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Candidati di una notte di fine inverno

Ammettiamo per un momento che lo scenario sia questo: i candidati che i tre riesumatori di Carlo Biasone avevano in mente si stanno squagliando. Si sfilano uno per volta praticamente tutti quanti, vuoi perché si fanno due conti e non vogliono perdere vuoi perché non si fidano dell’insieme-che-divide vuoi anche perché non ci pensano neppure a candidarsi, sentimento molto diffuso a Miglianico e altrove. 

Davanti a questo scenario, uno che sa come vanno le cose ha sempre pronto un piano di emergenze. Quindi, il mio Amico Carlo Biasone passa ad attuarlo. Riunisce i suoi, in uno di quei luoghi dove si può stare ma non si rischia che arrivi chi non è invitato.

La cosa più efficace, anche per non perder tempo, è richiamare al dovere quelli che lo hanno tirato dentro e metterli in lista direttamente, non per interposta persona, neanche attraverso figlie e nipoti.

Questa soluzione, oltre ad essere la più semplice sarebbe anche quella più onesta, sincera, trasparente. Ma questo non conta quella sera. 

Carlo Biasone, dunque, aspetta che ci siano tutti. Guarda in faccia i suoi ri-amici e i nuovi adepti e comincia a comunicare la sua scelta di base sulla quale mette preventivamente un “prendere o lasciare”, inteso per sé. Senza la loro disponibilità, minaccia di ritirare la sua. Un disastro che solo a ipotizzarlo fa impallidire più di uno.

Inizia dallo scoglio apparentemente più arduo, se non altro per l’effetto di interpretazione che può generare in qualcuno: il primo posto in lista. Prevale subito la considerazione di non dare una particolare evidenza a nessuno dei candidati, così da poter spendere un’immagine di parità tra tutti. Quindi rigoroso ordine alfabetico.

Ma questo può avvenire solo dopo, quando i nomi li hai davanti. Le scelte non si fanno per ordine alfabetico, si fanno per peso elettorale, poi per appartenenza alle varie zone o per l’una e l’altra cosa insieme.

Carlo Biasone, più che chiedere, comincia dai nomi pesanti da schierare: Nicola Mincone e Dino De Marco. Presentare due ex-sindaci potrebbe garantire non solo i loro tanti, tantissimi voti, ma una vecchia esperienza amministrativa e le garanzie che proprio offrirebbero a non pochi interessati ma ancora indecisi.

Comunque uno dei due va messo, anche perché lui, Carlo Biasone, ha già annunciato che, se vincesse, lui farebbe il Sindaco in Comune dalle 14 in poi, dopo aver finito a scuola dove insegna. Nicola Mincone, che in cuor suo sarebbe disposto solo a fare il candidato-sindaco, prova a rifiutare ma sa che a quel punto rifiuterà anche Dino De Marco che, in cuor suo sarebbe anch’egli disponibile solo per la casella di candidato-sindaco. Né l’uno né l’altro possono però confessare questa ambizione evergreen perché Carlo ha appena detto che si sfilerebbe subito, lanciandoli verso la sconfitta più cocente. Quel che è nei loro cuori resta lì. Dalle bocche esce un sì.

Allora è fatta. Tutti e due. Due corazzate elettorali. Carlo torna a sorridere. 

Vorrebbe subito il sì anche di Gianleo D’Ercole, che di voti ne ha davvero tanti, più di Nicola e di Dino. Ma Gianleo non c’è. Dovrebbe arrivare e Carlo non può rischiare di rimanere impantanato; l’attesa potrebbe dare spazio ad altri sia per svicolare sia per mettersi di traverso. Ha avuto confidenzialmente da Gianleo la conferma di una indisponibilità già annunciata e ampiamente motivata. Non è un no definitivo ma quasi. Prima di tornare a insistere, per evitare una rottura sempre possibile, passa la linea attendista e pratica di Nicola Mincone: si passa a verificare le altre disponibilità così da avere risultati concreti nel più breve tempo possibile, che potrebbero consentire di insistere per convincere non solo Gianleo D’Ercole.

Il terzo nome è quello di una professionista emergente, Chiara Coletta, capo della “Lega” a Miglianico, una bandiera che deve sventolare ed già è stata inalberata con il sì di Nicola Mincone. Lei ha avuto confidenzialmente la garanzia di essere sicura candidata e di essere presentata già in campagna elettorale come vice-sindaco. Le hanno garantito che avrà almeno una delega pesante tra urbanistica e lavori pubblici ma nessuno ha escluso che alla fine non possa avare tutt’e due. Gli altri lo sanno e non fanno fatica a rassicurarla in coro. Lei accetta e promette sfracelli con la partecipazione diretta di esponenti provinciali, regionali e anche nazionali della Lega in campagna elettorale. "Se volete viene anche Salvini". La bandiera della Lega è stata piantata e ha già due candidati su due. 

Carlo Biasone fa molto affidamento sull’effetto-Salvini per trascinare gli indecisi e i neo-tifosi leghisti. Ma conosce il pericolo che è in agguato. Sa che la bandiera della Lega non deve soffocare i vessilli della sinistra.     

La sinistra è lì con i suoi che hanno accettato di stare nel minestrone. Ha ascoltato. E ora attende. Carlo lo sa. Conferma subito la ri-candidatura “necessitata” del dott. Fabrizio Papponetti. Ma è solo un punto. La Lega ne conta due. Siamo 2 a 1 e non può andar bene. 

Carlo Biasone resta sul concreto. Le prime quattro caselle sono complete. Il clima si stempera. Lui ne approfitta e stringe.   

Occorrono le donne di peso per non rischiare di lasciare sola Chiara Coletta. E, possibilmente, occorrono candiate di sinistra, riconoscibili. Delle new-entry selezionate appositamente per dare un’immagine credibile ce ne sono un paio già preallarmate. E sono presenti. Ma qui Carlo, leggendo il whatsapp appena inviato da Dino De Marco a chi siede alla sua destra, annuncia che per loro, per i nuovissimi, ci sono almeno tre posti. La scelta sarà fatta anche pensando alle zone da coprire. Uno dei posti “rosa” vorrebbe riservarselo. Ha in mente di rilanciare la dottoressa Catia Giovina Mattioli Stella. Non è la sua candidata ideale, ma sa che aveva 250 voti e potrebbe averne conservati almeno metà, male che vada. Se non accettasse, cosa che un po’ teme e un pochino spera, punterebbe sull’ex-presidente della Pro-Loco, la dottoressa Laura Nanni o, meglio dell’una e dell’altra, su un’altra ex-candidata che, nel campo della sinistra e in tempi più difficili, ha dato prova di saper raccogliere molte preferenze da protagonista.

Una casella rosa intanto la si può riempire: una signora è già pronta. 

Celestina Di Febo ora sa perché Carlo le ha chiesto di esser presente e perché ha tanto insistito per esser sicuro della sua presenza. Celestina ha solida esperienza acquisita operando in aziende private, nella pubblica amministrazione, nella comunicazione e, da qualche anno, nel settore cinematografico e della documentaristica. Ha anche prestigiosi amici politici: erano nel centro-destra ora sono nel centro sinistra, è vero, ma non è un problema, anzi è meglio così lei può pescare dovunque. Carlo non si limita ad elencare queste che sono le vere, innegabili doti di Celestina Di Febo ma le amplifica e le eleva al cielo. Pochi a Miglianico sanno far questo come lui, nessuno meglio di lui. Per motivarla cavalca ancora il suo recente cavallo di battaglia, indifferente al fatto che sia una bolla di sapone o, peggio, un autogol: "Miglianico sta morendo. Occorre una svolta per farla tornare a vivere. Devi impegnarti direttamente perché sei la persona giusta". Fresca di esperienza elettorale e da essa ben temprata, Celestina Di Febo accetta di slancio e, almeno lei, non mette sul tavolo alcuna questione di incarichi. Farà la sua parte senza chiedere poltrone. Brava. Gli altri ne sono sollevati.

Viene introdotto il caso di Cerreto, che è zona sempre difficile da coprire. Di “no” ne sono stati ricevuti più di uno. La proposta migliore, a questo punto, è quella di un giovane ma importante imprenditore o di una signora che ogni tanto fa attività di volontariato in parrocchia. In alternativa Dino De Marco rilancia un suo vecchio compagno di “Progetto Miglianico”, che qualche motivo irrisolto per accettare potrebbe ancora averlo. La proposta, anche per mancanza di alternative a portata di mano, viene accolta. Dino porterà il nome di chi, tra i tre appena esaminati, accetterà e darà le migliori garanzie. Una quarta possibilità c’è, ma Carlo la tiene secretata.    

Qualcuno fa notare che certi impegni vanno mantenuti e che non si può passare oltre senza chiarire cosa fare delle ragazze che ci hanno messo la faccia sin dall’atto costitutivo dell’insieme-che-divide. E poi ci sono anche esigenze di territorio. Carlo non perde tempo. Le candidate sono lì. Basta che dicano solo sì. In lista vanno subito e comunque Consuelo Di Moia e Annamaria Di Felice. Loro dicono senza indugio il rispettivo sì e questo viene accompagnato da un giusto entusiasmo. 

Sulle ali della gioia, parola che però lui non pronuncia, Carlo Biasone mette sul tavolo il nome sul quale punta veramente. Sa che questo azzererebbe almeno due possibili giovani che hanno dato una mano all’associazione, ma sta allestendo una corazzata e non può scambiare un cannone con una mitragliatrice. Lancia il nome di Rossano Roscioli, due volte capolista della sinistra, sconfitto ma comunque eletto nella minoranza. Rossano Roscioli può portare molti voti. Certo non è affascinato dal minestrone dell’insieme-che-divide come non lo è stato di “Progetto Miglianico”, ma fuori dalla sinistra comunque non va. Carlo riceve il via libera e fa di Rossano il cardinale in pectore del suo piccolo concistoro elettorale. 

Sempre tra gli assenti di quel momento, aggiunge il nome di una possibile candidata, non priva di visibilità, che è stata sondata e non ha declinato ma non ha accettato. È quello il motivo per il quale non si trova lì. Nicola Mincone ha il telefono in mano ed è pronto a chiamarla. Il nome piace, ma non convince tutti. Chi lo pesa elettoralmente come leggerina, qualcuno dubita del fatto che poi accetti veramente e si possa sfilare all’ultimo, qualcuna butta lì un sincero e non calcolato: "A me sta antipatica". Nicola poggia il telefonino.

Un cardinale donna non esiste. Carlo colloca la possibile candidata al primo posto nella panchina, riservandosi di mandarla in campo senza dover riunire di nuovo tutti.

Sette caselle sono state riempite. Si devono aggiungere: l’ottava, quella con più nomi tra i quali scegliere; la nona, quella del “cardinale in pectore”; la decima, quella del candidato/della candidata di Cerreto e l’undicesima, riservata con rinvio sine-die a Gianleo D’Ercole o alla signora messa in panchina o, ma questo non può dirlo a nessuno, del nome a sorpresa (ce n’è sempre uno in certi casi).

A questo punto Carlo Biasone si gira verso la sua destra e dice: "Tu devi, lo sai".   Sandro Di Prinzio, che usa frasi fatte di filosofi, teologi, sociologi, psicologi, storici, economisti, politici raffinati, lui, ideologo e stratega dell’insieme-che-divide, ghost-writer uno e trino, postatore seguito nei sei continenti, soprattutto uomo buono e misericordioso, equanime, sempre sopra le parti e mai fazioso, ha già accettato. Ha detto di sì subito, prima ancora che gli venga proposto ufficialmente. A vederlo sembra quasi sollevato perché nella lista delle prime scelte fatte da Carlo e dalla sua “trimurti” il suo nome non c’era. Non l’aveva presa bene, per niente. Ma, essendo di animo nobilissimo, aveva fatto buon viso a cattivo gioco illuminando col suo sorriso i vari adepti mischiati nel minestrone. Ora però è carico. Sa che è giunta la sua ora. Ha un solo traguardo, superare il risultato portato a casa dalla gentile consorte che è arrivata alla vetta dei 37 voti conquistati nel 2009 divenuti poi 26 nel maggio del 2014. Sorride sornione, sa di poter contare sullo sperimentato effetto del suo fascino di ammaliatore per aggiungere molti voti a quelli già di proprietà. 

Poco prima, pensando/temendo che nessuno avesse proposto il suo nome, “l’uno e trino” aveva proposto un importante contributo per riempire le caselle rosa della lista facendo due nomi: "Nada Rosa, affermato manager nel settore del brokeraggio assicurativo con provata esperienza nel settore del commercio, e la dottoressa Rosalba Leve, apprezzata funzionaria del personale tecnico/amministrativo, brillante e tenace esperta nel settore della sicurezza del lavoro e ricca di esperienza politica. Sono due donne capaci - ha detto - legate fortemente ad un vasto elettorato, persone, come tutti sappiamo, che godono di vaste simpatie. Ognuna di loro unisce le doti della novità a quella della maturità di vita". La proposta viene accolta, ma non come novità. Qualcun altro aveva già in tasca quei nomi. Viene derubricata ad una tra le concrete possibilità di inserimento anche a discapito di chi è già stata valutata positivamente.

Il mio Amico Carlo Biasone ha la bisaccia piena. Sprizza di gioia dalla fossetta del mento, ma nega di provare gioia. Non sperava in tanta grazia prima di iniziare una riunione il cui esito incerto o negativo aveva serenamente messo in conto. Invece sta per uscire con insperati elementi tutti positivi. Il contatore dei voti nei suoi occhi gira sempre più velocemente e un sorriso soddisfatto si stende sul suo volto così che tutti lo notano. 

Ora non vuol tirarla per le lunghe. La lista praticamente è fatta. È fatta con i nomi che lui a questo punto fortemente ha voluto e vuole. Sa di avere a disposizione non la listarella che ha rischiato di doversi caricare sulle spalle da solo ma una “invencible armada” che lo porterà in trionfo. Per chiudere, tranquillizza i presenti spiegando che a questo punto mancano solo i dettagli e che per quelli c’è ancora un mese di tempo. 

Lo fa non prima di aver riposto nelle stive nomi di vecchi amministratori, variegati per esperienza e collocazione, alcune facce nuove e qualcos’altro personaggio sempre utile per fare riempimento. È tutta roba leggerina dal punto di vista elettorale, ma un paio di ronzini, quando sono bardati a dovere, non si notano facilmente in uno squadrone di cavalleria. I voti poi li rimetteranno al loro posto. Ma dopo, a vittoria ottenuta. 

Qualcuno però lo ferma.

"Con Nicola e Dino che prenderanno un sacco di voti e con Chiara che dovrebbe fare l’asso pigliatutto, per gli altri come si mette? Non è meglio cominciare a parlarne ora di possibili incarichi?" 

Carlo trova subito un assist. Sia Nicola sia Dino si ammantano di umiltà e dicono sostanzialmente che a loro basta vincere e che si metteranno a disposizione della squadra. Qualcuno legge la menzogna in quelle dichiarazioni di facciata. "Per l’esperienza che avete - interviene prontamente Carlo - è bene che vi mettiate a disposizione per ruoli particolari. Uno farà il presidente del Consiglio comunale e l’altro il capogruppo, così siamo tutelati tutti". A questo punto non può fermarsi lì. E scopre qualche carta. "La lista non è ancora completa e non possiamo far trovare gli altri davanti a cose fatte. - premette cauto - Il vice-sindaco vorrei sceglierlo io. Vi fidate di me, vero? Rispetteremo gli accordi con Chiara che sarà assessore, questo lo sappiamo tutti. Vorrei una giunta con un mix di esperienza e novità. Vediamo anche i voti. Ma ciascuno di voi avrà una delega così potrà dare il meglio di sé. - Poi guarda ancora alla sua destra – Sandro tu sei Messi e Ronaldo messi insieme. Sarai il nostro uomo-ovunque". 

"Non è che siamo un po’ troppo sbilanciati sul vecchio? - prova a obiettare un ex-elettore di Miglianico Cambia che ha taciuto fino a quell’ora di notte – la lista è forte ma dovremmo mettere qualcun altro completamente nuovo".

"Infatti - risponde secco Carlo – questi sono i dettagli di cui parlavo. Faremo tutto, state tranquilli".   

Carlo Biasone ha esaurito aggettivi, abbracci, frasi con l’ammorbidente e ogni ammaliante convenevole. Rinnova gli incarichi esplorativi per chiudere tutto il prima possibile e, come fa il numero uno nel cerimoniale di Stato, lascia per primo la sala, salutando tutti uno per uno. Eventuali commenti in sua assenza gli verranno messi nel rapportino che riceverà, come ogni giorno, domattina presto, prima di andare a fare la corsetta quotidiana. 

Il racconto di questa notte di fine inverno finisce qui. 

Questa riunione non c’è mai stata. Luoghi, dialoghi e perfino i nomi sono da considerarsi di fantasia. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale e non voluto.  

Ma diciamolo. Una lista così spiazzerebbe tutti. Terrorizzerebbe gli avversari. Farebbe sussultare elettrici ed elettori. Sarebbe una bomba con effetti devastanti.

A volte fantasia e realtà si confondono e si superano tra loro come fanno i due celebri personaggi nell’ultima scena del film “Don Camillo e l’onorevole Peppone”.

Viva Miglianico 

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