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Comitato Feste 2017, una passione antica e sempre nuova, ma anche una prova di maturità civica

Domani, mercoledì 29 marzo, alle ore 21,00 presso la Sala Civica - convocata dal Sindaco - ci sarà l’Assemblea cittadina per la costituzione del Comitato Feste 2017. Immagino che, salvo novità sempre possibili e gradite se fatte in assemblea, si vada verso la conferma del Comitato 2016 ma con modifiche importanti. La prima dovrebbe riguardare il Presidente. L’ottimo Osvaldo Santalucia ha considerato chiusa la sua esperienza in quel ruolo e va sostituito. Sarà uno del Direttivo o un nome nuovo? Non lo possiamo sapere se non andando in assemblea.

 

L’altra novità, ancora più importante, anzi la più importante riguarda la disponibilità di Cittadine e Cittadini a far parte del Comitato, cosa che viene ovviamente prima e che conta di più della singola persona che si carica la responsabilità della Presidenza, più onere che onore, come ciascuno può facilmente immaginare. Provocatoriamente si potrebbe dire che il Comitato c’è è funziona se ci sono almeno una cinquantina di Concittadini che fanno la questua e gli altri servizi necessari. Il Comitato c’è, ma non può funzionare se c’è un grande Presidente e con lui un eccellente gruppo di dirigenti, ma non ci sono le risorse umane per coprire bene e seriamente il territorio. La Festa è festa di popolo non di un gruppo di Amici di buona volontà. Se il Popolo non sente questo, la Festa non si deve fare. Non la si può imporre perché un gruppetto, una sparuta minoranza vuole farla comunque. 

Il Comitato Feste è fatto di una passione antica e sempre nuova. Antica è la devozione verso il nostro glorioso Santo Protettore, San Pantaleone, e verso la Madonna e i Santi che da secoli veneriamo a Miglianico. Sempre nuova è la passione di chi dedica tempo, tanto tempo, tantissima pazienza e un’enorme buona volontà per dar corpo e anima al Comitato che deve saper rappresentare tutti i Miglianichesi.

Ma il Comitato è anche il luogo della maturità civica. Opera per mantenere, innovandola, la tradizione più antica e consolidata della nostra Comunità. Lo fa in nome e per conto della nostra Comunità. Deve avere il sostegno e la stima di tutta la Comunità. Ecco perché è bene che nessuno si tiri indietro. Chi ha impegni di lavoro, di famiglia o di presenza attiva nelle altre associazioni può non dare piena disponibilità né il tempo dell’impegno operativo, ma deve garantire stima e sostegno. Non si può rimanere fuori per spirito di parte. È un errore che a Miglianico abbiamo commesso a più riprese. Abbiamo sbagliato. Non ci esime dalla responsabilità la caccia, facile e ammaliatrice, al colpevole che stava dall’altra parte. Il tempo delle divisioni preconcette dovrebbe essere passato. I tempi attuali, con le difficoltà sopraggiunte, devono vederci pronti a una esperienza di civismo maturo. Ciascuno resti con le proprie convinzioni, sulle proprie posizioni politiche o amministrative. E sia rispettato pienamente per questa coerenza. Ma ognuno deve impegnarsi a farle valere facendo, soprattutto dimostrando col fare, di essere capace, di essere casomai pronto a diventare protagonista in un futuro più o meno prossimo. L’impegno è a vivere una presenza animata dal fare, dal fare meglio se si ritiene di poterne essere capaci. Restare fuori come cose inerti, peggio, restare nell’angolo dove ci si solleva per salire sul podio effimero della critica-a-prescindere, mettersi casomai di traverso ostacolando chi prova a fare, è un comportamento segno di immaturità prima che di banale vigliaccheria civica. 

Infine va detto questo. È vero che il Comitato non può nascere ed essere animato contro il Sindaco o l’Amministrazione Comunale, pensando di farne uno strumento di opposizione militante e quindi di rottura dell’armonia di una Comunità locale. È ancor più vero che il Sindaco o l’Amministrazione comunale devono dare spazio e sostegno a tutti i Cittadini che vogliono seriamente impegnarsi con un sincero sentimento di concordia. Non devono avere neppure la tentazione di pensare che il Comitato o anche i suoi singoli componenti debbano essere considerati “amici”, cioè sostenitori della propria parte. Anche questo, più di ogni altra cosa, romperebbe la concordia locale.

I Santi, che poi sono i protagonisti e il motivo delle nostre Feste tradizionali, non possono che sorridere nel vedere certe beghe, che sono frequenti, penso, in tanti luoghi e non solo in Italia. Non potranno accettare come omaggio feste e riti che hanno lo sgradevole sentire e i brutti colori delle divisioni. Sono cose lontane dai Santi, cose che vengono da chi si mostra sordo al messaggio di fraternità che quei Santi illuminano dal Paradiso.  

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