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La congiura dei signorotti

Le parole dette, come quelle scritte, a volte hanno un significato che va ben oltre quanto la loro concatenazione sintattica esprime. Questa concatenazione certe volte è ordinata, altre volte è scombinata, vuoi per gli effetti di una umana emozione vuoi anche per l’affanno di voler nascondere quel che non si può dire. 

Il discorso che il ri-disceso dall’alto, Carlo Biasone, ha tenuto il 1 marzo scorso, in più punti ha mostrato questa difficoltà nel presentare parole ordinatamente. Ho già sottolineato che, ad esempio, sulla vicenda del Municipio un po’ s’è impappinato, e non poteva esser diversamente visto che stava alzando castelli di carta. Lo ha fatto anche in un altro passaggio, quando ha parlato della "valorizzazione delle eccellenze di Miglianico". Lì ha anche spiazzato non pochi ascoltatori. C’era chi onestamente pensava che parlare di eccellenze locali preludesse al lancio di una proposta innovativa sui nostri prodotti tipici. Invece il fine, poco celato, è stato tutt’altro.

 

Il futuro candidato ha parlato dei tecnici locali che dovrebbero essere tenuti in altra considerazione quando l’Amministrazione comunale affida incarichi esterni. Carlo Biasone sapeva e sa che era già al limite della legalità. Sa che non è il Sindaco ad affidare gli incarichi. Sa che un Sindaco non può imporre il “protezionismo” a favore di alcuni tecnici, solo perché residenti o amici elettori, senza rischiare di violare le leggi. Sa che un bravo amministratore deve guardare al bene comune e non al soddisfacimento dei singoli, benché amici o segnalati da amici. Sapeva e sa che ai tempi del suo ri-amico Dino De Marco (2009/2014) le cose andavano in un ceto modo. Sapeva e sa ma non ha mai detto un’acca, sullo stile dell’altro suo ri-amico, Nicola Mincone, che però faceva finta di venire alle riunioni dell’opposizione.   

Carlo Biasone sa, visti gli informati informatori che ha, che i tecnici di Miglianico non sono rimasti affatto esclusi né sono stati discriminati. Così come certi imprenditori. Il che è diverso dal voler avere esclusive o voler dettare regole spartitorie dai riflessi vintage. 

Diverso, ben diverso sarebbe stato se avesse avuto elementi per accusare il Sindaco, Fabio Adezio, di favoritismi, di discriminazioni, di faziosità. Ma questo Carlo Biasone non lo ha potuto dire. Dopo aver accusato la maggioranza di aver fatto troppe opere ha dovuto accusarla di aver rispettato la legge. L’alternativa che vuole incarnare quale sarà?    

In realtà Carlo Biasone ha provato a fare il furbo. In verità si è fatto anche in un non recente passato. Ha provato a accarezzare qualche tecnico per poterlo avere come elettore non riconoscente ma in attesa di riconoscenza. Male, se era questo il suo intento ha fatto male. Ha segnato un lugubre passo indietro contrario alla direzione della nostra recente storia locale.

Questa riflessione, che riceverà preziose critiche (che saranno senz’altro accolte) e anche sgangherate polemiche, merita di esser approfondita. Lo faremo quando il fumo sparso con quel discorso si sarà diradato e determinati argomenti appariranno a tutti più chiaramente.

Questo spunto consente di allargare però la riflessione su quel che sta ora accadendo e che riguarda aspetti di genere compatibile che vorrei racchiudere in quello che ho scelto come titolo: “La congiura dei signorotti”. La congiura è termine desueto ma serve a indicare con un certo effetto l’impegno che accomuna persone che in comune avrebbero poco, niente, se non un’avversione verso un nemico comune e motivata da una certa attenzione per gli affari propri. 

I nomi verranno fuori, stanno venendo fuori con prese di posizione, aiuti, iniziative, sostegno esterno e qualcos’altro. Ci sono anche quelli in buona fede, ma sappiamo tutti che son pochi, pochissimi, prossimi allo zero.

Accenno solo a un piccolo particolare, a suo modo esemplificativo. Mi raccontano che la ricerca dei candidati per la lista-che-ancora-non-c’è, lo scouting è affidato ad altri. Carlo fa qualcosa ma non poche volte delega, non va lui, non chiama lui. Quindi chi accettasse lo farebbe per stima verso chi lo va a chiamare. Chi? Uno dell’associazione? No. In qualche casa, al cellulare di qualche Concittadino si sarebbe presentato almeno uno dei nostri signorotti, di quelli molto attenti ai fatti propri e poco alla propria coerenza politica. Anche per questa intermediazione poco gradita e molto sospetta, probabilmente, ai sospirati SI che scarseggiano ancora, almeno nella quantità calcolata e sperata, si stanno affastellando non pochi NO. 

Pronto a ricevere documentate smentite posso anticipare che la lista progettata per garantire a Carlo Biasone la vittoria alle prossime comunali per ora non c’è. Sicuramente non è quella messa a punto dai suoi strateghi che, forse e senza forse, in qualche caso almeno saranno costretti a candidarsi in prima persona. 

Come non c’è stato e non c’è risultato del #parlaconcarlo che ha riempito di vuoto la sua sede elettorale. Anche questo inganno verrà negato o si proverà a mascherarlo.

Nei prossimi giorni ci divertiremo a stilare la lista che Carlo Biasone non farà ma che dovrebbe schierare, se non altro per coraggio e coerenza, per chiarire chi sta con lui, chi ha interesse a stare con lui soprattutto perché ha interesse a ostacolare la prosecuzione del cambiamento che abbiamo avuto in questi ultimi anni grazie a Fabio Adezio e a quelli di “Miglianico Cambia”. 

Anzi, scherzando, come è giusto fare ogni tanto anche per alleggerire la pressione che sta mettendo a dura prova le maschere di quel gruppo, proverò a suggerire una lista con tanto di possibili incarichi. Sarà una piccola, divertente provocazione.       

Carlo Biasone sta forse provando ad incolonnare nomi che devono avere una sola caratteristica di base, quella di conquistare qualche voto nel campo avverso. Il calcoletto, che ho già raccontato, è semplice: Carlo, attraverso candidature mirate, punta solo a spostare voti da “Miglianico Cambia” verso la sua compagine: trenta/quaranta voti da una parte all’altra fanno una somma algebrica di 60/70 voti. Deve fare una lista che, con una parte dei candidati riesca a conservare tutti i 900 e rotti voti di “Progetto Miglianico” edizione 2014 e, con altri candidati, riesca a spostare almeno 250/300 voti direttamente da Miglianico Cambia a suo favore. Il calcoletto in teoria è facile. È come la strategia calcistica di quel vecchietto che, tanti anni fa, prima della partita del Miglianico diceva: "E che ci vuole?! Partite all’attacco. Fate sei/sette reti e poi vi chiudete in difesa".

Ci sono almeno due elementi che non vanno d’accordo con questo calcoletto. Il primo è che le persone non sono proprio delle pedine e non ci sono più tanti legami di partito. Il secondo è che far la lista pensando solo ai voti può far vincere, anche per il rotto della cuffia, ma poi non fa amministrare, non fa mai amministrare bene. È già successo, nel 2009 con l’operazione “Progetto Milgianico”. Qualche signorotto anche allora stava con chi ha fatto questo calcoletto. Il risultato è stato il disastro che tutti abbiamo conosciuto. 

C’è infine l’effetto che avrà la lista del M5S, che merita tutto il dovuto rispetto anche da parte di chi fa i calcoletti. 

A chi si sta ora chiedendo perché parlo di “signorotti” e non di semplici Concittadini, devo rispondere con un’altra riflessione. Essa viene da una domanda fatta a tavola da alcuni Amici forse più attenti di me a certe cose. Il quesito è questo: "Perché tanto spiegamento di forze economiche, perché tanta potenza viene impegnata in una semplice campagna elettorale in un comune che non ha certo le dimensioni e non dovrebbe suscitare gli appetiti di una città?". La prima risposta che ho dato è stata di chiarimento: "Quale potenza, quali forze economiche?" . Mi hanno spiegato che il gruppo di Carlo Biasone sta utilizzando ben tre sedi, tutte prestigiose e non senza costi, più un’altra meno dichiarata, più almeno un paio di studi professionali. 

È ancora in possesso di “Progetto Miglianico”, la centralissima sede di Palazzetto Martinelli che è a carico del dott. Dino De Marco, uno dei tre “riesumatori” di Carlo Biasone. 

È stata aperta nell’ingannevole operazione dell’insieme-che-divide, la lussuosa sede di via Roma 90 con tanto di arredi. 

Il silenzio che Carlo Biasone ha raccolto la settimana scorsa, si è infine dilatato nella signorile sede elettorale aperta in via Martiri Zannolli, anch’essa con adeguati arredi. L’altro “riesumatore” di Carlo Biasone, Nicola Mincone, opera in sedi polivalenti tra piazza, via san Giacomo e zona artigianale delle Quattro Strade. Oltre allo studio del prossimo candidato ce n’è almeno un altro, anch’esso centralissimo che fa da base anche come riferimento di partito. 

Ci sono poi le spese, computabili non proprio a spiccioli, che hanno dovuto sostenere per foto patinate, i molti manifesti fatti comporre e affiggere, il costante lavoro grafico e di supporto, l’assistenza professionale per lanci pubblicitari e addirittura per il personal trainer che ha provato per oltre un’ora e mezza ad allenare Carlo Biasone al discorso del 1 marzo, in vero senza risultati eccellenti.   

"Ecco - mi hanno fatto notare – qui girano soldi, tanti soldi. Questo è uno spreco di potenza". 

In effetti è una potenza spropositata. Lo sarebbe anche se fosse a basso costo o anche a costo zero, cosa che i miei commensali non accettano di credere. 

Una simile profusione di energie e di denari la si potrebbe comprendere se si vanno a vedere i nomi dei signorotti che ora stanno facendo scouting e attività di persuasione per Carlo Biasone, senza attribuire loro interessi diversi. Ma sappiamo che i “ricchi scemi” non ci sono più. Erano, secondo la definizione di un eminente giornalista sportivo, alcuni Presidenti delle grandi squadre di calcio degli anni 60 e 70. I miei Amici tra una fetta di pane e olio e un piatto di pasta, hanno dubitato che costoro, imprenditori attenti, da sempre o da poco, ai lavori pubblici, tecnici di varia estrazione, titolari di particelle catastali il cui destino attende un roseo futuro già dai tempi di “Progetto Miglianico” e ricchi commercianti molto poco attenti ai destini civici siano diventati improvvisamente generosi sostenitori di una causa che non significhi per loro una concreta soddisfazione. Per esser d’accordo con questa analisi occorrerà la verifica delle prossime settimane. Qualche dubbio intanto me lo hanno suscitato.

Ho portato allora un contributo storico che ha spaventato qualcuno, molto legato a “Miglianico Cambia”. Ho visto qualche giorno fa un documentario su RAI-Storia dove era decritta la condizione economica degli schieramenti che stavano combattendo la seconda guerra mondiale. In breve gli Alleati possedevano due terzi della ricchezza mondiale. Le nazioni dell’Asse arrivavano a mala pena ad un quarto. Il resto era diviso tra le Nazioni neutrali. I Giapponesi e anche Hitler sapevano che solo una rapida vittoria poteva essere l’obiettivo. Era questa la pia illusione di Mussolini. Sapevano che dopo i primi due anni di guerra per loro ci sarebbe stata solo la sconfitta. 

L’argente fait la guerre, si diceva. 

Se fosse vero anche nella competizione elettorale per Fabio Adezio e per “Miglianico Cambia” sembrerebbe non esserci alcuna speranza visto lo schieramento di potere economico in campo. 

A meno di una vittoria in breve tempo. Da qui a fine maggio.

Viva Miglianico.

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