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Acta Meridiana - 25

“È ora di fare, di fare Comunità, di fare bene per la Comunità, di fare con Gioia”. Quel che ho digitato di getto ieri pomeriggio nel messaggio al Sindaco, Fabio Adezio, che stava per essere rieletto, oggi appare più vero e calibrato di quel che una emozionatissima fretta può far temere. 

Penso sia un buon auspicio, condivisibile dagli uni e dagli altri, mentre sta per iniziare questo nuovo quinquennio amministrativo. Penso sia difficile trovare qualcuna o qualcuno che non lo condivida. Ma va a finire che poi spunta fuori. I miei ventitré lettori non se ne meraviglieranno. 

L’avvio ufficiale del mandato 2019/2024 aspetterà ancora qualche giorno. Ci sono adempimenti che vanno espletati, occorre convocare il primo consiglio comunale, convalidare gli eletti, nominare la giunta, etc.

Ma il risultato è certo. È certo per tutti.  

 

Chi ieri mattina attendeva, tronfio, il proprio trionfo e ieri pomeriggio non riusciva a capacitarsi, ormai si sarà convinto che il risultato è certo. Anche a voler rimettere dentro e scrutinare di nuovo le schede elettorali, il risultato è quello che tutti sappiamo. Per la maggioranza dei Miglianichesi è un’esplosione di gioia. Per gli altri è l’attesa di essere contagiati dalla gioia, dalla gioia che sa fare, dalla gioia che spinge Miglianico verso il futuro con la sua bella energia. 

Finita la competizione, questo contagio dovrebbe abbracciare tutti. O forse no, purtroppo. 

C’è chi si è preventivamente vaccinato contro la gioia con un tetravalente di odio, accidia, bastiancontrarismo e rabbia. Se continuerà a star male sarà per colpa sua.

Nel mentre, tra la fine della campagna elettorale e l’esplosione della gioia, ci sono stati i numeri, i risultati, la cui somma è l’esatto e incontestabile giudizio dei Miglianichesi. Nella nota precedente, la n. 24, ho voluto precisare anticipatamente ai miei ventitré lettori come ritengo vada accolto il risultato elettorale. Uno di loro mi ha detto di esser rimasto molto male, perché sembrava l’annuncio di una resa, la previsione di una sconfitta. Subito è stato rimbeccato da un altro che ha capito. Ho spiegato "È stato un richiamo a chi era stra-convinto di vincere e stava invece per perdere", cioè quelli dell’insieme-che-divide. Avevo esatto sentore e l’ho ripetutamente scritto che avremmo avuto una profonda lacerazione della nostra Comunità, fin dentro i rapporti familiari e nelle relazioni più consolidate tra amici e tra amiche. E sarebbe stato, è stato per colpa di coloro che, non casualmente, ho chiamato sempre l’insieme-che-divide. Sapendo che mi leggono, pur se con un pregiudizio insistente e per niente sereno, ho scritto più per loro che per i miei ventitré lettori, che sono attenti, intelligenti e, come me, serenissimi.  A loro, a chi è stato in quell’area avversa perché capace di sola avversione, dico che fanno bene a leggere “Viva Miglianico”, fanno bene perché fa bene anche a loro. Mantengano le idee, le posizioni, le convinzioni anche le fissazioni che vogliono ma tolgano lo stupido pregiudizio che soggetti capaci solo di interessato cinismo hanno loro instillato, giorno dopo giorno, a forza di menzogne e di falsità di ogni genere. Frequentino, continuino a frequentare questo spazio di libertà. Forse sono troppo colti ed elevati per apprendere qualcosa. Ma ne trarranno l’arricchimento che viene dal confronto delle idee e delle informazioni. Comunque, respirare libertà fa bene a tutti, farà bene anche a loro.

Scrivendo la nota di ieri non stavo mettendo le mani avanti, come si suol dire. Stavo solo consigliando i “divisori seriali” a prepararsi serenamente e positivamente ad una stagione migliore di quella che ci avrebbero fatto vivere loro. Stavo consigliando quelli di “Miglianico Cambia” a non farsi suggerire vendette, dispetti, azioni esemplari. Sarebbero cose da piccoli vigliacchi. I miei Amici di “Miglianico Cambia” sono geneticamente diversi dai vigliacchi, non potrebbero farlo neppure impegnandocisi al massimo. Stavo consigliando loro di mettere in atto una grande operazione di abbraccio e di vero coinvolgimento, per contagiare di gioia, della gioia del fare e del fare bene anche chi fino a domenica notte o a ieri sera si è collocato nel grigio della tristezza divisiva. 

Non ero certo del risultato esatto pur avendo avuto segnali inequivocabili. Si capiva da giorni che sarebbe stato con uno scarto non molto ampio che piccolo non è stato, tutt’altro. Va ricordato che le grandi battaglie elettorali del 1975, del 1980 e quella epica del 1985 son finite con uno scarto di 119/121/123 voti per il vincitore. Ho sempre confidato sulla capacità dei miei Concittadini di far prevalere il bene sulle magagne, sulle avversioni, sulle tentazioni da bassa politica che pure hanno una loro grande forza. Ero certo che le forze del bene avrebbero prevalso sulle forze del male, come ha detto il Sindaco, Fabio Adezio, appena dopo la proclamazione ieri sera. Ha usato toni di cifra apocalittica? Forse. Però ha magnificamente centrato l’essenza dei fatti. 

I numeri sono pubblicati e su questi, se avrò tempo e forze, tornerò con l’attenta analisi che meritano, perché sono la traduzione della volontà popolare, della nostra gente, di noi tutti, non cifre scritte su una fredda tabella da archiviare con indifferenza. Chi vuol vincere veramente una elezione che lo ha già visto prevalere numericamente, deve fare una attenta e ragionata analisi del voto. Chi vuol sperare di avere una rivincita o vuol costruire un’alternativa a chi è fresco di vittoria, deve fare la sua analisi del voto. I numeri delle elezioni parlano, perché ogni voto è un Concittadino che ha sensibilità, carattere, idee, interessi e contro-interessi, pregi e difetti. Non va mai ignorato 

Qualche commento intanto si può fare sui flussi e sui traguardi raggiunti.

Non la tiro per le lunghe. Vado per grandi linee. Invito intanto i miei ventitré lettori a dedicare il giusto tempo all’esame dei risultati che tutti abbiamo potuto leggere e possiamo ancora controllare grazie allo straordinario impegno di Danilo D’Aversa e Alessandro Cataldo, ambedue di “Miglianico Cambia”. Hanno generato e gestito il sistema di aggiornamento in tempo reale dello scrutinio mettendolo a disposizione di tutti, come si fa in una vera Comunità civicamente matura. Ho mostrato quella videata attiva a chi non è di Miglianico e ho ricevuto lodi e complimenti senza fine, che sintetizzo con il commento più semplice e comprensibile “State troppo avanti, beati voi”.

Clicca qui per leggere i risultati della Comunali 2019. 

Perché Fabio Adezio e “Miglianico cambia” hanno vinto? 

Hanno vinto perché hanno saputo recuperare ben più dei 280/350 voti persi, come minimo, rispetto alla tornata precedente. Hanno conquistato moltissimi nuovi consensi, tra i 350 e i 550 e forse anche più, ottenendo alla fine 1562 voti, quasi 130 in più rispetto alla elezione precedente. C’è stata una mobilità elettorale enorme rispetto a cinque anni fa, probabilmente un terzo dell’elettorato locale ha votato diversamente rispetto a cinque anni fa, un movimento apparentemente confuso e incontrollabile. Questo recuperare così tanti voti a fronte di quelli che rischiavano di perdere e che hanno effettivamente perso è stata l’operazione capolavoro che hanno fatto, blindando consensi o pescandoli dove gli altri mai avrebbero pensato che sarebbero andati a conquistarli. La scelta cinica di alcuni candidati da parte degli strateghi dell’insieme-che-divide è stata fatta solo per dividere l’elettorato originario di “Miglianico Cambia” e non per costruire una “gruppo coeso”. Fabio Adezio e i suoi candidati sapevano tutto ciò e hanno lavorato per conquistare consenso dove i “divisori” non potevano arrivare, a partire dagli spiriti liberi, che nessuna magagna o manfrina clientelare può spostare e che hanno valutato solo e soltanto il consuntivo delle cose fatte e la qualità dei candidati proposti, in fondo hanno guardato al bene comune più che al loro egoismo. Fabio Adezio e i suoi hanno poi sollecitato risposte favorevoli da chi aveva intuito seriamente il pericolo di un pauroso ritorno indietro di Miglianico, un arretramento storico trainato da tanto rancoroso vecchiume. Hanno fatto affidamento sulla intelligenza delle donne e degli uomini della nostra Comunità e sull’amore che hanno per Miglianico. È stata una scommessa, positiva, ma una scommessa. Non hanno voluto praticare vecchi sistemi. Hanno commesso anche errori, gravi. Non hanno saputo marcare con la dovuta decisione la differenza tra la loro direzione per il progresso da quella per il regresso segnata dagli avversari. E, a un certo punto, convinti di non poter essere sconfitti perché dalla parte della ragione, hanno tirato i remi in barca curando equilibri di preferenze e dettagli del genere. La somma degli spiriti liberi, delle intelligenze senza pregiudizi e dell’amore per Miglianico ha generato il risultato ottenuto. Sapevo che alla fine sarebbe andata così. I numeri servono a capire. Il risultato serve a poter governare.   

L’unica previsione che ho fatto, del resto, non è stata numerica ma di puro sentimento. Ho inviato in tempo reale a Fabio Adezio la notizia della vittoria di Dario Cataldo al Giro d’Italia. Un paio di ore dopo l’ho casualmente incrociato. Gli ho detto che l’affermazione di un giovane Miglianichese che ha saputo andare avanti per più di duecento chilometri in fuga, che non si è spaventato del recupero degli altri tanto potenti e tanto aiutati, che ha saputo staccare anche se di poco chi gli era rimasto sempre fianco a fianco, era un buon segno, era un auspicio di vittoria. La pensava anche lui così. 

Perché Carlo Biasone e l’insieme-che-divide hanno perso? 

Hanno perso perché il loro punto di forza è stato allo stesso tempo il loro punto di maggior debolezza. Non è stata la squadra, pur se con qualche bella presenza, la loro forza elettorale. Sono stati i tessitori, i manovratori palesi e occulti; sono stati i promoter e i tifosi interessati e astiosi; sono stati i gestori pubblici nostalgici e scontenti del nuovo corso; sono stati i big della vecchia politica a portare voti. Questi, tutti questi sono stati il loro punto di forza e il loro punto debole. Carlo Biasone e i suoi hanno schierato quasi due secoli, decenni e decenni di potere locale: due ex-sindaci, due ex-vicesindaci, un nugolo di ex assessori ed ex consiglieri comunali mischiati per provenienza (le “insalate miste” come le ha definite il mio Amico, Federico Anzellotti), di ex-dirigenti di partito e di altri ex a vario titolo. Sono persone avvezze alla propaganda, sanno ancora come entrare nelle case, quali storie raccontare a ogni singolo cittadino; sanno cosa promettere, cosa ricordare, cosa lasciare come avvertimento, certo non un sogno. Sono stati e sono ancora campioni di clientelismo porta-a-porta. Praticamente tutto il potere che ha dominato a Miglianico negli ultimi venti anni ha spinto Carlo Biasone, scelto perché ritenuto da loro affidabile e presentabile per questa operazione. Tanti hanno ceduto. Tanti di più hanno capito l’inganno ed il pericolo storico, sicché hanno deciso di sconfiggerli, sperando in cuor loro che sia una volta per sempre.  

Ora i morti usati e vilipesi possono riposare in pace, finalmente. Le basse insinuazioni, quelle volgari e quelle squallide, si mischino alla polvere e vengano spazzate via, per sempre. Non tornino più né loro né chi le ha tirate fuori dalle tasche nel suo triste girovagare.

I Miglianichesi sostengano con la forza dell’entusiasmo anche critico la crescita della nostra Comunità, che è la vita vera di questo posto bellissimo, una perla del creato che noi abbiamo e tanti ci invidiano.

Portiamo nei luoghi del confronto le idee e non i veleni, le proposte e non le ostilità corrosive, l’impegno e non il disinteresse.

Trascinare per anni le divisioni sperando di avere la rivincita è una follia. 

Il tempo non si può fermare. Nuove generazioni chiedono spazio. Chi ha vissuto questi giorni non li vorrà più vivere. Occorre costruire il cambiamento sempre, giorno dopo giorno, senza mai far retromarcia quando si è sulla strada giusta.

Il tempo dovrà servire per coltivare e per far crescere il bene.

Sennò sarà tempo perso, sarà un peccato. 

25 - continua.  

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