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Acta Meridiana - 16

E mo’!? Mo’ le chiacchiere stann’a zero, come dicono ar Tufello.

Ieri pomeriggio c’è stata la inaugurazione, cioè la festa di augurio per la consegna del nuovo Municipio, anzi della Casa Comunale ai Miglianichesi. Festa doveva essere e festa è stata. Una festa di popolo e non di schieramento. Una festa gioiosa, serena, spettacolare, sorprendente come dirò dopo. 

Una organizzazione adeguata e ben strutturata ha messo in movimento hostess, banda, tappeti, accoglienza, viste guidate, tricolori fatti di luci e di fuochi d’artificio. Serviva per far bella la festa, serviva per far funzionare tutto alla perfezione anche la parte non facile della gestione istituzionale. 

 

C’è chi ha criticato questa scelta dell’Amministrazione comunale per aver speso soldi per ieri sera e per oggi oltre che per altre cerimonie di inaugurazione previste in questi giorni. Forse si sbaglia, anzi si sbaglia e sbaglia due volte se vi legge o se vi specchia interessi personali o di gruppo. Sono soldi spesi oculatamente e giustamente perché una festa deve essere anche bella e con la giusta cornice, sennò non sa di festa.

C’è stato tra domenica e lunedì chi ha vestito in modo penoso i panni dello Iago da quattro soldi e ha portato da bancone a bancone una determina del Comune. In essa erano evidenziati astutamente delle parti ma, stranamente non si leggeva la firma del suo decisore amministrativo, visto che una determina non è un atto del Sindaco né della maggioranza. Lo ha fatto per sollecitare il malcontento di chi lavora dietro quei banconi. Facendolo ha dimostrato una personale miseria istituzionale. Gli estratti malignamente evidenziati raccontano però una verità che ieri sera è stata sotto gli occhi di tutti come lo sarà oggi e nei prossimi giorni: si tratta un servizio complesso e fatto di diverse professionalità che non poteva essere affidato a ditte di Miglianico semplicemente perché a Miglianico non ce ne sono. Ho assaggiato poi un panino con porchetta fatto a Miglianico e ho brindato gioiosamente con mezzo bicchiere di vino di Miglianico. Non c’è da meravigliarsi di nulla se consideriamo che nel 2019 c’è chi crede che la terra sia piatta e che Carlo Biasone sia nuovo. Speculare così squalifica solo chi lo fa. Si può essere contro una parte, ci mancherebbe, è la democrazia. Lo si può fare mantenendo dignità e coerenza o lo si può fare sbracandosi in un ciarlare scomposto alimentato da oche isteriche. È una scelta personale, nulla di più. Intelligenti pauca.            

Chi temeva che il Sindaco, Fabio Adezio, avrebbe usato l’occasione per fare un banale spot elettorale si è dovuto ricredere. E ora dovrà inventarsi più di “nu pallòne” per raccontare cose diverse dalla realtà ai propri tifosi. C’è sicuramente chi non accetterà questa verità. Ripeto, ci sono ancora quelli che credono che la terra è piatta o che Carlo Biasone è nuovo, di cosa ci possiamo meravigliare ancora.

Il Sindaco non ha fatto lo spot elettorale, avrebbe potuto, secondo alcuni avrebbe dovuto. Chi conosce Fabio Adezio, la sua onestà morale e intellettuale, il suo tenace senso del dovere, la sua attenzione istituzionale nel dividere accuratamente il Sindaco dei Miglianichesi dal candidato Sindaco di “Miglianico Cambia”, sapeva che non avrebbe approfittato dell’occasione per far propaganda, che non avrebbe rovinato una festa storica con un errore così stupido. Ha dimostrato ancora una volta che è un grande Sindaco.  

C’erano, stretti in un gruppuscolo alquanto triste e incapace di gioire forse anche quando è stato suonato il Canto degli Italiani, quelli dell’insieme-che-divide. Non hanno avuto il tempo di riprendersi dalle parole pronunciate egregiamente dal Sindaco, che sono dovuti stramazzare nell’imbarazzo più totale per quello che è seguito immediatamente dopo. Ha preso la parola il Prefetto di Chieti, S.E. Giacomo Barbato, che ha esordito dicendo di essere arrivato impreparato perché non avvisato dai suoi collaboratori del vero oggetto della cerimonia. Poi ha fatto un elogio assoluto dell’opera realizzata, del suo valore in termini di legalità, qualità, efficienza, economicità capacità amministrativa, bellezza e rarità nel panorama nazionale. Ha poi elogiato il Sindaco per tutto questo e l’intero nostro territorio, rappresentato anche da altri Sindaci, per la sua valida coesione. 

Dopo il Prefetto ha preso la parola l’assessore regionale Mauro Febbo che, proseguendo sulle cose positive espresse poco prima dal Prefetto, ha esordito sul tema dicendo: "Invidio Miglianico e il Vostro Sindaco perché noi a Chieti da dieci anni siamo senza il nostro Municipio e non riusciamo a poterci rientrare. A un certo punto ci hanno suggerito di spostarlo, di decentrarlo. Mi sono opposto perché il Comune deve essere come questo, deve stare al centro, su una piazza come centrale questa, deve essere il luogo che tiene in vita il centro cittadino".

Un uno-due terrificante per Carlo Biasone e i suoi.      

Le parole esatte non son state queste? Beh , oltre alla testimonianza di centinaia di Concittadini presenti, mi hanno detto che esiste una registrazione integrale della cerimonia. Riascoltare le parole esatte dette ieri sera, per i divisori seriali, per gli odiatori capaci solo di urlare, per i tre-cittadini-tre del comitato mai nato sarebbe una sfida ai limiti della sopravvivenza.  A loro voglio sinceramente bene. Ma voglio bene anche e di più a Miglianico. Spero che il Sindaco o chi lo sta aiutando nella strategia elettorale scarichi la registrazione, la stampi e ne faccia volantinaggio oltre che riproporre il video in ogni prossimo appuntamento elettorale da oggi a venerdì notte.

Dicevo che la festa è stata anche sorprendente perché tutti hanno potuto vedere che il Municipio è davvero un’opera eccezionale, “al top” come dicono i giovani oggi. Chi non si era fidato, chi non aveva voluto testardamente credere alla verità dei fatti anche per partito preso, quando è entrato ha sgranato gli occhi e ha dovuto ammettere che stava visitando, anzi che stava prendendo possesso da Cittadino di un capolavoro civico di livello mondiale. 

Nel silenzio a volte ci sono cose che le parole non riescono a dire. Nella nuova sala consiliare, polifunzionale, bellissima, spettacolare, ho incontrato Rossano Roscioli, Fabrizio Papponetti e Antonio Di Sipio, il quale stringendomi la mano mi ha detto "Sei il massimo". Scherzava ovviamente, mi stava sfottendo. Poi li ho chiamati, cominciando da Fabrizio Papponetti, e ci siamo fatti una foto uno accanto all’altro. Spero che Rossano me la invii perché è un bel ricordo, è il segno di quel che avevo detto loro un minuto prima. "Amici lo si è sempre anche se non si condividono le stesse idee politiche o le stesse posizioni amministrative. Voglio bene a Dino De Marco, penso che sia stato il peggior sindaco della nostra storia locale, gliel’ho detto e continuo a volergli bene, indifferente al fatto che lui me ne voglia o meno". Aggiungo ora. Ho detto a Nicola Mincone che non lo avrei votato più; gli volevo bene prima quando lo votavo, continuo a volergli bene ora che non lo voto più, indifferente al fatto che lui me ne voglia o meno. "A Carlo voglio davvero bene, sta sbagliando secondo me e non smetto di volergli bene". Tutti e tre stanno conducendo una campagna di odio, non posso condividere questo, ma non smetto di voler bene loro. Avrei potuto aggiungere che conosco Rossano dai tempi della prima adolescenza e fino a qualche settimana abbiamo continuato a ragionare di un progetto bellissimo: realizzare una nostra casa dove andare a trascorrere gli ultimi ma non pochi anni della nostra vita. Non l’ho detto, perché è stato meglio parlare bene degli assenti.

Da loro non ho avuto neppure un soffio di critica riguardo al luogo che stavamo inaugurando come Cittadini. Non mi aspettavo che mi dicessero la verità cioè "Mauri’, effettivamente sto’ Municipio è bello, è eccezionale, ma noi per otto giorni ancora lo dobbiamo criticare. Ormai questo è il copione che ci hanno detto di recitare, tu questo lo capisci, vero?". Ma gli occhi non mentono. Avevano gli occhi pieni di stupore, avrebbero potuto cantare in coro: "Quando i bambini fanno oh / che meraviglia, che meraviglia / ma che scemo vedi però però / e mi vergogno un po' / perché non sò più fare oooooooh…".

Oggi ci sarà un’altra inaugurazione, quella del Parco Giochi di via Ettore Paolini, con il nuovo ingresso anche dal lato della piazzetta “G.G. Valignani”, pensato e realizzato per facilitare chi spinge un carrozzino e per chi ha difficoltà di deambulazione.

Sarà un’altra festa, una bellissima festa, più gioiosa ancora perché i protagonisti saranno i nostri piccoli Concittadini. 

Rossano, Fabrizio e Antonio potranno cantarla davvero la canzoncina che li colorerebbe un po’ di gioia dopo tutti 'sti giorni passati nella tetra fuliggine dell’odio. Potranno sgranare di nuovo gli occhi e cantare gioiosamente al posto di odiare per conto terzi. Se i loro manovratori, i “vecchi” dal cuore raggrinzito dall’astio, sono capaci solo di odio, loro potranno, per la seconda volta in due giorni di fila, smettere di odiare per conto terzi e provare una semplice e genuina gioia. E chissà…

16 - continua.

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