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La letterina del sabato 15 luglio

Care Amiche e Cari Amici, 

avevo deciso di dedicare questa Letterina ai lavori in corso in casa della Pro Loco e del Comitato Feste, con le attente considerazioni che questi lavori e quanto accade in quelle stanze meritato. Lo spazio e le energie che a quest’ora ho da impegnare suggeriscono un qualche accenno e un opportuno rinvio. Il calendario non presenta scadenze immediate per le attività dell’uno e dell’altro sodalizio.

Diventerebbero vecchi, invece, due scritti che non posso trascurare non solo per i loro contenuti ma anche per i loro autori. Si tratta di due post pubblicati dalla dott.ssa Catia Giovina Mattioli Stella e dal prof. Manuel Giampiero Sulpizio.

Anche se il secondo è arrivato dopo, lo tratto per primo sia per il contenuto, lo stile, la visione, la cifra culturale e la grande visione del testo sia per lo spessore del suo autore. Tutto è molto al di sopra dell’altro scritto cui ho accennato e che vede autrice ispirata la dott.ssa Catia Giovina Mattioli Stella.

Il prof. Manuel Giampiero Sulpizio, personaggio che nel mondo letterario nazionale ha saputo guadagnare un suo posto per niente trascurabile, commenta una foto scattata dal finestrino di una macchina e che riguarda il manifesto fatto affiggere dall’accademia musicale tollese. L’analisi che lui ha fatto su quanto di negativo, di preoccupante, di triste e di non accettabile vi sia quando si perde una realtà culturale, quando chiude una biblioteca, quando vengono a mancare determinati presidi in un territorio è da applausi. Peccato che lo spunto sia un para-falso come il manifesto che ha ispirato una riflessione così importante e meritevole di aperto e convinto consenso. Miglianico non ha perso l’accademia musicale tollese. L’azione del perdere non è attribuibile a chi oggi se ne trova privato.  Non l’ha persa per sua colpa.  Miglianico ha subito una fuga preparata ad arte e la cui strada è stata tracciata lungo percorsi lontani dalla veritàPer quel che è dato di sapere da fonti cosiddette ufficiose, Miglianico non perderà la musica, anzi. Non condanno il cugino letterato per lo spunto che mette alla base del suo pregevole scritto ritenendolo un fatto storico di incontrovertibile verità. Avendo potuto leggere in foto teletrasmessa solo quel tazebao, partorito, redatto e scritto con inchiostro al veleno dentro palazzetto Martinelli, la prestigiosa sede di “Progetto Miglianico”, non poteva che basare su quel testo la sua riflessione. Non lo condanno per non aver attinto da questo spazio di libertà non la verità ma gli elementi che avrebbero potuto completare la sua informazione. Non può avere soprattutto colpa perché è mancata, manca e forse mancherà la risposta dell’Amministrazione comunale che dovrebbe fornire non le smentite, che non servono, ma gli elementi di valutazione che ancora mancano. Se, come tutti ci auguriamo, essi verranno resi pubblici, anche il più grande poeta vivente di Miglianico potrà mantenere alto il suo sdegno ma correggere la mira degli strali che lancia contro presunti responsabili, casomai anche colpendoli più direttamente, se questo sarà la sua convinzione a quel punto. 

Insomma, non abbiamo sentito l’altra campana. Il dire a volte non è facile da interpretare. Il silenzio è difficilissimo da capire.

Vengo ora al post che la dott.ssa Catia Giovina Mattioli Stella ha voluto pubblicare dedicandolo completamente a me e che, ovviamente, mi è stato propinato da divertiti amici collegati con la pagina facebook del noto personaggio in questione. Quanto e immeritato onore mi ha riservato! Con tutto quel che ha da fare ha trovato tanto tempo per un signor nessuno come me?! Che meraviglia.

In realtà non è di me che intendeva occuparsi. Doveva e voleva difendere il mio Amico, dr. Dino De Marco, che, secondo lei, sarebbe stato solo bravo nell’intervento fatto nel nella cavea dell’anfiteatro del paesino a sud di Miglianico quando ha ricevuto il segno dell’eterna gratitudine da parte dell’accademia tollese. Per lodare il suo Dino doveva necessariamente attaccare me. Ma lo ha fatto molto volentieri, di questo sono gioiosamente sicuro. Se ne sono accorti tutti. Secondo la dott.ssa Mattioli Stella il mio sarebbe stato "un (ulteriore) attacco personale a Dino". Secondo lei questo sarebbe un mio vecchio vizio, quasi un’avversione maniacale, che so, un comportamento ossessivo. Addirittura, secondo al sua ricostruzione, risalirebbe almeno al 2009 e si sarebbe concretizzato anche con manifesti i cui titoli giocavano con il nome di Dino. Ne ha elencati un paio. Ha dimenticato “Il Bugiardino”. In una delle rarissime occasioni nella quali ho avuto l’onore di poter spiegare quel che mi veniva chiesto, ho detto al duo Dino&Catia che erano fuori strada, completamente, quando immaginavano e continuano a credere che non avrei "metabolizzato la sconfitta del 2009". Lo ripeto. Non hanno capito niente. E insistono a non capire. Ho raccontato la vicenda del comportamento molto sleale tenuto dal mio Amico Dino De Marco nel periodo a cavallo tra il 2008 e il 2009. Basta andare a rileggere con serenità e senza pregiudizi di sorta gli Appunti per una piccola storia locale” pubblicati qui tempo fa e i cui contenuti sono ancora senza smentite. Non ci torno. Quando potrò farlo affiderò quei testi alla cura di uno stampatore. Presenterò il libretto che ne verrà fuori e tornerò su quelle vicende sperando di avere nel dibattito i protagonisti del tempo. Un po’ di stroria farà bene a tutti noi.

Ora, a quest’ora, devo dire alla dott.ssa Catia Giovina Mattioli Stella, parlando a nuora affinché suocera comprenda, due cose anticipate da una terza che è la più importante ed è questa. E’ penoso, squallido, indegno di professionisti agiati e troppo onorati dai Miglianichesi, continuare a fare le vittime in un modo così infantile. Smettetela, per carità! Innanzitutto fare riferimento a manifesti pubblicati su questo spazio di libertà è una operazione da tribunale speciale che punta a colpire la libertàpersonale di chi non la pensa come il capo e non i fatti come tali. Gli scritti hanno una paternità ed è quella di chi li sottoscrive. Quei manifesti erano firmati dal Gruppo Consiliare di Viva Miglianico Viva (Emilia Baldassarre, Amedeo SantaluciaGianleoD’Ercole, Marco Almonti e poi Federico Anzellotti).

Alla dott.ssa Catia Giovina Mattioli Stella, il cui multiforme ingegno trascura la comprensione degli scritti in italiano, soprattutto quando le fa comodo, devo ricordare ancora una volta che i miei attacchi personali contro il povero Dino che lei vagheggia non esistono. Considero il mio Amico Dino De Marco un pessimo sindaco, il peggiore della storia repubblicana di Miglianico, cosa che ho provato a spiegare ripetutamente e diffusamente nei miei scritti pubblicati qui e tutti firmati e attribuibili a me, quindi senza mai nascondermi dietro altre sigle o altrui firme. Aggiungo che ritengo la dott.ssa Catia Giovina Mattioli Stella sia stata co-protagonista, insieme a Dino De Marco, di un quinquennio amministrativo (2009/2014) disastroso, e non lo devo più dimostrare, lo hanno certificato i Miglianichesi nel maggio 2014 collocandola all’opposizione. Ritengo il mio Amico Dino De Marco politicamente inaffidabile. Lo ritengo se non reticente (perché non ho prove di ciò) poco coraggioso e trasparente nel raccontare quel che non sappiamo ancora degli incendi dell’autunno 2010. Ritengo il mio Amico Dino De Marco responsabile di un discorso, quello tenuto nel paesino a sud di Miglianico qualche sera fa, un atto istituzionalmente maleducato e grave nei confronti di Miglianico e dei Miglianichesi, perché fatto fuori dai confini cittadini e con l’aggravante di esser un ex-sindaco. Ripeto, così ha screditato Miglianico attraverso la sua legittima Amministrazione comunale e il suo legittimo sindaco, cosa mai accaduta fino a quella sera. Ritegno il mio Amico Dino De Marco corresponsabile della fuga da Miglianico attuata dall’accademia musicale tollese, un gesto molto poco consono per motivazioni e modali operative ad un sodalizio culturale. 

Ma, come ho ripetuto, considero Dino De Marco un Amico al quale voglio sinceramente bene, indifferente al fatto che lui me ne voglia. E’ anche il mio medico curante. Non mi sognerei mai di attaccare personalmente un amico e il tutore della mia povera salute, sarei un pazzo oltre che disonesto con me stesso. Ma, da amico, indegno ma amico, gli dico e gli dirò sempre di star lontano dalla politica amministrativa locale, perché su quel fronte è stato pressoché disastroso, un elemento risultato oggettivamente divisivo e a volte distruttivo nei gruppi nei quali si è trovato ad agire a livello politico e amministrativo. Da amico, ovviamente non lo voterei, restandogli amico. Altri Amici che la pensavano così mi dicono che oggi hanno cambiato idea. Il mio Amico, dott. prof. Lucio Zannolli diceva che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. Ma si può cambiare idea e dimostrare allora diventati veramente imbecilli.  

La dott.ssa Catia Giovina Mattioli Stella, a differenza del mio Amico Dino De Marco, non ha potuto essere disastrosa né divisiva né distruttiva. Non è stata. Non è neppure oggi che è consigliere di minoranza. E’ stata solo una portatrice di voti da sfigmomanometro, per questo Dino De Marco l’ha sperimentata nel 2004 e l’ha dovuta candidare nel 2009, solo per questo, non per il multiforme ingegno che lei possiede e che Dino non si è soffermato a valutare perché ha sempre pensato al suo ruolo come di un uomo solo al comando.

Accetto di essere contraddetto, smentito, stritolato da argomenti messi in campo da raffinati artisti della dialettica. Non perderò il sonno e la gioia di vivere. 

Non accetto, come non ho mai accettato, il penoso vittimismo di Catia, di Dino e compagnia, propalato con tanta sfacciata perfidia.  

Vengo ora ad un rapido accenno a quel che spero di poter trattare con calma nella prossima letterina: i lavori in corso della Pro Loco e del Comitato Feste.

La Pro Loco sta ancora limando, perfezionando, riflettendo, allestendo e facendo quello che precede il fare che riguarda tutti noi. Le manifestazioni non sono ancora decollate e siamo a metà luglio. Ci saranno, saranno annunciate e ruoteranno anche quest’anno attorno alle Contrade del Piacere. Sarà comunque un successo.

Si annuncia un successo anche il lavoro del Comitato Feste. Il gradimento della popolazione lo potremo misurare a feste passate. L’impegno lo possiamo già apprezzare e il sostegno economico e di solidarietà in quel che occorrerà deve esser dato da subito e da tutti. Quel che ho accennato sabato scorso è ancora nei filtri tranquilli delle valutazioni. Ci dovrò tornare.

Ora, va letto bene il manifesto con il quale il Comitato, capeggiato dalla Presidente Melita Tropea, ha già annunciato il programma delle Feste Patronali. Esse iniziano lunedì 17 luglio, alle ore 21,00, presso il Santuario, con la Novena a San Pantaleone. I Miglianichesi, noi e gli altri devoti e legati al nostro glorioso Santo Protettore, San Pantaleone Medico e Martire, facciamo festa con lui e per lui innanzitutto accogliendo almeno uno degli esempi che la sua santità ci propone: la preghiera

<Ma io sono già stato a Messa domenica>, dirà qualcuno. Vero. Ma la Novena è qualcosa di speciale che si deve aggiungere: una Santa Messa per nove giorni, con e per un Amico specialissimo. Così la Festa sarà festa vera e sarà davvero più bella.

Buona Domenica.

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