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La letterina del sabato 31marzo

Categoria: Notizie
Pubblicato Sabato, 31 Marzo 2018 12:51
Scritto da Maurizio
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Care Amiche e cari Amici,

pensavo a questa Letterina che leggerete nella luce radiosa della Pasqua di Resurrezione e mi girava in mente una canzone della quale, anche per attinenza, scrivo il testo ricordandolo a memoria.

Risorgere significa rinascere, sapendo il perché della vita.

Risorgere significa guarire da una lunga e triste malattia.

Risorgere significa uscire dall’ombra, significa volare incontro al sole.

Alleluja. Alleluja

Risorgere significa svegliarsi da un brutto sogno.

Svegliamoci Amici, il sole è nel cielo, questo nuovo giorno è risorto con Lui.

Un uomo migliore si svegli con noi Alleluja, Alleluja, Alleluja.

Si tratta di una delle canzoni di “Camminiamo nella speranza”, la raccolta di canti per la Messa di Pasqua scritti dal Maestro Marcello Giombini. 

La memoria è scossa dall’emozione e potrebbe avere qualche incertezza. Ricordo che a Miglianico venne cantata a Pasqua del 1977. Non avevamo lo straordinario Coro Polifonico che da qualche anno dona l’impareggiabile commento alle liturgie della nostra Parrocchia. Allora c’era il coro dei nostri giovani, delle mie Amiche e dei miei Amici. Potrei elencare i loro nomi e commetterei uno o due errori al massimo. Dirigeva mio fratello Guglielmo che suonava la tastiera, c’erano Peppino Sarra alla chitarra, Silvano Sciarra alla batteria e forse anche qualcun altro. Poi c’eravamo noi, quelli fuori dal coro, che ci intrufolavamo in chiesa o aspettavamo fuori che le prove finissero. 

Erano serata spassose e allegre. L’impegno di chi provava era inframezzato da scherzi, capricci, amoreggiamenti, chiacchierate. Dopo le prove le serate si prolungavano per il tempo che ciascuno poteva rimanere tra impegni di studio, controlli familiari e piccole fughe a due. 

La Santa Messa di Pasqua era il momento della verità per chi tanto aveva provato. Era anche il momento degli scuotimenti di testa di chi non aveva ancora accettato la musica beat in chiesa. Il Concilio Vaticano II aveva già compito quattordici anni e i cambiamenti non erano stati immediati.

Da noi tutto veniva fatto sotto la guida vigile e intelligente di don Vincenzo, quindi con rigore, serietà e anche qualche piccola eccezione tollerata da quel gran cuore di uomo e di sacerdote che è stato il nostro don Vincenzo.   

A novembre di quell’anno, viaggiando sulla sua 500, con Maurizio Gubbiotti, detto Baffone, come il padre Egisto, alla volta di Pianello (Perugia) dove si era trasferito da poco, tolsi dal registratore a pile la cassetta di Vasco Rossi e misi quella con la registrazione (molto improvvisata) delle prove generali di quel coro parrocchiale nel quale lui aveva appassionatamente fatto la sua parte. Maurizio cantò a squarciagola gonfiando di canto quella piccola utilitaria. Così, cantando il Gloria e il Santo, riuscì a nascondere tutta la sua fresca ma profonda nostalgia di ex-Miglianichese e quella grande commozione che era stata la corda fatta vibrare nel nostro chiacchierare fino alle svolte di Colfiorito.

Quelle canzoni ci sono rimaste dentro come tutte le cose belle della stagione verde e fiorita. 

L’Amicizia sincera nata e fortificata in quel tempo dura come tutte le cose che non possono essere corrose dal tempo e dal male. 

Qualcuno di noi, di quelli che quarantuno anni fa c’erano, forse, come me, avvicinandosi alla Santa Pasqua sentirà ritornargli e frullargli nella testa quel “Risorgere significa rinascere” della nostra gioventù. Forse no. Forse gli verrà in mente mentre starà leggendo questa Letterina (casomai anche cliccando qui) e ritroverà i colori di quei giorni, i vestiti nuovi, il chiacchierare fitto e le telefonate per metter su la scampagnata del lunedì, il palpito di un innamoramento, la delusione per uno sguardo non incrociato, tanto altro che sembra lontano solo se si sta a far di conto con un calendario. Questa emozione non può essere strappata come foglietti di un datario.   

Buona Domenica!

Buona, serena e Santa Pasqua!