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GUTT, il colosso mai nato

Categoria: Il dimenticatoio
Pubblicato Mercoledì, 22 Gennaio 2020 19:42
Scritto da Maurizio
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Chi si ricorda il “GUTT”? Probabilmente pochi. 

Pochissimi saprebbero anche metà di quella storia. Ancor meno saprebbero ricostruire il vero inizio e il vero finale senza andare a tentoni. Eppure la vicenda risale a poco più di trent’anni fa. E’ vero, in un certo qual senso si tratta di un secolo fa, ma non è passato poi così tanto tempo. 

“GUTT” era il nome di un mega progetto turistico-commerciale che, se realizzato, avrebbe cambiato, stravolto il nostro territorio e anche il destino della nostra Cittadina.

 

Il “GUTT” (Global United Trade and Tourism), fu presentato sul finire del 1987 nel corso di una conferenza stampa che si tenne il 29 dicembre pomeriggio in una sala della Torre di Filippo, in territorio di Ripa Teatina ma praticamente alle porte di Miglianico. L’operazione era promossa da una società, la “Exodus”, all’epoca non ancora registrata. Il suo presidente era una gentile signora canadese, moglie di un emigrato abruzzese appena tornato dal Canada. Fu lei, questo lo ricordo benissimo, ad esordire dicendo “Siamo qui per parlare di soldi, di tantissimi soldi” (il suo intervento fu tutto in inglese, tradotto da una bella interprete, ma “money”, soldi, lo capirono subito tutti, ndr.).

Il progetto di quella che avrebbe voluto essere una mostra internazionale permanente del commercio e del turismo, più che descritto, fu snocciolato a suon di numeri impressionanti: 90 ettari di superficie, 50 ristoranti nazionali ed internazionali, 350 negozi e boutiques internazionali, sala conferenze da 5.000 posti, 3.000 camere d’albergo, 2.500 miniappartamenti, centri per la realizzazione di ogni sorta di manifestazione sportiva, scuola di lingue, parco gioco per bimbi, teatro, cinema e centri di produzioni teatrali e cinematografiche, parcheggi sotterranei per 9.000 vetture e all’aperto per 18.000 posti, un milione di metri cubi di costruzioni, un eliporto, 10.000 posti di lavoro e 500 miliardi delle vecchie lire di investimenti. Tutto sarebbe stato allocato nei terreni oggi occupati dal campo da golf e in quelli confinanti. 

Un grande bluff? Una probabile cattedrale nel deserto? Un sogno realizzabile? 

Allora, quella sera di fine dicembre e nei giorni successivi, nessuno dubitò. 

La Exodus aprì una prestigiosa sede in una villa di 700 mq in via P.A. Valignani, 125, a Chieti. Lì si mise all’opera il gruppo di tecnici dello Studio “TEC-NAb”, guidati da eminenti professori di Architettura della “d’Annunzio”, e si materializzarono impiegate ed hostess ad animare quei saloni. Alla presentazione erano schierati politici regionali e l’allora Arcivescovo di Chieti. La variante del PRG del Comune di Miglianico passò all’unanimità: una rarissima esecuzione sinfonica tra la maggioranza DC e l’opposizione social-comunista.

Ci credette ovviamente l’indimenticato Filippo De Francesco, della Torre di Filippo, conosciuto da tutti per i suoi tanti anni trascorsi come eccellente ristoratore anche al ristorante “Bellavista” di Chieti. Un po’ di tempo dopo mi confessò che non aveva ancora visto i soldini dello sfarzoso buffet, con tanto di aragoste e caviale, che seguì alla conferenza di presentazione del “GUTT”. Prima di lui furono altri ad accorgersi che i 500 miliardi di lire attesi dalla “Chase Manhattan Bank”, dalla “Midland Bank” dalla “Holding Bank” e dalla “Hong Kong Bank” non sarebbero mai arrivati. 

La redazione de “Il Tempo” aveva inviato me a seguire quella presentazione. Ovviamente avevo fatto uso abbondante del condizionale nel riportare l’annuncio di quei numeri impressionanti. Ma l’indimenticato Massimo Pirozzi, uno dei miei grandi maestri, il 30 dicembre, a giornale ancora fresco di stampa, mi urlò al telefono di correre in redazione perché dovevamo chiamare in Canada e ovunque nel mondo per verificare se quelle banche ci fossero e se erano davvero intenzionate a finanziare una simile impresa. A quel tempo fare inchieste telefoniche all’estero non era proprio cosa ordinaria per una redazione locale di una giornale. Non ci fu bisogno di approfondire molto. Anche a livello politico-amministrativo sorsero subito perplessità, non tanto sulle banche o su altro ma soprattutto per due motivi. La “Exodus” pare che contattasse tutte le ditte locali chiedendo un anticipo del 10% delle singole realizzazioni per poter esser partner o anche solo esecutrici delle opere in progetto. In secondo luogo i contratti di acquisto dei terreni erano lontani dall’esser formalizzati davanti ai notai. Insomma si era rimasti ai grandi annunci, alle cifre strabilianti, ma nulla di concreto. 

La vicenda durò meno di tre mesi. Il 12 marzo del 1988, Mario Amicone, Sindaco di Miglianico, annunciò che il “GUTT” era out, che la variante non era stata depositata e quindi non aveva alcun valore, che il Comune non aveva speso neppure una lira in quella fase di lancio dell’iniziativa. E fece intendere che su quei terreni poteva tornare di attualità la realizzazione di un campo da golf internazionale. Il che, puntualmente avvenne nei giorni immediatamente successivi. Due giorni dopo, impiegate e hostess della “Exodus”, vennero convocate nella sede di via P.A. Valignani a Chieti. A loro furono consegnate buste con piccole somme, 50 o 100 mila lire, ed una lettera che spiegava che si trattava di un anticipo di liquidazione ma che l’attività era solo sospesa in attesa dei previsti finanziamenti. 

Tramontò così, in meno di 100 giorni il sogno di una “Miglianico 2”. 

Nessuna polemica, oltre quelle di brevissimo periodo tra DC e PCI locali, sconvolse la nostra Cittadina, anche perché Amicone e la DC del tempo non lasciavano certo ampio spazio agli avversari. Non ci furono né esposti né tantomeno indagini della magistratura. E fu cosa buona, perché fu la politica a capire, vedere le carte e risolvere tutto. Così come dovrebbe essere anche oggi.

Dopo l’avvento del golf e delle sue complesse vicende sviluppatesi da allora fino a qualche tempo fa, ci furono altri annunci di insediamenti commerciali, meno colossali ma più laceranti e gravidi di brucianti strascichi. Spero che qualcuno li voglia raccontare. Anche per queste vicende orami il tempo è passato.  

Sapere certe cose, a distanza di un tempo capace di non alimentare inutili o strumentali polemiche, capire come ci si è comportati in quei frangenti, riflettere su come ci si può comportare in casi simili potrebbe essere utile a chi oggi, alla vigilia di un incontro importante e sicuramente sereno e costruttivo quale quello di domani sera alla Casa delle Monache, vive da protagonista la vicenda amministrativa locale. 

In fondo qualche pillola di storia locale può far bene a tutti. E non ci sono controindicazioni.