Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

La letterina del sabato 26 gennaio

Care Amiche e cari Amici, 

prima che la campagna elettorale imbocchi il rettilineo finale e tenendo ben presente il sacrosanto richiamo ai contenuti della Giornata della Memoria che celebreremo domani, vengo alla Letterina dedicata al valore del candidato locale, al voto di campanile utile per spingere un Concittadino ad essere eletto nei consessi sovracomunali.

Miglianico, come comunità di elettori, è arrivata alquanto tardi nel riuscire a sostenere un proprio concittadino al di là e al di sopra degli schieramenti pur presenti a livello locale.

 

Dopo l’elezione in Consiglio Provinciale del prof. Angelo D’Amato (DC), miglianichese non residente, il primo vero caso di voto campanilistico utile ci fu nel 1964 quando i suffragi dei Miglianichesi, oltre 1.000, determinarono l’elezione dell’indimenticato Lucio Zannolli a consigliere provinciale in quota PLI, partito che a Miglianico difficilmente superava i 10 voti.

Sempre alle elezioni provinciali andò male a tutti gli altri, dal dott. Fernando De Felice (DC) nel 1970 e, in seguito, ai compianti Francesco D’Adamio e Carmine D’Alessandro (PSI).  Nelle altre competizioni, le elezioni regionali e quelle per Camera e Senato di candidati miglianichesi praticamente non vi fu traccia. 

La situazione cambiò nel 1985 quando la DC decise di affidare a Mario Amicone la candidatura alle provinciali in quello che era uno dei collegi in assoluto più difficile perché nel collegio votavano anche Comuni, come Tollo, dove le percentuali della DC erano non rilevanti come in tanti altri paesi e città della Provincia di Chieti. Ma quello fu una sorta di anno santo per la Sezione “Alcide De Gasperi” della DC di Miglianico che in quel fatidico inizio di giugno strappò il Comune alla Sinistra Unita. Ultimo o penultimo che fu tra i 15 consiglieri eletti (la metà di quel Consiglio Provinciale, ndr.), Mario Amicone vinse quella battaglia insieme a quella che lo consacrò Sindaco di Miglianico. La Sezione della locale DC elaborò qualche mese dopo la teoria del voto utile dato a un Miglianichese. Funzionò anche nelle provinciali del 1990 e divenne dottrina in occasione delle elezioni politiche del 1992 quando Remo Gaspari decise di lanciare Amicone nella corsa al parlamento. Il risultato a Miglianico fu straordinario. La DC raccolse 2194 voti, oltre il 71% e Amicone attenne 1815 voti di preferenza, scritti uno ad uno perché per la prima volta si votava con una doppia novità: si doveva scrivere il nome del candidato e si poteva votare un solo candidato della lista prescelta, effetti questi del referendum promosso da Mariotto Segni. Amicone non fu eletto, classificandosi sorprendentemente come secondo dei non eletti, superando candidati molto più forti ai nastri di partenza di quella competizione che fu agguerritissima.  

La dottrina del voto utile per un Miglianichese ottenne poi risultati pieni a partire dalle regionali del 1995, quando proprio Amicone fu eletto nelle file del neonato CCD di Casini e Mastella proseguendo per le regionali del 2000 e del 2005 quando fu capolista dell’UDC. Il voto utile servì ovviamente a Nicola Mincone per le provinciale del 2004 e del 2009 quando, imposto da Amicone come candidato, fu eletto soprattutto grazie ai voti dei Miglianichesi ma in un collegio che era cambiato nella sua composizione rispetto a quello difficilissimo del 1985.

Quando Amicone lasciò il posto di candidato alle regionali allo stesso Mincone (stavolta con il PdL Berlusconiano) il voto utile fu nuovamente chiesto e largamente ottenuto (1192 voti) ma non consentì la sua elezione al primo colpo. Nicola Mincone riuscì ad entrare in Consiglio Regionale solo a fine legislatura. Quando nel 2014 ripropose la sua candidatura con un’altra lista del centrodestra ci fu un estremo tentativo di lasciagli campo libero per poter chiedere il voto utile ai Miglianichesi. Lasciargli campo libero riuscì. Lui ottenne un momento condiviso da tutti nel quale annunciò che quella sarebbe stata la sua ultima esperienza come candidato e chiese un ultimo atto di amore campanilistico a tutti i Miglianichesi. Ottenne 699 voti, pochi, per poter reggere un’elezione in consiglio regionale tra l’altro in uno schieramento risultato esso stesso sconfitto. 

Oggi è Daniela Palldinetti a chiedere non senza ragione un voto ai Miglianichesi sostenuta dalle motivazioni del più sano campanilismo e della oggettiva, innegabile utilità di avere una Miglianichese là dove si decidono cose importanti come le leggi regionali e non pochi finanziamenti pubblici. Daniela è stata lanciata e viene sostenuta a livello provinciale, in particolare nelle aree di diretta influenza diocesana, dal mondo delle associazioni cattoliche più prestigiose ed attive. Ma non può avere possibilità concrete se non ottiene un cospicuo risultato a livello locale.

Certo, i voti un candidato deve chiederli e deve saperli ottenere. Ma è certo anche che chi ha chiesto e ha ottenuto il voto utile per sé e per i suoi Amici oggi non può far finta di niente. Può appoggiare, sostenere e votare Daniela Palladinetti. O può dire chiaramente che non lo fa. Se ci riesce deve spiegare perché per lui valeva la dottrina del voto utile e ora che la deve mettere in pratica decide di cambiare credo.   

Daniela Palladinetti ha già avuto il sostegno del Sindaco, Fabio Adezio che si è spinto fino alla dichiarazione più totale "sarò un tuo tifoso" (qualche suo nemico va dicendo che così si è schierato troppo e che la pagherà cara, ndr.),

Immagino che tutti quelli che operano nel mondo parrocchiale siano anch’essi schierati a sostegno di Daniela Palladinetti. In verità non ho ancora avuto segnali chiari e altisonanti come quelli dati dal Sindaco. Eppure ci sono con-parrocchiani solitamente attivissimi non solo sui social ma anche nel creare e sostenere gruppi civici monotematici che poco hanno a che fare con le attività dei laici cattolici. Probabilmente hanno lanciato chiari segnali ma a me non sono ancora arrivati. 

Immagino che soprattutto Nicola Mincone si stia dando molto da fare per aiutare Daniela Palladinetti. Lui ha avuto sempre, sempre, sempre il pieno sostegno della Famiglia di Daniela. Lui è stato quello che più di tutti, Amicone compreso, ha lucrato i benefici del voto utile dato dai Miglianichesi a un Miglianichese. Immagino che lui sarà in prima fila a combattere una battaglia a favore di Daniela Palladinetti, una battaglia difficile, complessa ma non impossibile, comunque degna di essere combattuta da riservisti della politica ai quali i Miglianichesi hanno appuntato tante medaglie sul bavero della giacca. Anche in questo caso non mi giungono segnali chiari e altisonanti. Anzi in questo caso mi giungono voci che parlano di un impegno diretto a favore di candidati non Miglianichesi. Ci vorrà una Letterina straordinaria per questo caso. Una Letterina tutta speciale forse occorrerà per capire cosa fa quel che resta della sinistra di Miglianico che è sempre un modo difficile da esplorare e da capire.

Al fondo di questi discorsi c’è un valore che molti giovani non conoscono e qualcuno tra i meno giovani forse ha dimenticato: quello della pura e semplice militanza politica, dell’impegno ad appoggiare solo altri e non se stessi, la generosità senza interesse a promuovere, a sostenere, ad applaudire un’idea, un progetto, un programma, una persona senza essere in prima fila sul palco e senza essere poi in coda a sgomitare per andare all’incasso delle prebende. 

Beh, il discorso sarebbe lunghetto e lo spazio di questa Letterina penso di averlo utilizzato tutto. 

Ma c’è ancora una cosa che non può aspettare. 

A proposito di impegno da semplice e puro militante politico voglio riportare una sorta di motto dialettale che fotografava qualche anno fa quel lavorio oscuro ma continuo che molti a Miglianico hanno messo in campo per fare campagna elettorale, soprattutto alla ricerca dei voti di preferenza per un candidato locale. La situazione forse appare cambiata di tanto per un verso, forse non è cambiata più di tanto per un altro verso. Il motto è questo Jème carijènne l’acque nghe la cesta sfunnàte”. Questa frase ha una doppia chiave di lettura. Quella reale rappresenta quella sorta di scoramento che prendeva il militante che tanto si impegnava e vedeva poco frutto rispetto alla quantità del lavoro fatto ma anche dei numeri che sovrastavano la nostra realtà locale. C’era anche chi lo usava, questo motto, per mascherare il proprio malcontento, avendo raccolto poco o niente a livello personale come beneficio di ritorno rispetto ad altri che avevano avuto in premio questa o quell’altra situazione. Chi ci ripeteva questa frase nel senso più vero era ed è ancora il mio Amico Rocco Palladinetti, detto “Taccone”, militante democristiano, candidato e consigliere comunale eletto nel 1985 e nel 1990, personaggio noto a tutti per la sua laboriosità, per la generosità del suo impegno, per la grande simpatia personale e per quel tratto umano che lo hanno reso e lo rendono unico e caro a tanti. Qualche giorno fa Rocco Palladinetti ha tagliato il traguardo degli 80anni in piena corsa verso quelli molto più lontani che lo attendono. Rocco “Taccone” non solo per l’affetto personale che ha meritato da parte mia ma soprattutto per le sue grandi qualità di Uomo, Marito, Padre, Nonno e Cittadino, merita grandi e gioiosi auguri di buon compleanno. Gli giungono con tre giorni di ritardo ma non perdono di valore, perché i sentimenti che li alzano in cielo sono senza data di scadenza: sempre freschi, sempre buoni e genuini come l’Amicizia. 

Buona Domenica.  

Joomla templates by a4joomla