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La letterina del sabato 10 marzo

Care Amiche e cari Amici,

resterà anche oggi tra i tasti quel che da due o tre settimane mi riprometto di condividere con voi attraverso questa nostra Letterina.

Il fatto che urla la sua urgenza dalla mia tastiera è il risultato delle elezioni politiche di domenica scorsa e, per i più appassionati, le ombre che questi numeri proiettano sul nostro territorio comunale.

Parto dall’inizio, ovviamente, cioè dai numeri.

 

Abbiamo registrato una buona affluenza di Concittadini alle urne. Nonostante siamo ancora in inverno con un tempo non molto favorevole, nonostante la sola giornata riservata la voto, nonostante l’assenza di campagna elettorale svolta a Miglianico da parte di chi avrebbe dovuto farla come candidato o responsabile di partito, l’affluenza è stata di oltre il 76%, sia al Senato sia alla Camera. 

I numeri (dati della Prefettura di Chieti, ndr.) hanno parlato chiaro, chiarissimo.

I vincitori sono i candidati del M5S, sia alla Camera (1327 voti pari al 47,30%) sia al Senato (1198 voti pari al 46,18 %). Se aggiungiamo a questa massa di voti quelli dati ad altre liste non governative si deve ammettere che oltre la metà del nostro elettorato ha chiesto discontinuità. Chi vota non vota mai contro. Solo un cretino può pensare che votando un partito ci si limita a esprimere avversione verso un altro o altri partiti. Il voto è una indicazione di sostegno a chi vorremmo andasse a governare. Infatti si tratta di voto che elegge, cioè sceglie qualcuno, non elimina semplicemente un avversario o uno che ci sta antipatico.  

La coalizione di centro-destra, che a livello nazionale è arrivata prima, da noi si è attestata al secondo posto sia alla Camera (983 voti pari al 35,04%) sia al Senato (895 voti pari al 34,50%).

Tra il disastroso e l’inconsistente è stata la prestazione della coalizione di centro-sinistra, arrivata terza con 371 voti alla Camera (13,22%) e 397 voti al Senato (15,30%).

Non voglio entrare nel mare delle parole che si stanno ammassando sui destini del governo nazionale. Ci vorrà tempo ma una soluzione si troverà.

Siamo tutti d’accordo che anche il Presidente della Repubblica, che ha il difficilissimo onere di sbrogliare questa matassa, ritiene prima di tutti noi e come noi che, alla base di tutto, c’è un concetto forte: il Popolo quando vota va ascoltato. Aggiungo che, in base alla mia piccola esperienza vissuta sia sul fronte dei vincitori sia su quello solitario degli sconfitti, il Popolo ha sempre ragione quando vota liberamente, dico di più, ci azzecca più di tanti commentatori e soloni di turno.

Qualcuno, anche di quelli che li hanno appena votati, teme che vadano al governo i rappresentanti del M5S. E perché? Sono forse alieni, sono robot teleguidati da poteri occulti, sono incapaci? Cos’altro? No. Sono Cittadine e Cittadini eletti liberamente dagli Italiani. Hanno diritto e devono mettere in campo il dovere di dimostrare il loro valore. Tra l’altro, la maggior parte di loro appartiene anagraficamente alla nuova generazione: bisogna aver fiducia nei giovani, dare loro spazio, soprattutto quando ne hanno saputo guadagnare tanto da soli.  Casomai vanno incoraggiati. C’è una battuta che aiuta a riflettere un po’: l’arca di Noè è stata costruita da dilettanti, il Titanic da professionisti. 

Se poi i gruppi parlamentari del M5S saranno capaci di portare cambiamento e migliori soluzioni meriteranno questo e i prossimi voti. Sennò, dopo aver provato con altri sedicenti innovatori, anche loro scopriranno che il Popolo sa giudicare e si ritroveranno con le percentuali che oggi guardano dall’altro del loro primo posto. Per inciso, se ci sarà un Governo a guida M5S, almeno metà di noi Miglianichesi sarebbe lieta e festante. Va anche precisato che, in caso di malaugurato fallimento di questa esperienza, saranno cinque o sei i Concittadini che ammetteranno di aver votato M5S o assisteremo al pianto greco dei pentiti di turno. È sempre stato così.   

È vero: la coalizione che ha vinto le elezioni secondo la vigente legge elettorale è quella di centro-destra. Di coalizione ha poco o niente. Ma se sa serrare i ranghi e attrarre adesioni serie può provare a rilanciare un’area che ha precedentemente distrutto per proprie colpe e incapacità.

Il PD è nella felice condizione di chi ha toccato il fondo e può solo rialzarsi. Certo, la capacità che hanno certi esponenti del centro-sinistra nel distruggere quel che stanno costruendo quando sono sul filo del traguardo può apparire incredibile, invece è solo frutto di una loro mentalità che fa danni almeno dall’inizio del secolo scorso. 

Va sottolineato e messo a caratteri cubitali un fatto: il senatore eletto nel nostro collegio uninominale è Primo Di Nicola (M5S), il nostro deputato è Daniele Del Grosso (M5S). Toccherà a loro rappresentare in Parlamento le istanze dei Miglianichesi e dei Cittadini di questa parte d’Abruzzo.  

In attesa che a Roma succeda qualcosa, è bene capire cosa è successo nella nostra Miglianico avendo lo sguardo non chino sui numeri ma alzato verso il futuro prossimo.

I risultati di domenica scorsa potrebbero essere sintetizzati così: ci sono grandi truppe senza generali e generali senza truppe. Il M5S non ha raccolto voti grazie all’impegno capillare dei suoi consiglieri comunali. I consiglieri comunali del PD hanno registrato una sconfitta che forse è senza precedenti. I consiglieri di maggioranza non hanno inciso, almeno non visibilmente, né a favore di questo né di quel candidato tra quelli non citati espressamente ma individuati come profili dal Sindaco al termine dei recenti incontri con la Cittadinanza. 

Cosa significa in concreto per il futuro prossimo? Non è facile dirlo. 

Torno a ripetere: la campagna elettorale non è stata fatta. Nessuno può ora misurare seriamente e senza metterci un fallace pregiudizio la capacità di spostare voti da parte degli attuali consiglieri comunali e dei loro stretti sostenitori. Diciamo che è stata scarsa se non nulla. Se ci fosse stato un grande impegno almeno da parte di qualcuno si potrebbe parlare, a seconda delle indicazioni date, di sconfitta clamorosa per chi le avesse date. Ma questo impegno non c’è stato, lo abbiamo constatato tutti. 

Vanno ora valutate due cose prima.

La prima è che questa legge elettorale è un capolavoro di annullamento delle capacità di proselitismo a livello locale. Non è un proporzionale vero perché mancano le preferenze, quelle che fanno muovere i sostenitori dei vari candidati anche casa per casa. Non è un uninominale vero, perché impegnarsi per un candidato, tra l’altro invisibile se non nelle foto dei giornali, significa dover dare voti ad altri candidati, quelli del proporzionale, senza poterli scegliere e anzi, com’è successo, col rischio che per astrusi meccanismi di attribuzione, il proprio voto vada a impinguare un gruppo tra quelli non proprio graditi.

Conscio che il tempo che passa mi dà ragione coi fatti, affermo con tranquillità una cosa. L’unica legge che avrebbe fatto dell’Italia una grande Nazione con un sistema stabile, come lo è stato per la Germania, era la cosiddetta “legge truffa, imperfetta in qualche parte molto marginale ma con un impianto solido e lungimirante. De Gasperi aveva capito bene quale era il difetto contenuto nei meccanismi di rappresentanza del proporzionale puro e sapeva cosa occorreva all’Italia. De Gasperi sarà Santo ma non ha potuto fare tutto quello che poteva. Le conseguenze le stiamo pagando sempre a maggior prezzo. 

Fatta questa affermazione vengo alla seconda cosa da tener presente, che è una ennesima ripetizione: non si è fatta una tranquilla ma incisiva campagna elettorale. Era difficile, viste le condizioni date. Però chi si fosse impegnato seriamente a farla, oggi potrebbe contare numeri diversi, non di molto, ma diversi.

C’è anche chi ha provato mellifluamente a inserirsi nel gioco elettorale locale vestendo una nuova casacca, ancora una diversa, quando ha ancora tra i peli i fili delle altre via via dismesse. Lo ha fatto sperando di raccogliere per poter tra poco lucrare qualcosa per sé da un successo non costruito ma frutto dei giochi nazionali. Gli è andata alquanto male.  

Chiudo con una riflessione che riguarda quello che potrà accadere tra qualche mese a Miglianico. La campagna elettorale per le prossime Comunali, quelle del maggio 2019, è già partita. Sarà argomento di altre Letterine. 

Però potrebbe esserci quella anticipata per le Regionali, visto che il Governatore D’Alfonso sta per essere proclamato senatore, divenendo incompatibile con il suo attuale incarico. Non so se vedremo candidati di Miglianico o vicini al nostro territorio alle regionali. Credo di sì, e non saranno senza speranza, il che aumenterà un certo interesse. Ma anche se non ci fossero, alla fine avremo numeri diversi da quelli riportati all’inizio e riferiti al voto politico di quest’anno. La differenza di consenso per i vari gruppi e partiti non sarà perché un governo starà facendo bene o male, mantenendo o disattendendo le promesse fatte. Sarà perché ci saranno candidati da votare con le preferenze. Ci sarà un governo vicino, territorialmente vicino da eleggere. Ci sarà il posizionamento e il riposizionamento definitivo o quasi definitivo da parte di chi dovrà cullare il sogno di diventare sindaco o consigliere di questo Comune. Non saranno giorni e notti senza propaganda. Social e telecomunicazioni saranno estremamente frizzanti. 

A chi ha ambizioni e a chi ha visto frustrate le proprie aspirazioni anche stavolta auguro di avere voglia e serenità, anzi lucidità per dedicare il tempo necessario a fare tranquille e approfondite riflessioni sul voto di domenica scorsa. Le analisi del voto vanno sempre fatte, sempre. Altrimenti si presume di aver capito senza aver capito praticamente niente.

I Cittadini hanno parlato chiaramente. Ma certi politici a volte son così sordi e ciechi che viene il dubbio che siano capaci solo di guardarsi in uno specchio deformato e bravi ad ascoltare il proprio ego.

Buona Domenica!                 

         

       

 

 

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