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La letterina del sabato 3 marzo

Care Amiche cari Amici,

le premesse sono inutili.

È appena finita la più brutta e insulsa campagna elettorale della storia repubblicana. Questo giudizio riguarda ovviamente quella generale. A Miglianico, tranne un timido e, mi dicono, semideserto (meno di 20 persone) tentativo, generosamente attuato dal M5S, non c’è stato nulla. Anche i pochi manifesti costretti nei loro spazi son arrivato probabilmente grazie ad un attacchinaggio esterno.  Credo che la maggior parte di noi non abbia ricevuto nemmeno uno dei mitici fac-simile, soprattutto non ha trovato la cassetta della posta piena di materiale propagandistico. Forse è uno dei segnale che questa legislatura potrebbe durare pochissimo.

L’assenza della politica organizzata a livello locale non è cosa sa segnalare con indifferenza. È un problema. È un vuoto un po’ angosciante pieno di un silenzio non sereno.

Ma di questo potremo e dovremo parlarne un'altra volta. Ormai ci siamo.  

 

Domani si vota. Siamo chiamati a eleggere i nostri deputati e senatori.

Dobbiamo rispondere positivamente. Bisogna andare a votare. È il nostro dovere civico, cioè il dovere di un Cittadino degno della sua responsabilità. Non possiamo pretendere che altri facciano poi ogni giorno il proprio dovere nelle istituzioni se noi non facciamo il nostro almeno una volta. C’è anche un altro motivo per andare a votare. È come dire grazie a chi si è impegnato, a chi ha combattuto, a chi si è battuto anche a rischio della propria persona perché potessimo avere questo diritto, che non tutti hanno nel mondo. È un dire grazie a chi ha mantenuto vivo e attivo questo diritto garantendo la democrazia rappresentativa in Italia.

Non votare, ricordiamocelo, significa anche far decidere non agli altri, ma a quell’altro, a quell’altra che riteniamo cretino/a disonesto/a, incapace, stupido, vuccalòne, stronzo.  

Ciascuno voti secondo coscienza, non secondo convenienza. 

Votare secondo coscienza significa certamente guardare ai propri interessi di categoria, di censo, di opinione e di tutto quel che si vuole onestamente dopo aver tenuto in primo piano il raggiungimento possibile del bene comune. Votare secondo convenienza significa inseguire una utilità immediata che nulla costruisce o contribuisce a fare e che spesso, dopo qualche tempo, lascia con l’amaro in bocca, per non dire altro.

Vi confesso che sono arrivato ad oggi con una grande incertezza su chi votare. Non sono attratto dalle urla televisive o dagli slogan che hanno inzeppato i social. Mi danno fastidio e preferisco dedicarmi a un buon film di Totò o a un documentario di storia Schieramenti o partiti con idee e programmi solidi non ne vedo. Le promesse fatte da tutti, messe insieme, se attuate anche a metà, farebbero collassare l’Italia in meno di un anno. Sono un vecchio democristiano non pentito, senza nostalgie, ma con un ricordo, indipendente dai risultati poi registrati, di campagne elettorali vive, capaci di dare adrenalina positiva, soprattutto umane, belle da fare e da vivere. La mia area politica sarebbe quella del Partito Popolare Europeo di impronta Degasperiana. Di De Gasperi, di Adenauer e di Schumann in verità non se ne vedono. A livello locale personalità come quelle che si sono imposte nei decenni passati se ne vedono lo stesso pochine. Ecco, diciamo che grandi leader affidabili o almeno affascinanti sul piano della personalità si farebbe fatica a individuarli dopo una gran fatica nella scrematura. 

Ma non sono disperato.

Preferisco mettere attenzione su chi conosco personalmente, meglio se ha fatto o può fare seriamente e onestamente da tramite tra la nostra Comunità e il Governo nazionale. I nomi son pochini, ma ci sono. Bene o male son tutti collocati nelle aree possibili della serietà. Bisogna saperli individuare senza pensare a chi è il loro capo o capetto nazionale ma riconoscendo onestamente quel che hanno saputo fare e quel che hanno la capacità e la possibilità di fare. 

Il voto contro non ha senso. 

Meglio una sana scheda bianca, che resta l’ultima spiaggia per manifestare disagio e o generale disapprovazione, perché le schede bianche ci sono e si contano, le nulle non contano, i non votanti ancora meno, cioè niente.   

Poi seguirò un altro criterio per avere un aiuto che mi porti a una decisione seria e lungimirante: chiederò alle mie Figlie come si vogliono regolare. Hanno voluto fare una riunione in Famiglia per capire come funziona la legge elettorale, per sapere un po’ di storia recente e alcuni meccanismi istituzionali. Poi si sono messe a studiare i programmi, scremando quelli che contengono cose per loro inaccettabili (razzismi, lassismi sulla profilassi sanitaria, sciocchezze da social, etc.) o che non contengono indicazioni e proposte adeguate non solo su questi temi. Non si sono regolate sull’anti-questo o anti-quello. Ne sono intimamente felice. Forse non saranno entusiaste delle scelte fatte perché la politica oggi non rende beati, ma avranno fatto una scelta in positivo e non avversativa. Non aspettano da me l’indicazione di voto perché sanno che non gliela darò: la libertà la si rispetta e loro devono poter usare la propria libertà senza condizionamenti ma sempre nella consapevolezza delle scelte e non mettendosi mai al traino delle mode o delle anti-mode correnti.

In occasione del referendum costituzionale dello scorso anno ho chiesto a mia Figlia come avrebbe votato e mi sono regolato anche sulla base della sua decisione, perché gli effetti di quella votazione riguarderanno sempre di più le nuove generazioni piuttosto che le nostre ormai avviate al tramonto.

Chiedere ai Figli come e perché votano un candidato o una lista è un bell’esercizio, un bel consiglio che può non essere seguito ma che aiuta a capire tante più cose di quante ne spiegano tutte le trasmissioni televisive elettorali messe insieme.

Viva la democrazia. Viva il voto popolare, personale, libero e segreto.

Alle urne!

Buona Domenica.

 

             

 

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