Messaggio
  • EU e-Privacy Directive

    This website uses cookies to manage authentication, navigation, and other functions. By using our website, you agree that we can place these types of cookies on your device.

    View e-Privacy Directive Documents

Il professor Demetrio Stefanoff, un grande amico di Miglianico

Stefanoff: chissà quanti Miglianichesi sanno chi era Demetrio Stefanoff. Chissà quanti Miglianichesi sanno quanto è importante Stefanoff per la nostra Miglianico anche se loro non lo conoscono affatto.

Tutti i dipinti che vediamo ogni volta che andiamo a Messa, sia a san Rocco sia a San Michele-Santuario di San Pantaleone, li ha dipinti lui, il professor Demetrio Stefanoff.

Come spesso accade da queste parti, ci si dimentica di chi ha fatto qualcosa di buono, figuriamoci poi di chi, tra le cose buone, ne ha fatto alcune che rientrano tra le opere d’arte.

 

Demetrio (Dimitri, prima di acquisire la cittadinanza italiana), nacque agli inizi del ventesimo secolo in Bulgaria. Laureatosi all’Accademia delle belle arti di Sofia, viaggiò in tutta Europa e poi scelse l’Italia come seconda patria, stabilendosi inizialmente a Genova. Avendo sposato la pittrice svizzera Hanny Ruef, divise poi la sua vita tra Riccione e Lucerna. Non tornò in Bulgaria anche perché in tempo di guerra fredda sarebbe stato per lui impossibile in quanto era stato anticomunista.

Nei primi anni Cinquanta del secolo scorso arrivò a Miglianico grazie alla fraterna amicizia con l’ingegner Oreste Sarra, legato come sappiamo da ancor più solida e meravigliosa amicizia con don Vincenzo Pizzica. L’indimenticato parroco affidò a Stefanoff la realizzazione di quadri che potessero rendere dignitosa la Chiesa i cui affreschi erano andati largamente distrutti o danneggiati già prima della Seconda Guerra Mondiale, forse anche a causa di un incendio.

Lavorando e vivendo vicino la casa parrocchiale il prof. Stefanoff realizzò le grandi tele che tutti conosciamo: il San Michele Arcangelo che era sopra l’altare maggiore; lo scenario della crocifissione, sfondo del grande crocifisso inizialmente messo nella prima arcata laterale di sinistra entrando in chiesa e poi collocato sull’altare maggiore; il Battesimo di Gesù (ispirato all’opera di Carlo Maratta presente in San Pietro, ndr.) sopra il fonte battesimale, prima in San Michele e ora in San Rocco; i due tondi con le immagini di san Gabriele e di San Pio X sopra il presbiterio; i dodici Apostoli due a due per ciascuno dei finestroni; l’intero ciclo della Via Crucis. Sotto ciascuno di quelle quattordici cornici si vede sbucare ancora un biglietto che reca il nome di chi ha donato la somma necessaria alla realizzazione del quadro. Fu pagata sostanzialmente così l’opera di Demetrio Stefanoff che, da vero artista, non era solito accumulare denaro, usava quel che ricavava dalla vendita delle sue opere per vivere come meglio poteva.

Ci sono altre sue opere a Miglianico, a cominciare da casa Sarra dove venne ospitato negli ultimi suoi soggiorni a Miglianico protrattisi fin verso la metà degli anni ’70.

Chissà se un giorno, almeno con i facili strumenti fotografici oggi a disposizione, si potrà realizzare un piccolo catalogo delle opere del prof. Demetrio Stefanoff presenti a Miglianico. Sarebbe forse un bel lavoro da affidare agli studenti delle nostre eccellenti scuole locali. Sarebbe anche l’occasione per lasciare una riconoscente traccia della sua esperienza artistica ed umana a Miglianico nella toponomastica locale: un segno di civiltà alla fine. 

Questo spazio di libertà che ha in cima ai suoi interessi Miglianico e i Miglianichesi può solo aprire un piccolo spiraglio, sperando che i ricordi di chi ha conosciuto il prof. Stefanoff e la curiosità di chi vuol conoscere qualcosa in più su un personaggio che è così presente nella nostra vita possano spalancarlo, riempirlo di luce e rendere la giusta testimonianza a lui e a chi lo ha fatto innamorare di Miglianico.


Questa veduta è del 1967, ritrae lo stato del Municipio appena riedificato quando non era ancora intonacato all’esterno. È un quadro ancora presente nei cataloghi delle case d’asta a livello mondiale, uno dei pochissimi che collocano il nome di Miglianico in quel settore. Chissà se è stato acquistato nel frattempo.

Non so chi abbia acquistato lo straordinario ritratto di Padre Pio che Stefanoff teneva sempre esposto fuori dal suo atelier a Riccione. Ho personalmente assistito ad una scena che a quel tempo, eravamo nel 1970, si ripeteva spesso in quel locale. Quando entrava qualcuno interessato a quel quadro per chiedere quanto costasse acquistarlo, si sentiva rispondere richieste esorbitanti. E quando capitava chi sembrava anche disposto ad arrivare a quelle cifre, il professore rilanciava con un aumento. Non voleva venderlo quel quadro, perché gli era davvero molto caro: lo aveva realizzato dopo aver avuto il benestare e poi la personale benedizione del futuro San Pio da Pietrelcina.

Alla fine lo vendette per sbarcare il lunario, così mi raccontò mio Padre che lo aveva avuto come testimone di nozze. 

Nessuno tra i suoi stimatori forse riuscì ad acquistare una piccola tela che troneggiava sulla porta che divideva l’atelier del pittore dalla parte privata di quella sua abitazione di Riccione. Era una veduta di Miglianico dal lato che dovrebbe mettere in primo piano la Cantina Sociale e che aveva una donna incamminata lungo la strada che scende verso le Quattro strade. Dovrebbe, perché la messa a fuoco di quella prospettiva in realtà era un festone di peperoncini rossi, una delle grandi passioni del professor Stefanoff. "Questo non lo venderò mai" - confermò, quando lo mostrò nuovamente a Papà e, per la prima volta, anche a me.

Era una domenica mattina, andammo a Messa in una chiesa di Riccione. La Santa Messa era in tedesco, a suo modo indimenticabile. Rientrati nello studio assistetti ad una scena davvero difficile da dimenticare. Prima della sacra funzione il professor Stefanoff aveva terminato il ritratto di un signore, un ingegnere capo di non ricordo cosa a Rieti. La moglie era passata a prendere il marito e, visto il quadro a fine lavorazione, si lamentò vivacemente con l’artista perché, a suo dire, lo ritraeva decisamente invecchiato. Il professore la tranquillizzò. Le disse che era l’effetto dei colori ancora freschi e le diede appuntamento a dopo la Santa Messa. Prima che la coppia di villeggianti tornasse per ritirare il ritratto, Stefanoff fece una piccolissima modifica, dipinse tre o quattro pois bianchi sulla cravatta e incorniciò sontuosamente quel ritratto esponendolo poi in vetrina dove alla viva luce del sole. La signora appena l’ebbe visto abbracciò con gioia il professor Stefanoff coprendolo di lodi e ripetendo che quel ritratto aveva riportato ai suoi occhi suo marito più giovane di quanto si aspettasse. Il marito pagò il consistente compenso e quando si furono allontanati Stefanoff chiamò la moglie e disse "Lascia tutto, andiamo a mangiare il pesce al ristorante". A tavola spiegò che avrebbe potuto diventare anche famoso subito facendosi amico qualche critico d’arte. Ma, per farlo, avrebbe dovuto spendere non pochi soldi. "Così si può diventare artista famoso anche in poco tempo - disse a Papà –, altrimenti devo aspettare di essere morto per sperare di avere un po’ di fama. - e concluse mettendo mano ad un altro peperoncino - Preferisco spendere i miei soldi così. Pazienza se non diventerò famoso subito".

Joomla templates by a4joomla