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Cara Celeste

Signora Celeste,

l’ho “tirata in ballo” perché s’è messa un tutù politico che non le stava neanche bene e con quello ha voluto ballare alle regionali. Ho apprezzato il suo coraggio, l’ho fatto anche per incoraggiarla vista la difficoltà della prova. Oggi dico che la sua è stata disinvoltura (in dialetto si dice “faccia tosta”, ndr.), perché si è ritrovata in uno schieramento diverso da quello dove sarebbe stata venti giorni prima e lo ha fatto senza mostrare imbarazzo. Ho poi raccontato solo quel che è accaduto quella sera al “Wishing Well” (da Amerigo) e, avendo riconosciuto il suo coraggio, sono stato clemente perché il mio racconto avrebbe dovuto essere diverso, visto che lei ha incredibilmente messo così tante fesserie nei cinque minuti nei quali ha parlato in pubblico (10/11 persone) che in cinque minuti neanche ci potevano stare per quante erano. E questo infatti non l’ho raccontato. Questo per lei è stato un attacco. Bene.

 

Ho commentato il fatto che solo la speranza di avere voti così motivati avrebbe potuto giustificare il suo attacco scomposto e sgangherato al Sindaco, quando avrebbe dovuto semplicemente spiegare cosa ci faceva lì come candidata. Era un assist che avrebbe potuto portarle qualche voto in più. Ha ritenuto che questo fosse un attacco. Bene. Ho successivamente raccontato il risultato che ha ottenuto. I numeri si possono interpretare ma sono innanzitutto misuratori di quantità: lei ha preso 10 voti in tutto il collegio, in tutta la provincia di Chieti; manco i parenti, forse nessun amico, probabilmente nessuno altro elettore neppure per richiamo di vecchi ricordi. Questo, cioè 10 voti, significa che è più di zero e correttamente ho raccontato che lei ha preso dieci voti. Non è un attacco se uno legge questa cifra come risultato deludente, come un flop, come una sonora sconfitta, come un vero disastro. Ho aggiunto come mio commento che lei lo ha meritato. Lo confermo. Non era, non è un’accusa. Celeste, lei è stata una fetecchia come candidata. Si agita, smania scompostamente, travalica la buona educazione utilizzando volgarità indegne di una Donna, di una Madre, spara altre fesserie e scrive che quel che ho narrato e commentato sono "baggianate". Ha voluto darmi lezioni di filosofia politica e di etica, di correttezza e di buon gusto, di lealtà e di stile. Bene, dimostri che ho scritto "baggianate", se può. Prenda quel che ho scritto e metta punto per punto i miei argomenti accanto ai suoi che li smentiscono o li smontano, possibilmente utilizzando la verità e non le banalità e le volgarità alle quali si è ridotta. Se è capace di argomentare qualcosa che sia un po’ meglio di quanto ha fatto in quell’unica occasione da candidata, lo faccia, lo faccia come può e come vuole. Se non altro sarà divertente per i miei ventitré lettori. Il divertimento aiuta a vivere meglio, almeno in questo sarà stata utile non solo politicamente.

Signora Celeste, ha il coraggio di riprovarci alle Comunali? Bene. Prenderà sicuramente più di 10 preferenze, molte di più. Le sue performance di queste settimane le porteranno nuovi consensi, non possono lasciarla isolata quelli che ora la sostengono o forse la spingono a certe uscite degne di lei e di loro. Temo però che la sua performance elettorale e - Dio non voglia - come amministratrice sarà dello stesso livello: una fetecchia ma più grande, non perché lei non abbia tante e valide capacità personali ma perché le spreca così. Sa solo essere contro e il contro fine a sé stesso non produce nulla se non le brutte figure che ha fatto e va facendo.

Ha scritto, smentendosi subito dopo, che ha ritirato i suoi commenti da “Viva Miglianico” perché è come se si fosse sporcata nel frequentare questo spazio di libertà.  “Libertà” è una parola che è estranea al suo vocabolario, per altri versi molto forbito. Qui è potuta entrare liberamente, sempre, anche se ora le fa schifo perché sente che “Viva Miglianico” sporca la sua bella persona. E qui ha trovato e lucrato una visibilità e una pubblicità che poco meritava e oggi non merita più. Ora le dico chiaramente che qui la sua è una presenza inopportuna e sgradita, perché lei è stata ripetutamente volgare. Non sono offeso dalle sue invettive. Non accetto questa sua protervia qui dove nessuno ha potuto comportarsi come lei. Ogni contrarietà è ben accetta, perché la diversità delle opinioni è una ricchezza. Può testimoniarlo il buon Antonio Cermignani col quale forse non ci sono mai punti di accordo (o ce ne sono troppi) ma al contempo non c’è nessuna difficoltà nel leggerci e nel replicare liberamente, casomai con sfottò e contro-sfottò, mai con la volgarità. La volgarità è segno di violenza e di impotenza, è elemento diseducativo, è cosa miserevole nelle discussioni anche le più accese. Ed è anche alquanto stupida. È inaccettabile.

Le offese si usano quando non si hanno argomenti. 

Lei può ricominciare a insultarmi come più le piace, con tutti gli epiteti che vuole e che non mi permetterei mai di usare nei suoi confronti, anche quando lo meriterebbe, perché lei è una Donna e una Madre, il massimo del creato. 

Non la ricambio anche perché sono diverso da lei. 

Cara Celeste, riconosco senza difficoltà che lei è un gigante sul piano morale, politico, civico e sociale. E che è un monumento scolpito da innumerevoli meriti. Lei è stata ed è un gigante, una persona che, con passione e generosità, ha contribuito incisivamente a scrivere la nostra recente storia locale. Lei è troppo in alto rispetto a me che sono solo una cacchina. Lei è un albero che svetta in cielo con la sua maestosa chioma e i suoi tanti rami. La fantozziana merdaccia, che sono io, invece è piccola e sta sotto, insignificante e ripugnante. Però ci tengo a mantenere questa grande differenza. Sto bene qua sotto, lei resti pure là in alto. Sono davvero felice di questa distanza.

Durante un comizio nel 1985 il mio Amico, l’ingegner Gianni Cataldo, disse rivolto agli avversari: "Quando si parla e uno parla dell’altro, la gente sa chi è che parla e sa di chi si parla".   

Signora Celeste, le sue parole offensive sono bolle di saliva. Sa che succede alle bolle di saliva? Non vanno da nessuna parte, scoppiano subito: alla fine ci si sputa in faccia da soli.

Come dice Totò a Peppino De Filippo nel film “Totò contro i quattro”, Signora Celeste, "Lei per me è un caso chiuso".  

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