia per il Sindaco Fabio Adezio, per “Miglianico Cambia” e per qualunque cosa ne scaturisca dopo.

Buona Domenica. 

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